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J.G. Ballard. Il futuro quotidiano

Simone Brioni

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ISBN: 978-88-7418-656-3

14,00 €

Costellazione Orione 67 | p.150 | ed. aprile 2011

I più grandi sviluppi dell'immediato futuro avranno luogo non sulla Luna o su Marte, ma sulla Terra, ed è lo spazio interiore, non quello esterno, che deve essere esplorato.
J.G. BALLARD

James Graham Ballard (1930-2009) è stato uno degli scrittori più eclettici e visionari del nostro tempo, autore di alcuni romanzi di culto come High Rise (1975), Crash (1973) e The Atrocity Exhibition (1970). Intersecando alcune delle linee teoriche tracciate da Jean Baudrillard, questo saggio si concentra proprio su quest'ultima opera, capolavoro della sperimentazione letteraria post-moderna in lingua inglese. The Atrocity Exhibition introduce alcuni dei temi cardine della successiva produzione dell'autore e ha il merito di spostare l'attenzione della produzione fantascientifica sul presente piuttosto che su un ipotetico futuro, mettendo in rilievo le profonde contraddizioni della società dei consumi.

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Simone Brioni è dottorando e insegna presso l'Università di Warwick, nel Regno Unito. Si è occupato di letteratura postmoderna inglese e americana, ed ha pubblicato saggi sulla letteratura postcoloniale e della migrazione italiana. Ha tradotto in inglese i volumi Giovanni Fontana: Testi e Pretesti (Brescia, Fondazione Berardelli, 2009) e Lamberto Pignotti: La poesia ve lo dice prima, la poesia ve lo dice meglio (Brescia, Fondazione Berardelli, 2010). È curatore e organizzatore di OLTREilMARginE: Festival di Letteratura e Migrazione di Brescia e ha diretto i documentari La Quarta Via (ITA, 40', 2010) e Aulò (ITA, 40', 2011).

Perchè scrivere un saggio su Ballard? Wu Ming 1 nel saggio sulla New Italian Epic scriveva «La contemplazione allucinata della società dei consumi e del linguaggio che la descriveva ha espresso tutto quanto poteva esprimere (difficile, o meglio implausibile, andare oltre J. G. Ballard) ». Condivido, ma quanto del messaggio di Ballard è effettivamente arrivato al pubblico italiano? Certamente non abbastanza, e questo volume vuole contribuire nel suo piccolo a questa lacuna.

Quali sono i legami di Ballard con l'Italia? Bhe, La mostra delle atrocità (The Atrocity Exhibition), è un testo fondamentale per riflettere sull'influenza dei media in politica, un elemento imprescindibile per capire l'Italia di oggi. Prima di iniziare a scrivere su Ballard mi sono chiesto molte volte quale potesse essere il ruolo di un critico letterario nell'era del Berlusconismo, e questo libro vuole rispondere in maniera indiretta a questa domanda. Del resto, come Ballard aveva affermato in tempi non sospetti «la peggior cosa che potrà succedere è che l'Italia venga trasformata in un gigantesco telequiz, che banalizzi tutto», cosa che si è verificata. 

E poi c'è il futurismo. In questi anni si è assistito da un lato ad una demonizzazione di questa avanguardia per via dei suoi contatti con il fascismo, dall'altro si sono viste, nel 2009, celebrazioni incondizionate e di dubbio gusto con l'anniversario dei 100 anni dalla pubblicazione del manifesto. Forse una lettura critica del futurismo potrebbe iniziare proprio da Ballard?

Qui stai parlando di Ballard come di un critico e non come un autore di fantascienza qual è..... Rispondo citando il saggio di Wu Ming 1: « [Come? Se può uno scrittore "fare il critico"? Scusi, eh, ma Lei dov'è stato negli ultimi tremila anni? Non c'è quasi autore del "canone occidentale" [chiamiamolo così per capirci, sappiamo bene che non è equo] che non sia stato anche un "critico". Quando la prassi è lo scrivere, difficile distinguerla dalla teoria (lo "scrivere di"). In questo preciso momento faccio lavoro di scrittore. Scrivo queste frasi un romanzo un racconto, sto narrando. ». Penso che dopo aver letto The Atrocity Exhibition non sia possibile disgiungere del tutto questi due aspetti.

Nel saggio presenti Ballard come un autore 'impegnato'. Può esistere impegno nella fantascienza? Eccome, anche se Ballard non è propriamente uno scrittore di fantascienza. Egli è un intellettuale (anche se probabilmente questa definizione non gli sarebbe piaciuta) i cui interessi spesso incontrano questo genere letterario. Come racconta il romanzo L'impero del sole (Empire of the Sun), da cui il regista Steven Spielberg ha tratto nel 1987 un film omonimo, Ballard nacque a Shanghai da genitori britannici e durante la seconda guerra mondiale venne internato con la famiglia nel campo di prigionia giapponese di Lunghua. Poi si trasferì in Gran Bretagna nel 1946. Leggendo la sua opera sembra che in Occidente egli si trovi spaesato di fronte ad un mondo che gli appare familiare solo nella misura in cui gli ricorda la rigida suddivisione spaziale del campo di concentramento o la distanza che separa i cinesi dalla borghesia occidentale a cui la sua famiglia appartiene. I non-luoghi che spesso vengono descritti nei suoi libri mi ricordano più le riflessioni sulla città moderna di Pierpaolo Pasolini che non l'opera di Herbert George Wells.

In questo lavoro si è preferito lasciare le citazioni tratte da opere letterarie di James Graham Ballard in lingua originale inglese. Al contrario, i testi critici nonché i saggi e le interviste dello stesso Ballard sono sempre riportati in italiano. Ove non diversamente specificato, le traduzioni sono ad opera degli autori.

Questa scelta è forse ingenerosa nei confronti del carattere ibrido (saggio e insieme fiction) di The Atrocity Exhibition, e anche del lavoro di alcuni traduttori di Ballard in italiano. Tuttavia, si è pensato che la presenza di alcuni brani in inglese, coadiuvata da appropriati commenti in lingua italiana, permettesse al lettore di apprezzare la peculiare scrittura di Ballard, arricchendo invece che ostacolando l'accesso alla presente risorsa critica.

A differenza dell'edizione statunitense e della traduzione italiana a cura di Antonio Caronia, il volume "originale" di The Atrocity Exhibition, a cui si riferiscono tutte le citazioni in questo volume, presenta in appendice solo due dei quattro racconti che sono stati aggiunti in un secondo momento da Ballard ai quindici capitoli della prima edizione. Tuttavia in questo volume si fa riferimento anche a due racconti estromessi dall'edizione inglese, ma presenti sia nell'edizione americana di The Atrocity Exhibition (1990) sia nella traduzione italiana (2001): Queen Elizabeth's Rhinoplasty (1976) e il breve racconto satirico The Secret History of World War 3 (1988). Esiste infatti una continuità tematica tra questi due racconti e quelli che compongono il primo nucleo di The Atrocity Exhibition, di cui si vuole rendere conto.

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