TOLFA E ALLUMIERE Profilo storico, economico e demografico dal 1800 al 2000 Vedi a schermo intero

TOLFA E ALLUMIERE Profilo storico, economico e demografico dal 1800 al 2000

Marco Fracassa e Bruno Fracassa

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ISBN: 9791259610126

16,00 €

Costellazione Orione 151 -Storia e politica- | ed. novembre 2021 | p.280 | formato 17x24cm

Gli autori, rispettosi dei canoni della ricerca storica, conducono i lettori a rivisitare e rivivere le modalità di vita degli abitanti dei Monti della Tolfa nell’Ottocento e Novecento, ponendo attenzione ai principali avvenimenti storici, alle attività agricolo-pastorali e minerarie e alle profonde e significative trasformazioni demografiche, che con il trascorrere del tempo si sono verificate all'interno della popolazione.
Tutto ciò al fine di ricordare, far ricordare ed educare. 

La parte migliore di un uomo è sempre fatta di ricordi.
Sono loro, i ricordi, a consegnare tesori di sapienza alle future generazioni di tolfetani e allumieraschi anche se tanti momenti del passato se pure devono essere ricordati, non sempre vanno rimpianti o vissuti connostalgia.
Ha scritto un Poeta: “lontano dai luoghi che ci hanno visti nascere la natura è come diminuita e ci appare soltanto l’ombra di quella che abbiamo perduto”.
È lì la cellula germinale di ogni nostra futura scelta esistenziale e culturale. E non è soltanto un vento di terre lontane.
Nell’opera storiografica dei Fracassa si distendono le onde fluttuanti del nostro sontuoso racconto di popolo, ma si compongono anche quegli spazi che apparivano, sino a poco tempo prima, come suggestive profondità insondate.
Ha ragione il filosofo Adenauer: “Se si tagliano le radici non dobbiamo aspettarci nuove foglie, nuovi fiori”.

Dalla presentazione di Ferdinando Bianchi

Bruno Fracassa, insegnante di scuola elementare in pensione, ha conseguito il diploma di maturità classica presso l’Istituto Padre Alberto Guglielmotti di Civitavecchia ed il diploma magistrale presso l’Istituto Giosuè Carducci di Roma. Esperto di scienze dell’educazione, è appassionato studioso della lingua latina e di storia.

Marco Fracassa, laureato in economia e commercio all’Università di Roma “La Sapienza” con master in diritto tributario internazionale presso la stessa università, ha lavorato, nel controllo di gestione, in posizioni di responsabilità in importanti aziende italiane ed internazionali. Attualmente lavora a Milano come responsabile controllo di gestione per un gruppo alimentare italiano. Appassionato di storia e archeologia ha fatto parte per anni dei Gruppi Archeologici d’Italia con il quale ha partecipato a numerose campagne di scavo.

Assieme hanno pubblicato anche “L’Eremo della Ss. Trinità di Allumiere” (2018).           

PRESENTAZIONE

“Tra gli impegni cui si possa dedicare un uomo nessuno è più, “E tu ricerchi là le tue radici se vuoi capire l’anima che hai”
Francesco Guccini “Radici”

Un giorno di giugno del lontano, ormai mitico 1968, Franco Ferrarotti, professore di Sociologia all’Università di Roma, a noi studenti che lo accompagnavamo nelle sue mai solitarie passeggiate lungo le sponde del Tevere comunicò questo pensiero: “Nessuna ricerca deve mai diventare un dogma”.
E dal carcere di Civitavecchia, ove era stato imprigionato dai fascisti, Antonio Gramsci aveva scritto queste delicate parole al figlio Delio: “Io penso che la Storia ti piace come piaceva a me quando avevo la tua età perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro e lavorano e lottano e migliorano se stessi e non può non piacerti più di ogni altra cosa”.
Bruno, Marco: una intimissima, leibniziana monade sapienziale.
Seguendo un rigoroso percorso cronologico, ma talvolta anche vichianamente “a lumi sparsi”, padre e figlio, obbedienti al dettato dell’Imperatore Romano Marco Aurelio, il filosofo stoico, “lascia l’errore altrui dove si trova”, riaprono un discorso ragionato, scientifico, un Logos storiografico, arricchito da alti momenti di tensione morale e spirituale.
Trascorsa la stagione agiografica della loro precedente pubblicazione, “L’Eremo della Ss. Trinità di Allumiere” (con appendici) ove dimostravano circostanziata conoscenza anche di ordine paleografico nella decodificazione di antichi e rari documenti e di esclusivi toponimi di lontani origini etrusche e romane e proponevano momenti suggestivi di eccelso catechismo localistico realizzando così un racconto monocromatico di luminosi fragmenta della Storia Tolfetana e Allumierasca, tornano a risvegliare la memoria leggendaria e storica di un popolo recuperando testi archivistici ma anche letterari, perfino memorie orali ormai stratificate.
Scrisse Max Weber: “Chiunque vuole servire la Storia, deve accettarla. Il superamento del nostro sapere è il nostro fine. Non possiamo fare ricerca senza la speranza che altri arriveranno oltre la nostra conoscenza”.
La storia non assolve e non condanna ma ricorda e, talvolta dimentica; e se è vero, per dirla con Adenauer, che tutti viviamo sotto lo stesso sole, è anche vero che contempliamo, amiamo e sogniamo orizzonti diversi e che le nostre tensioni culturali non coincidono sempre con le nostre tensioni civili. Ha ragione il filosofo: “Se si tagliano le radici non dobbiamo aspettarci nuove foglie, nuovi fiori”.
Raramente un padre ed un figlio (a meno che non siano le Essenze Trinitarie) riescono a guardare insieme verso il medesimo orizzonte.
I Fracassa lo fanno ed anche in modo sapiente e costruttivo.
Il loro edificio storiografico, l’elaborata architettura concettuale romanticamente ideologica che ad esso sottende, il vigore semantico del loro lessico sono una ulteriore dimostrazione che le radici del populismo storiografico risiedono, in buona misura, nella volgarizzazione del linguaggio e che ogni operazione culturale, qualunque ne sia la materia che ne è a fondamento, deve avere una robusta valenza pedagogica, paradigmatica; e sempre rammentando ai lettori che non si può essere buoni storiografi, filosofi, poeti se non si sa essere buoni educatori, maestri.
Il futuro ha un cuore antico ma non saremo mai troppo vecchi da non voler percorrere almeno un’altra volta le strade che portano a Damasco.
Non si può scrivere la storia sul fondamento di credi, valutazioni, convinzioni dei tempi successivi rispetto a quelli raccontati: la verità è concreta, la fantasia è fluttuante, vaga, onirica e gli storici hanno il compito di interpretare il passato sul fondamento di documenti sui quali la loro operazione storiografica deve fondarsi ma anche quello di formulare ipotesi e verificarne la credibilità al di fuori di ogni dogma e di ogni dottrina pregressa.
Il passato di Tolfa e di Allumiere, nel razionale e colto racconto dei Fracassa diventa, così, familiare nella lettura delle vicende ora quotidiane ora anche eroiche (l’Insorgenza Antifrancese, la Resistenza Antifascista…) e assume i contorni del nostro vivere quotidiano.
La perenne dialettica passato-presente sulla quale il libro si costruisce per poi proiettarsi verso rinnovate e talvolta appena emergenti prospettive che, in modo sempre ordinato e razionale, si delineano in queste pagine sostiene il lettore nella comprensione dei grandi moti della Storia e dei nostri piccoli quotidiani trionfi.
E nella nostra persistente fragilità ideologica le conoscenze, talvolta rigorose e granitiche, talvolta fluttuanti, problematiche diventano strumenti essenziali per razionalizzare il nostro vissuto quotidiano, le nostre radicate acquisizioni, i dubbi.
E aprendo nuove frontiere alla conoscenza, ai dogmi quando la dialettica perenne della storia li dimostra inadeguati al comune processo del sapere prolungano anche oltre la nostra discendenza il “cupio dissolvi” di ogni generazione e la tentazione di dettare, sia pur metaforicamente, un collettivo testamento spirituale.
E i Fracassa studiano la “Torfa” e la “Lumiera” del passato ma anche del presente e, su ipotesi ben sostenute dalla scienza archivistica e documentale, del domani.
Luminose vallate, ridenti colline, distese generose di grano, pascoli sconfinati, boschi, miniere ma anche iconografie antropologiche, coordinate etiche, “maschere”, personaggi di elevato spessore etico e morale e rari soggetti, talvolta in sembianze quasi umane: simmetrie e distanze, divinità sociologiche e antropologiche accanto a qualche audace, generoso e raro, prezioso “genius loci”; vecchi e giovani, continuità e mutamento, algoritmi letterali e filosofici.
L’analisi ab imis fundamentis e rivolta al futuro compiuta dai Fracassa fa comprendere ai lettori che qui alla Tolfa (come quattro km più in là) i suoi abitanti non conosceranno, almeno per ora, “l’onta suprema della decadenza” pur se alcuni e anche loro decadenti testimoni del suo passato, continueranno a vivere e a sognare nella dimensione nostalgica di una ipotetica superiore bellezza.

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