Alessandro Acito
parla del suo libro
"Fra Ginepro da Pompeiana. Storia di un frate fascista "
Cosa si prova a veder pubblicato il proprio libro?
È un’emozione forte soprattutto a causa delle vicissitudini che hanno accompagnato questa pubblicazione. Prospettiva era la quarta casa editrice ad interessarsi all’argomento che sapevo essere interessante e stimolante, ma purtroppo non vedere concretarsi questa possibilità mi aveva assuefatto all’inedizione. Ora mi vengono in mente ogni giorno seimila argomenti da pubblicare in cartaceo. Mi piacerebbe scrivere un romanzo.
Quale esperienza ha del mondo editoriale?
Come lettore vasta, come scrittore una. O meglio, precedentemente ho sempre conosciuto pubblicazioni collettive come "Ricette africane per italiani golosi" che ha venduto oltre 30.000 copie nel 2004 o il calendario pubblicato quest’anno con un gruppo di amici fotografi e documentaristi con cui ho fondato LibLab e i cui introiti andranno in beneficienza. La pubblicazione di un libro con il mio nome in copertina assomiglia ad uno splendido rituale di maturità.
Cos’è che l’ha mossa a scrivere un libro su un frate fascista?
“Fra Ginepro da Pompeiana, storia di un frate fascista” è stato il mio argomento di tesi all’Università anche se vi sono molti elementi atipici. Le fonti sono perlopiù orali e parte della ricostruzione è avvenuta attraverso le opere del frate. Inoltre l’argomento fu scelto in autonomia senza imposizioni e compromessi cattedratici. Durante gli studi universitari era cresciuto il mio interesse per il filone del cosiddetto “nazismo esoterico”. Mentre cercavo una storia, o meglio, un personaggio che mi permettesse di indagarne le ripercussioni nell’Italia della RSI, mi imbattei in un articolo degli Annali della Fondazione Micheletti di Brescia che parlava brevemente di questo frate ligure e dei suoi comizi nelle piazze del Nord Italia negli anni tra il 1943 e il 1945. Seppur lontano dal nazismo esoterico, questo francescano mescolava politica e misticismo e soprattutto, dopo una serie di approfondimenti, aveva pubblicato una quarantina di libri con cui ricostruiva il suo connubio Chiesa-Fascismo visuuto sempre in prima linea. Mi chiesi come era potuto accadere di non aver mai incontrato nella storiografia del periodo alcuna menzione di questo personaggio così popolare. Per questo Fra Ginepro da Pompeiana è sotto molti aspetti un inedito.
Dopo aver scoperto che esisteva un’associazione Amici di fra Ginepro, mi recai da loro e così divenne facile recuperare tutti i libri del frate e una serie di testimonianze orali altrimenti irraggiungibili. Tutto questo fatto senza alcuna lettera di presentazione da parte del mio relatore.
Il percorso di documentazione fatto di incontri ha modellato il racconto che tende verso l’oggettività storiografica e, rileggendolo, mi sembra alquanto adatto a essere rielaborato come una sceneggiatura.
Ritiene che la pubblicazione sarà accolta bene?
Credo e soprattutto spero di sì, anche perché è attesa da una serie di persone che mi hanno aiutato nella sua compilazione. Pierfranco Malfettani, factotum della sopra citata associazione, ha già espresso il suo parere positivo. Auspico che questa pubblicazione sia foriera di discussioni. Per questo cercherò di assecondare tutte le richieste di conferenze che arriveranno.
Pensa già a scriverne altri?
Ogni giorno da vent’anni a questa parte ho in testa una storia diversa da raccontare. Mi piacerebbe sicuramente raccontare alcune storie di migrazioni transoceaniche italiane che hanno ancora molto peso oggi. Oppure dedicarmi a un romanzo collettivo. Sto chiaramente parlando di un libro. Per il resto mi dedico sempre al videodocumentarismo. Come detto precedentemente, srebbe bello sceneggiare fra Ginepro perché è un personaggio da raccontare in chiave massmediatica. Sì come mi piacerebbe poter scrivere per alcuni programmi televisivi che raccontano storie. A dire il vero non sono moltissimi a farlo con qualità e utilità, ma già collaborare con La Storia siamo noi o Blu Notte sarebbe per me alquanto gratificante.
Quale posto ha il successo nella sua considerazione?
Il successo che cosa è? Perché credo che se per successo si parla di realizzazione con clamore dei propri progetti, possa essere un ottimo lubrificante per oliare quei meccanismi arrugginiti che autori e creativi di questo paese conoscono bene Dto che li affrontano ogni volta che scrivono o ideano qualcosa. Se successo è fama in quanto tale, frenetica e illusoria circolazione del proprio nome, allora credo sia solo distraente e illusorio.
Quali letture predilige?
Trovo geniale a livello di produzione il fenomeno WuMing che deve essere emulato. Per il resto sono onnivoro e mi nutro di didattica, saggistica, romanzi, racconti. Sono sentimentalmente legato a John Fante e a a Jack London. Ultimamente sono rimasto impressionato da “Pastorale Americana” di Joseph Roth. Mentre per quel che riguarda gli storici è esemplare Carlo Maria Cipolla per la capacità di divulgare fenomeni complessi. In genere, nella saggistica, stimo chi riesce a far comprendere senza banalizzare.
Visto che il suo campo di attività non è solo quello librario, ma anche audiovisivo e fotografco, quali sono in genere i suoi autori preferiti?
Potrei sintetizzare con un nome legato a ogni campo di attività. Potrei dire Salgado per la fotografia, Lars von Trier e, ultimamente, Michel Gondry per il cinema, gli assemblage di Tinguely o le installazioni di Fontana. Ma sono talmente tanti i frammenti da cogliere che ci vorrebbe una vita per osservare e studiare ed un’altra comprendere. Trovo così difficile preferire una cosa a un’altra con tutta la produzione di qualità che oggi è possibile rimediare.