Morire nella Grande Guerra Vedi a schermo intero

Morire nella Grande Guerra

Andrea Rebora

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ISBN: 978-88-7418-734-8

12,00 €

Costellazione Orione 72 | p.192 | ed. maggio 2011

Gli eventi bellici della prima guerra mondiale determinarono un'immane carneficina con milioni di caduti. L'esperienza più tragica e ricorrente di chi ebbe in sorte di prendervi parte fu la coesistenza, continua e forzata, con la morte. Le testimonianze dei combattenti sono state utilizzate dall'autore per ricostruire i molteplici aspetti che il fenomeno assunse nel corso del conflitto, soprattutto in relazione alle peculiarità che caratterizzarono la Grande Guerra. Il tema della morte è stato analizzato nella sua realtà oggettiva ma anche, e soprattutto, nelle immagini soggettive formulate da soldati e ufficiali che vissero in prima persona vicende destinate a rimanere impresse per sempre nella memoria dell'umanità. I resoconti scritti e orali dei protagonisti, dopo quasi un secolo, non hanno perso la straordinaria capacità di descrivere con grande efficacia gli orrori della guerra.

Andrea Rebora è nato a Torino nel 1969 ed è laureato in Scienze Politiche. Si è sempre occupato con passione di ricerche storiche e per il settimanale "La Nuova Periferia" ha curato una serie di interviste a reduci e testimoni della seconda guerra mondiale. Nel 2009 ha pubblicato con Prospettiva Editrice il volume "Carri Ariete combattono", ricostruendo le vicende della divisione corazzata sul fronte nordafricano.

Questo libro tratta dell'esperienza più tragica e ricorrente nelle memorie di chi prese parte alla prima guerra mondiale, quella della morte. Le testimonianze dei combattenti sono state utilizzate come base per l'esame dei vari aspetti che il drammatico fenomeno assunse nel corso del conflitto, soprattutto in relazione alle peculiarità della Grande Guerra. Si è quindi tentato di analizzare il tema della morte nella sua realtà oggettiva ma anche, e soprattutto, nelle immagini soggettive formulate dai testimoni. 
Ai fini della ricostruzione storica i resoconti di quanti furono direttamente impegnati nelle operazioni di guerra non sono stati considerati meno importanti dei documenti di carattere prettamente militare o dei dati statistici concernenti i paesi belligeranti. Con il termine combattenti si sono voluti accomunare tutti coloro che, sia pure con ruoli ed implicazioni differenti, tra il maggio 1915 e il novembre 1918 parteciparono alle vicende belliche sul fronte italo-austriaco. Quanti fecero parte delle truppe schierate al fronte, furono esposti al pericolo e vissero a livello personale la terribile esperienza della guerra sono stati dunque inglobati nella predetta definizione di combattenti. 
Già nel 1930 Jean Norton Cru nel suo volume "Du tèmoignage" affermava che le testimonianze dirette erano indispensabili per effettuare una ricostruzione storica davvero vicina alla realtà ed ogni singola esperienza poteva essere significativa. Secondo l'autore francese, se la storia si voleva occupare dei fatti reali e non di quelli immaginari, doveva necessariamente tenere conto delle pene, delle angosce, delle frustrazioni e delle interpretazioni della guerra formulate da quanti la vissero in prima persona.
Data la mole delle fonti disponibili ci si è dovuti limitare a prendere in esame le più note opere memorialistiche e letterarie ed alcune delle più significative raccolte di testimonianze, scritte ed orali, dei soldati italiani. La prima guerra mondiale ha infatti prodotto una grande abbondanza di resoconti bellici, soprattutto in raffronto alla penuria di quelli relativi ai conflitti precedenti. Ciò fu principalmente dovuto a tre distinti fattori; in primo luogo il numero dei mobilitati, nettamente superiore a quello degli uomini impiegati nelle lotte del XIX secolo; inoltre l'elevata età media dei combattenti e, tra questi, la discreta percentuale di intellettuali favorì indubbiamente una produzione di carattere memorialistico piuttosto vasta.
Diari, lettere, riflessioni, resoconti orali e romanzi compongono l'insieme delle testimonianze di guerra utilizzate. Nessuna di queste fonti immette a un'esperienza bellica "assoluta"; ma ciascuna, secondo le proprie peculiarità ed i propri limiti, consente di illuminare aspetti significativi della condizione dei protagonisti reali della Grande Guerra. Malgrado le differenze di impostazione, di taglio e di livello sia comunicativo che letterario riscontrate tra i vari contributi presi in esame, ogni aspetto delle testimonianze di guerra si è rivelato importante nel fornire dati e spunti inerenti il tema trattato. 
Il diario vero e proprio, tenuto e ritmato con scansioni giornaliere in contemporanea agli avvenimenti, fu solo una e forse neanche la più frequente delle forme assunte dalla memorialistica del primo conflitto mondiale. Da questa ne derivarono altre che, attraverso la rielaborazione di appunti presi nel corso degli eventi, giunsero fino alla memoria vera e propria scritta talvolta a distanza di alcuni decenni, sia pure come fissazione di un racconto orale già ampiamente collaudato nelle cerchie parentali ed amicali. Di conseguenza fu inevitabile la differenziazione tra la dimensione del diario contemporanea all'evento e sospesa sugli interrogativi dell'immediato futuro e quella più distesa e nello stesso tempo "ricapitolatrice" delle memorie scritte dopo un più o meno breve lasso di tempo: in un letto di ospedale, in prigionia oppure, più tardi ancora, a guerra finita.

Voto 
Andrea G
22/04/2013

Una visione unica dai campi di battaglia della prima guerra mond

Andrea Rebora ancora una volta - dopo Carri Ariete combattono - scende sul campo di battaglia e racconta la storia dalla parte dei soldati. Morire nella Grande Guerra è uno spaccato di vita, tragedia e terrore; quello vissuto dai soldati nelle trincee del Carso.

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