<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Michele Arpino Prospettiva editrice
 


Michele Arpino
parla di sé

Intervista apparsa su www.paginazero.info
A cura di Mauro Daltin

 

Da quanto tempo scrivi?
Ho cominciato a fare arte da quando ho capito di non poterne fare a meno. Ed ho capito di non poterne fare a meno da quando ho cominciato a farla. Tutto il resto é superfluo.

Che genere? Poesia, racconti, romanzi?
Tutto. Non mi sono mai posto limiti.

Ti ricordi il tuo primo racconto?
Sì. Avevo 14 anni. Si trattava di un racconto fantastico, in un’ambientazione desertica, da fine del mondo. Uomini venuti dal futuro, grazie ad una macchina del tempo, cercavano spasmodicamente di uccidere i se stessi del passato (cioè il presente del racconto) per evitarsi il dolore delle proprie morti future. Una sorta di eutanasia atemporale : perfetta sintesi del « prevenire è meglio che curare ». Ho lasciato cadere l’idea dopo circa venti pagine. Avevo l’impressione di stare scrivendo una versione meno avvincente della sceneggiatura di “Terminator”.
 
Hai pubblicato su alcune riviste. Pensi che siano buoni trampolini di lancio per uno scrittore esordiente?
Dipende dalle riviste. Dipende dalle condizioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di collaborazioni a titolo gratuito. Trovo avvilente questo concetto, giacchè nasce dal presupposto che uno scrittore debba sentirsi appagato dal solo fatto di essere pubblicato. In realtà, dietro ogni opera scrittorica degna di essere pubblicata, ci sono ore di lavoro, fatica, sudore, svuotamento emozionale : possibile che tutto questo non abbia un prezzo, non meriti un piccolo risarcimento ? E non sto parlando di migliaia di euro. Parlo di una piccola ricompensa, economicamente simbolica, che riconosca e premi l’impegno di uno scrittore, come un qualunque altro lavoratore, come un qualunque altro offerente di un libero mercato. I sogni e la passione restano intatti, questo è chiaro, ma almeno concretamente ci sarebbe qualcosa che dia un senso ai nostri fragili castelli di parole. Una proposta, che è anche uno slogan : « Meno soldi per gli stipendi dei politici e piu’ soldi per gli scrittori che pubblicano sulle riviste ».

E i concorsi?
Per i concorsi vale lo stesso discorso. Nella maggior parte dei casi devi pagare solo per partecipare alla selezione: il gioco non vale la candela. Inoltre, troppo spesso, ci sono dei favoritismi patronimici e viene premiata una certa banalità mediocre. Versi come : « L’uccellino cinguetta sull’albero/ Io sono felice come un girasole in un prato » continuano tristemente a vincere su versi meno bucolici, meno melliflui, piu’ sperimentali e coraggiosi. La stessa cosa vale per i racconti ed i romanzi.
 
Oltre a scrivere, sei anche un disegnatore e un fumettista. Si può in qualche modo associare il tuo tipo di scrittura alla creazione di un disegno o fumetto? Quali assonanze trovi tra le due forme espressive?
Ce ne sono tantissime. Tutte queste differenti arti, per quanto mi riguarda, si manifestano attraverso lo stesso impulso, nascono dalla medesima scintilla creativa. Che si tratti di una matita, di un pennarello, del colore o della tastiera di un computer, il principio resta lo stesso. Come diceva Machiavelli: “Il fine giustifica i mezzi”. Per me il fine resta invariato ed è imprescindibile: si tratta di fare arte. I mezzi per arrivarci sono infiniti ed in continua evoluzione...
 
Generi di conforto quando scrivi?
Sigarette, caffè, caramelle alla menta e droghe leggere.

Quattro libri che se non ti hanno cambiato la vita, ti hanno aperto gli occhi o modificato il modo di pensare...
Fiesta (o il sole sorge ancora) di Hemingway, Il castello di Kafka, Mexico city blues di J. Kerouac e Il pendolo di Foucault di Umberto Eco.

Hai qualcosa in cantiere a cui stai lavorando? Quale sarebbe la casa editrice e la collana più affine per te e per le tue opere?
Sì. C’è un romanzo che ho cominciato a scrivere da qualche mese. Si chiama « Neutro ». E’ molto autobiografico. Parla della nascita e dell’evoluzione della mia neutralità rispetto a diversi aspetti della vita. Non è un caso che io abbia cominciato a partorirlo in Svizzera, paese neutro per eccellenza, nel quale mi sono trasferito ormai da più di due anni. Ho già scritto quaranta pagine, ma per il momento mi sono fermato, giacchè sono nel pieno della preparazione di due differenti esposizioni di miei disegni che si terranno tra qualche settimana.
Per quanto riguarda la casa editrice più consona alla pubblicazione del mio tipo di letteratura, risponderei pirandellianamente: “Una, nessuna, centomila”...

 

Che idea ti sei fatto della letteratura esordiente in Italia? Ci sono spazi sufficienti?
Nella mia stanza di spazio ce n’é. Questo mi basta…