Daniela Attilini
parla del suo libro
"accendi la TV, sono le otto"
Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ero su un autobus in Alto Adige e un turista sardo ha chiesto informazioni
al conducente tirolese. Ho assistito ad una conversazione surreale
e ho pensato che i miei genitori vengono proprio da quei due mondi
cosi’ lontani. Eppure sono riusciti a incontrarsi. Li’
mi e’ venuta l’idea di buttar giu’ qualcosa. Poi,
scrivendo, mi sono resa conto che mio padre e mia madre non sono stati
solo spettatori della storia di questo paese ma protagonisti (soprattutto
per il loro stretto rapporto con il mondo della televisione) come
lo sono state d’altronde una marea di altre persone “dietro
le quinte” di cui nessuno leggera’ mai i nomi.
Qualcuno dice che si scrive per lasciare qualcosa… ma a chi
poi? Dovremmo sotterrare i nostri scritti in botti di acciaio e dare
un po’ di lavoro agli archeologi del 4000.
E poi, a dirla proprio tutta, ho scritto questo libro per me stessa,
per provare a fermare un po’ il tempo, un tempo che ha macinato
una miriade di cose nel giro di due generazioni, con una velocita’
tale da farmi domandare se i nostri fisici e le nostre menti siano
in grado di continuare a reggere questi ritmi e a digerire tutto,
tanto da farmi guardare mia nonna come fosse un antico dinosauro che
mi e’ ancora accanto per qualche strana alchimia e tanto da
farmi raccontare, in un piccolo libro, alcune tappe di questa corsa
in un momento in cui la televisione compie appena 50 anni e sembra
in realta’ essere sempre esistita.
E’ forse, il mio, un vano tentativo di prendere distanza da
questa confusione, allontanare l’obiettivo per fotografare meglio.
Qual e’ la parte che preferisci tu?
Forse quella che non ho scritto. Ti rendi conto dopo che avresti voluto
buttare dentro un sacco d’altre cose, che pero’ forse
non avrebbero interessato nessuno e che forse e’ giusto tenere
per me. Ma, visto che questa non e’ una risposta alla domanda,
la parte che preferisco e’ “Zabaione” e “Roma
e la Luna” e il pensiero di quelle pagine tra vent’anni.
Si puo’ avere nostalgia del futuro?
Qual e’ il tuo autore di riferimento?
Leggo molto e non credo di avere un unico autore a cui fare riferimento.
Se sto scrivendo qualcosa mi sveglio la mattina e butto giu’
quello che ho in testa seguendo l’umore di quel momento. Poi,
quando rileggo, mi rendo conto che l’intero testo e’ uno
schizofrenico miscuglio ma ci sono dentro io, esattamente cosi’
come sono. E in quel miscuglio mi accompagnano a tratti Maurizio Maggiani
e il coraggio del suo pettirosso, le descrizioni di Italo Calvino
e gli sfoghi di Russel Banks vomitati da Chappie ne “La legge
di Bone”. Mi piacerebbe molto avere la capacita’ provocatoria
di Jose’ Saramago ma per ridimensionare le mie mire diciamo
che il criticatissimo e commerciale Dave Eggers con “Opera struggente
di un formidabile genio” puo’ andare bene!
E il libro che avresti voluto scrivere?
Utz di Bruce Chatwin. Quel libro ha una poesia, un’armonia,
una magia che difficilmente potro’ dimenticare. Da poche pagine
esce la figura di un personaggio meraviglioso la cui vita e’
scandita dalle vicende di una collezione di statuine, in un periodo
storico (la seconda guerra mondiale) e in una citta’ (Praga)
difficili. Eppure lui riesce a lasciare le peggiori atrocita’
sullo sfondo, chiuso in quel piccolo mondo in cui il suo Pulcinella
di porcellana rimarra’ sempre con la manciata di spaghetti sospesa
sulle labbra. Non e’, in fondo, quello che sognamo tutti? Un
rifugio dove isolarci e perderci?
Tu fai radio e televisione. Visto il lavoro che fai ti
piacerebbe scrivere per il cinema?
Oddio. Questa domanda mi fa pensare a quelle che si fanno alle candidate
Miss Italia del tipo “Dopo vorrai fare l’attrice?”.
Per ora voglio fare una buona televisione e continuare a scrivere,
poi si vedra’. Dovrei essere mediamente nel mezzo del cammin
di nostra vita, ma considerando i progressi in campo medico potrei
avere ancora una speranza di vita sufficiente per maturare diverse
evoluzioni.
Il prossimo libro che vuoi scrivere?
Bene, saro’ sincera. E’ ora di giocare a fare la scrittrice
seria e di pensare un po’ anche ai soldi (soprattutto per non
vedere il mio editore con le braccia a brocca e il piedino tamburellante).
Quindi dovro’ davvero mettercela tutta per partorire qualcosa
che batta gli incassi del libro piu’ venduto di questi tempi:
la raccolta di barzellette di Totti.
So che l’impegno mentale sara’ estenuante e non so se
sopravvivero’ (per fortuna stanno uscendo in edicola i volumi
dell’enciclopedia di La Repubblica) ma che volete fare? Le sfide
mi sono sempre piaciute.