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Danzadelsé

Luciana Vasile

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ISBN: 978-88-7418-783-6

12,00 €

BrainGNU 8 | p.130 | ed. aprile 2012

"… questo è un libro introspettivo, e vorrei dire quasi introflesso. … non so se con soddisfazione o preoccupazione, per l'autrice e per il prefatore, ho trovato nelle sue riflessioni, nei suoi ricordi, nei suoi giudizi una larga e profonda sintonia.
… è una specie di diario interiore che si affaccia appunto nel sé.
Certo, non mancano precedenti, ci sono state estrose variazioni del modello proustiano.
… sul filo dell'autenticità, si avverte il percorso verace di un'anima…"
Prefazione di Marcello Veneziani

Un percorso del protagonista io narrante, un viaggio caratterizzato dal suo movimento dentrofuori- oltre il fuori: dalle profondità recondite dell'anima fino ad una visione che si fa forte di varie esperienze e trova senso
ad ogni cosa nella ricerca e nell'incontro con l'Altro.
Le storie che si susseguono partono da L'Infanzia con il racconto battistrada Ho ballato per Paparone, per procedere
attraverso La Maturità, e spiccare infine il volo verso L'Oltre (viaggi nella povertà).
Nell'ultimo paragrafo il ritorno al racconto iniziale segna simbolicamente la chiusura del cerchio.
Quelle emozioni sentimenti aneliti diventano il punto di approdo del cammino di una vita.

vasilemin
Luciana Vasile, nata a Roma, è architetto. Nel 2002 il desiderio di attività nel volontariato l'ha portata in Nicaragua per sei mesi, dove, oltre a progettare e realizzare numerose costruzioni, ha scoperto il piacere di scrivere.
Esordiente nel 2004 in Concorsi Letterari per inediti, ha conseguito oltre centoventi premi nella prosa e nella poesia.
"Per il verso del pelo", suo primo romanzo (2006), ha ottenuto riconoscimenti in otto premi letterari. E' membro del P.E.N. Club, Associazione Internazionale degli scrittori.

Ho ballato per Paparone

Dai nonni materni andavo in visita nella casa che mi aveva accolto fin dai primi giorni di vita, ma dove non abitavo più da qualche tempo. 
In quegli anni frequentavo le scuole elementari. Con la mia famiglia vivevamo allora in una villetta in periferia, a nord della città, con giardino orto pollaio conigliera piccionaia; gattini appena nati sotto cataste di legna appoggiate al muro di cinta; un cane lupo sempre legato che, una volta liberato dalla catena, mi inseguiva al galoppo ansimando minaccioso, sbavando… che corse! Il cuore batteva forte suonando a martello sulla cassa toracica, scandendo quelli che mi apparivano come gli ultimi attimi della mia esistenza. Riprendeva lentamente il suo ritmo una volta guadagnato un riparo dietro una porta. Il volto accaldato, lo stomaco in subbuglio. Forse Buchy, così si chiamava quella brava persona (come dice un caro amico alludendo alla specie canina), voleva solo giocare, ma non ero in grado di capirlo. 
La meravigliosa nonna Raffaella (poi mutata la buccia in Nonnella per quelli che sarebbero stati i pronipoti) era spesso con noi, in quella casa che poteva sembrare una torretta con i quattro piani di piccola metratura. Anzi aveva proprio una sua stanza quando si trasferiva per giorni, anche settimane. Lasciava marito e figlio, convocata dalla mamma con un sos che non dava adito a repliche: «I bambini hanno la febbre!». In effetti la nonna mai replicava, lei che aveva insegnato lettere per quarant'anni. Riusciva con le sue fantastiche storie vere a farci stare a letto anche quando eravamo convalescenti e quindi ormai scalpitanti, vogliosi di aria aperta. 
Le sue grandi mani lisce dalle dita squadrate accompagnavano con gesti eloquenti, che tagliavano l'aria, il suo raccontare di "quando era piccola". Gli occhi piccoli e celesti lampeggiavano divertiti dalle sue stesse parole. 
Spesso c'erano richieste di repliche dei passi più salienti, la sette bis o la undici ter, variazioni sul tema, episodi narrati mille volte ma per i quali si reiterava la suspense o il colpo di scena che ci sembrava sempre nuovo e inedito. 
Non era vero, ma ci piaceva crederlo e farglielo credere in modo che non si stancasse e ritrovasse sui nostri volti stupiti, a volte spaventati dagli strabilianti eventi, nuove fresche energie. Si sa, i bambini hanno una memoria da elefante ma sanno anche fingere, inconsapevolmente consapevoli che quel che conta, per un artista di chiara e indiscussa fama, sia il pubblico. 
La nonna ci amava… amor che a nullo amato amar perdona… guai a chi ci toccava la nonna! 
La sua compagnia era preziosa, con nessun altro al mondo, io almeno, stavo meglio. 
Lei tollerava i miei limiti, i miei difetti, mi incoraggiava con la sua accettazione o con il suo incitamento e continuo aiuto. Mi trattava da sua pari, un rapporto di profondo reciproco rispetto. Non faceva smancerie con manifestazioni esteriori di baci e carezze, a volte così retoriche noiose e false nei confronti dei bambini. 
Molto di più, era leggera.
Accanto a lei mi sentivo più fiduciosa in me stessa. Con lei non ero timida come con il resto del mondo, riuscivo talvolta ad aprirle il mio cuore, a parlare, a non sentirmi inadeguata, sicura di essere compresa. Muta e introversa, straniera con gli altri, tutto sommato anche con i fratelli, seppur con loro molto giocassi in giardino scalmanandomi nelle ore di libertà dallo studio e nei periodi di vacanza. Volteggiavamo sui pattini a rotelle, litigavamo giocando a ping-pong, ci sbucciavamo urlando le ginocchia cadendo dalla bicicletta, e… il monopattino, la campana… bruco… sarà…

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