La teoria dei media nel pensiero di Anders Vedi a schermo intero

La teoria dei media nel pensiero di Anders

Alessio Nencioni

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ISBN: 978-88-7418-616-7

12,00 €

Costellazione Orione 60 | p.64 | ed. luglio 2010

Autore poco noto e non sufficientemente apprezzato, Günther Anders ha precocemente intuito i profondi mutamenti antropologici prodotti dai media, di cui coglie tra l'altro la capacità di costruire e sostituire la realtà, di penetrare nelle coscienze e di isolare e passivizzare i soggetti. Ben venga dunque un libro sul suo pensiero che ne mostra il carattere acuto e precursore delle più sofisticate teorie contemporanee dei media, da McLuhan a Bourdieu a Baudrillard.


Elena Pulcini
PROF. ORDINARIO DI FILOSOFIA SOCIALE
DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA DI FIRENZE

Classe 1982, nato a Empoli, residente in provincia di Firenze. Dottore in filosofia (Università degli Studi di Firenze). Autore di narrativa e saggistica, dedito anche alla sceneggiatura. Collabora per il portale "teatrionline" con recensioni teatrali. Vincitore del primo premio (2007) indetto dalla casa editrice "Altre Righe", pubblicato il racconto Caffè e Camomilla (2009). Musicista nella band Gamera2. Coautore e aiuto regista dello spettacolo teatrale "Pietre. Il gioco del Mondo" in occasione del giorno della memoria 2010

http://nencioni.altervista.org/.

Ciò che colpisce immediatamente della trattazione andersiana, per quanto concerne lo studio dei media (in special modo radio e televisione), è senza dubbio la data di pubblicazione dell'opera L'uomo è antiquato (vol. 1), ovvero il 1956. Va detto quindi, per comprendere la precocità delle tesi esposte, che in quello stesso anno per la prima volta si trasmetteranno in mondovisione le VII Olimpiadi invernali; una tecnologia quindi, quella radiotelevisiva, che doveva ancora esprimere le sue autentiche potenzialità. Sorprende come sia possibile, almeno in parte, riallacciare il pensiero di Anders alle più recenti riflessioni sui nuovi media legati allo sviluppo informatico.
Questo lavoro si prefigge in sostanza di riproporre sistematicamente i punti salienti della teoria dei media andersiana, utilizzando anche il volume secondo de L'uomo è antiquato, dove l'argomento pur non metodicamente esposto, è rintracciabile nei diversi saggi che vanno a comporre il testo. Al fine di ampliare la discussione, e soprattutto di dimostrare il carattere precursore e innovativo dell'analisi antropologica e sociale del filosofo, si è fatto ricorso ad alcune importanti opere successive, tratte dall'ampia letteratura riguardante la tematica in questione.
Il primo capitolo, dal carattere prettamente introduttivo, delinea la peculiare prospettiva ermeneutica di Anders, capace di rilevare l'autentica natura del medium in senso generale. Il suo metodo filosofico, espositivo e radicale, tenta di svelare gli inevitabili ma celati mutamenti dell'animo umano operati dalle nuove tecnologie, il cui progresso incontrollato è fonte di un patologico "dislivello" tra le nostre diverse facoltà. 
Superando il limitante e fuorviante concetto di "mezzo", inapplicabile agli strumenti di comunicazione, Anders inquadra la problematica in chiave antropologica considerando il mondo di "fantasmi", trasmesso dai canali mediatici, alla stregua di nuove porzioni di realtà. Autore di riferimento in questa prima sessione è Marshall McLuhan, in particolare per quanto concerne la propedeutica divisione concettuale tra contenuti emessi e media utilizzati, quest'ultimi risultano possedere caratteristiche intrinseche, che ne contraddistinguono indelebilmente l'utilizzo. 
Per quanto riguarda il secondo capitolo, ci soffermiamo su quelle che sono le conclusioni andersiane riguardo alla riconfigurazione della sfera sociale, operata dal consumo mass mediale. Si espongono qui i concetti fondamentali che emergono nella seconda parte de L'uomo è antiquato: massificazione, atomizzazione dell'individuo, asservimento conformista ecc.
Soffermandoci sul fattore di penetrazione domiciliare del medium televisivo, prendiamo in esame i temi inerenti l'isolamento del soggetto, la sua condizione di perpetuo voyeur e gli effetti dell'incessante monologo mediatico per quanto riguarda linguaggio e comunicazione. Ricordiamo inoltre come Anders sia stato tra i primi ad introdurre una metafora "liquida" per descrivere l'emissione radio-televisva, constatandone l'ontologia ambigua e gli stretti legami con la logica consumistica di mercato.
La terza parte invece, raccoglie le riflessioni riguardo alle impostazioni dei contenuti trasmessi, in particolare alle tecniche atte a coinvolgere il massimo numero di clienti-spettatori, come il cosiddetto parametro di "familiarizzazione". Approfondendo questo punto, abbiamo preso a riferimento il testo di Pierre Bourdieu Sulla televisione, dimostrandone le analogie con le teorie del filosofo, riguardo l'analisi di tutte quelle forme di "censura invisibile" perpetuate dal medium televisivo, atte ad attrarre e al contempo conformare lo spettatore inconsapevole. 
In conclusione, nel quarto e ultimo capitolo ci siamo concentrati sulle posizioni più estreme, e per questo motivo maggiormente interessanti alla luce degli ultimi sviluppi delle tecnologie telematiche. Non solo l'essere umano subisce un profondo e irreversibile mutamento, causa il "morbido" regime tecnocratico, ma è la realtà stessa che si trasforma, secondo le direttive e i canoni propri della "riproduzione" mediatica. Importante in questo caso il parallelismo con il pensatore contemporaneo Jean Baudrillard, nel quale riscontriamo importanti analogie per quanto riguarda il tema della "sostituzione" del reale da parte dell'incessante e totalizzante flusso mass mediale.

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