NEWS VS ITALY Storia di un paragone Vedi a schermo intero

NEWS VS ITALY Storia di un paragone

Stefano Morelli

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ISBN: 9791259610072

13,00 €

Costellazione Orione 147 -Psicologia e sociologia- | p.132 | ed. luglio 2021

Cosa ricercano gli italiani nel web tutti i giorni? Qual è il rapporto tra le variegate ricerche dei googler con le notizie principali offerte dai quotidiani on-line ogni giorno? Questo libro è un condensato di un anno di paragoni tra quella che viene definita l’informazione ufficiale, ossia quella della stampa professionale, e quello che, effettivamente, interessa e incuriosisce gli internauti italiani.
Cosa hanno ricercato i googler del Bel Paese nel giorno in cu il “paziente zero”, risultato infetto da Coronavirus, ha occupato tutte le home-page dei giornali italiani? E cos’ha interessato gli internauti italiani nel mentre i media mainstream riportavano della prima vittima italiana da Covid-19?
News vs Italy ci aiuta a comprendere quanto siano distanti le “cose pregnanti” dei cittadini da quelle ritenute tali dalla stampa ufficiale e professionale, ma anche a farci un’idea del perché l’autorevolezza della stampa e dei media in generale sia stata rasa al suolo dall’avvento del web, prima, e dei social network, poi.

Prefazione di Marco Lombardi
Direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica


La gestione delle crisi insegna che l’evento critico è caratterizzato da incertezza e sorpresa; si dimostra tale perché le vittime non sono in grado di controllarne gli effetti; richiede competenze specifiche per la sua gestione; si propone quale opportunità per orientare l’inevitabile cambiamento che ha imposto. I caratteri riconosciuti dalla letteratura scientifica a un evento per definirsi crisi sono sufficienti per fare comprendere – come ho spiegato più volte in questo anno – le pratiche esorcistiche che sottolineano la gestione colposa della pandemia da parte dei cittadini e le pratiche opportunistiche che ne sottolineano la gestione dolosa dei governi. Al centro i processi di comunicazione che, proprio per i caratteri centrali di incertezza e sorpresa dell’emergenza, sono lo strumento di gestione strategico per eccellenza.
Nel 2020, il Corona Virus è stata la grande occasione per sfruttare l’opportunità di scatenare una guerra batteriologica senza avere la responsabilità di averla avviata: di chi sia la “colpa” o l’“origine” della pandemia si vedrà. Forse. Il valore cognitivo (sorpresa, incertezza, paura, mancanza di visione, etc.) è stato il vantaggio del Corona Virus, che ne ha ottimizzato la criticità facendolo esplodere quale protagonista assoluto delle narrative mediali, protagonista della agenda pubblica e politica del mondo: la comunicazione è al centro delle preoccupazioni della governance per la specificità di questo “stressore” che è molto più simile al Chernobyl del 1986 che non ai terremoti degli ultimi decenni.
Ma allora, trentacinque anni fa, eravamo in un regime comunicativo differente dall’attuale: oggi siamo nell’intrico del tessuto complesso della comunicazione diffusa e pervasiva della rete: un sistema tecnologico che ha sia enfatizzato gli errori della mancata comunicazione strategica della crisi, sia moltiplicato le opportunità di ri-orientamento del pubblico sulla base delle strategie narrative, distanti da finalità di gestione operativa dell’evento critico.
Il rapido ed efficace volume di Stefano Morelli ci fornisce alcuni elementi di lettura di quanto è avvenuto, senza impelagarsi in troppi sofismi né in questioni etico strategiche sulla verità delle notizie, ma semplicemente proponendo un repertorio di quanto offerto dal mainstream mediatico e quanto ricercato dai cittadini.
In fin dei conti il metodo è semplice, e per questo “pulito”, perché raccoglie in maniera sistematica il repertorio delle notizie diffuse dai media, alcuni quotidiani, e lo compara con il repertorio delle notizie ricercate dal pubblico su internet, con Google come motore di ricerca. Pertanto, viva la semplicità!, soprattutto in tempi di intemperanza cognitiva come quelli di crisi, senza pagare pegno alla semplificazione.
Questo è risultato dell’agile volume che aiuta a leggere due piste informative parallele e molto diverse.
La prima pista la chiamerei push oriented, sono infatti i media, le fonti della comunicazione, che decidono cosa somministrare al pubblico. La seconda è, al contrario, pull oriented, in quanto è il pubblico che cerca soddisfazione ai suoi bisogni andando a trovare sulla rete l’informazione che gli serve.
Che sguardo!
Se ci pensate si svelano due strategie che possono essere comprese solo nell’ottica della governance della crisi perché mettono in relazione tra di loro i tre soggetti principali del triangolo della comunicazione in situazione di emergenza: le istituzioni di governo, i cittadini del sistema colpito, i media che orientano percezione ed azione.
La crisi non è sviscerata dalla comunicazione dei media ma è letteralmente e-viscerata: cioè smembrata, ridotta a pezzetti senza essere ricomposta in una visione complessiva utile alla interpretazione del pubblico. Lo smembramento dell’oggetto comunicato ne ha reso difficile la comprensione come fenomeno complesso; ha facilitato la conflittualità tra gli attori della narrativa, avendo perso la necessaria unità interpretativa; ne ha garantito la continuità espressiva che si è imposta per oltre un anno al pubblico.
Forse è quest’ultimo il dato più significativo: il libro di Morelli mostra come la comunicazione mediale sia stata assolutamente Covid centrica da marzo 2020, permettendo infiltrazioni di narrative allogene, generate da altri fenomeni, solo nelle more pandemiche, mentre si ricaricano i pezzi di un rinforzo virale comunicativo: dopo ogni emozione covidiana promossa nel pubblico, si è sempre ricominciato con “palla al centro, Covid2 il ritorno, alla via così”. Qualche attentato terroristico ha osato affacciarsi sul palcoscenico pandemico, senza successo perché comunque evocava un rischio distante. 
Non si scappa: i media hanno mostrato di afferrare l’osso e di non mollarlo per oltre un anno imponendo al pubblico un mondo iper-pandemizzato, secondo un possibile ordine di governo, certamente incuranti della domanda che veniva dal pubblico.

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