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Il treno nella letteratura russa

Maria Licia Zuzzaro

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ISBN: 978-88-7418-776-8

12,00 €

Territori 58 | p. 88 | ed. dicembre 2012

L'avvento delle ferrovie annuncia la scomparsa graduale di un'epoca cui sarebbe subentrata una nuova epoca dominata dal ferro e dall'acciaio, dal mito della velocità e dalla ricchezza. L'analisi delle opere considerate in questa ricerca, tra le più rappresentative della letteratura russa, realizzate tra la metà del XIX e l'inizio del XX secolo, è stata condotta per esplorare come si connota il treno e in generale il mondo ferroviario, nei singoli autori esaminati. Il treno diventa infatti ora simbolo positivo, strumento e prodotto del modello di progresso tecnologico proposto dall'Europa Occidentale, ora simbolo negativo, in quegli autori che sostenevano che la Russia non dovesse imitare pedissequamente il modello di sviluppo occidentale. Concetti oggi a noi familiari quali sviluppo sostenibile, impatto ambientale, all'epoca non esistevano. Ma con sorprendente intuizione già alcuni autori, tra i quali Dostoevskij e Tolstoj, compresero che il progresso tecnologico non avrebbe portato solo benessere e felicità ma che un nuovo scenario, a tratti imprevedibile e inquietante, si sarebbe presentato all'umanità.

Maria Licia Zuzzaro, torinese di nascita e milanese d'adozione, si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano. Ha frequentato seminari di traduzione letteraria, corsi di scrittura creativa e argomentativa, per poi specializzarsi nell'ambito della comunicazione off e on line in ambito universitario. Giornalista pubblicista, è autrice di centinaia di articoli, in particolare sul tema della comunicazione pubblica e del turismo culturale. La sua passione per le ferrovie l'ha portata recentemente a creare il blog TIV, Treni in Viaggio, dedicato alla promozione del turismo in ferrovia.

Introduzione

Il tema ferroviario diventa dopo l'apparizione delle ferrovie, un tema ricorrente nella letteratura mondiale dalla metà del XIX secolo. Obiettivo di questa ricerca, che nasce come tesi di laurea alla fine degli anni Ottanta del XX secolo, è esaminare la funzione che il treno occupa nella letteratura russa, com'è rappresentato, quale significato gli attribuiscono i singoli autori esaminati.
Il treno assurge, infatti, a vero e proprio personaggio che si carica, di volta in volta, di valori positivi o negativi. Ora diviene strumento di dominio dell'uomo sulla natura, simbolo tout-court del Progresso, ora strumento alienante, distruttivo, demoniaco, proprio perché espressione di quel particolare sviluppo socio-economico che ha visto l'industria occupare un posto prioritario rispetto all'agricoltura.
I diversi autori che saranno oggetto della mia considerazione possono, in linea di massima, suddividersi in fautori e oppositori delle ferrovie. E tuttavia, una distinzione così netta sarebbe controproducente e, in definitiva, inutile. 
Scrittori quali Fëdor M. Dostoevskij e Lev N. Tolstoj ad esempio, hanno avuto un rapporto per così dire ambivalente con il treno, anche se non pochi critici definiscono comunemente "negativo" il rapporto tra Tolstoj e le ferrovie.
Ritengo che non si possa liquidare con una simile affermazione un problema tanto complesso e articolato.
Con questa ricerca che ha preso in esame diverse opere della letteratura russa si vuole, in effetti, contribuire a superare molti luoghi comuni, a supportare la comprensione di una questione profonda che potrebbe gettar luce su alcune sfaccettature della personalità degli scrittori considerati, su alcuni risvolti reconditi del loro pensiero. 
Oggi, nel XXI secolo, concetti quali sviluppo sostenibile e responsabile, principio di precauzione, globalizzazione contro localizzazione, riscoperta del territorio e delle sue tipicità (vedi ad esempio il fenomeno recente delle produzioni agricole a chilometro zero) fanno ormai parte del linguaggio comune. Ecco perché meritano particolare attenzione quegli autori di metà ottocento che, assistendo all'inesorabile sviluppo industriale e alla parallela diffusione del trasporto ferroviario, intuirono che il progresso tecnologico non avrebbe portato con sé solo benefici al singolo individuo e all'umanità intera. 
Diversi furono gli autori che posero preoccupanti interrogativi sulle conseguenze dello sviluppo tecnologico, sul progresso, di cui le ferrovie, appunto, costituiscono un simbolo. 
L'intendimento di questo lavoro è stato quello di studiare il diverso modo di accostarsi al treno di diversi autori, ad esempio di Fëdor M. Dostoevskij e di Boris Pasternak, e come questo diverso rapporto tradisca una concezione differente del mondo, del destino dell'uomo sulla terra. In definitiva, del dialogo che l'artista, poeta o romanziere che sia, stabilisce con la Natura, con i suoi simili, con la Divinità.

Un simile lavoro non potrebbe non tralasciare un numero considerevole di opere cosiddette minori. Saranno perciò esaminati i nomi più indicativi e/o rappresentativi di specifiche correnti letterarie di quell'esteso mare magnum che costituisce la letteratura russa, dal momento dell'apparizione delle ferrovie in Russia fino agli anni Cinquanta del XX secolo.

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