I percorsi dell'isteria Vedi a schermo intero

I percorsi dell'isteria

Paola Ugolini

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ISBN: 978-88-7418-609-9

12,00 €

Territori 51 | p. 146 | ed. luglio 2009

Questo saggio nasce come riflessione a un commento di Michel Foucault nell'opera La volontà di sapere, nella quale viene definito isterizzazione del corpo della donna il "triplice processo con il quale il corpo della donna è stato analizzato - qualificato e squalificato - come corpo integralmente saturo di sessualità; con il quale questo corpo è stato integrato, per effetto di una patologia che gli sarebbe intrinseca, al campo delle pratiche mediche; con il quale infine è stato messo in comunicazione organica con il corpo sociale (di cui deve assicurare la fecondità regolata), lo spazio familiare (di cui deve essere un elemento essenziale e funzionale) e la vita dei figli (che produce e che deve garantire grazie ad una responsabilità biologico-morale che dura per tutto il periodo dell'educazione): la Madre, con la sua immagine in negativo che è la donna nervosa, costituisce la forma più visibile di questa isterizzazione". 
In questa ricerca si è quindi cercato di ricostruire la dinamica di tale processo.

Paola Ugolini nasce a Modena. Si laurea in Lettere Moderne a Bologna con una tesi sulla storia della psichiatria in Italia. Si dedica per alcuni all'insegnamento dell'italiano come lingua straniera, e consegue il Master in didattica e promozione della lingua e della cultura italiane a stranieri (ITALS) presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Nel 2006 si trasferisce a New York, dove nel 2011 consegue il dottorato di ricerca (PhD) in Italianistica presso la New York University con una tesi sulle satire contro corti e cortigiani nell'Italia rinascimentale. Attualmente è docente di lingua e letteratura italiana presso il dipartimento di Romance Languages and Literatures della University at Buffalo (SUNY).

Questo saggio nasce come riflessione a un commento di Michel Foucault nell'opera La volontà di sapere, nella quale viene definito isterizzazione del corpo della donna il "triplice processo con il quale il corpo della donna è stato analizzato - qualificato e squalificato - come corpo integralmente saturo di sessualità; con il quale questo corpo è stato integrato, per effetto di una patologia che gli sarebbe intrinseca, al campo delle pratiche mediche; con il quale infine è stato messo in comunicazione organica con il corpo sociale (di cui deve assicurare la fecondità regolata), lo spazio familiare (di cui deve essere un elemento essenziale e funzionale) e la vita dei figli (che produce e che deve garantire grazie ad una responsabilità biologico-morale che dura per tutto il periodo dell'educazione): la Madre, con la sua immagine in negativo che è la donna nervosa, costituisce la forma più visibile di questa isterizzazione1". In questa ricerca si è quindi cercato di ricostruire la dinamica di tale processo. 
L'analisi degli studi sull'isteria nelle diverse epoche storiche evidenzia come tutte le principali teorie a riguardo abbiano definito l'isteria quale patologia propria del solo sesso femminile facendola derivare da problemi relativi all'utero, interpretando i fenomeni delle convulsioni e del soffocamento isterico come la conseguenza dei movimenti di un utero che si immaginava errante nel corpo della malata, o di vapori velenosi che, prodottisi all'interno della matrice, risalivano fine alla bocca dello stomaco; in ogni modo escludendo a priori la possibilità dell'esistenza dell'isteria in un soggetto maschio. Analizzare gli studi sull'isteria significa quindi innanzitutto cercare di spiegare tale insistenza sulla natura esclusivamente femminile dell'isteria. 
L'analisi dei casi di isteria chiarisce anche numerosi aspetti relativi alla nascita e dello sviluppo della psicanalisi dal momento che proprio questa patologia ha ricoperto un ruolo di primo piano nell'evoluzione del pensiero di Freud, al punto che si è potuto definire l'isteria "madre della psicanalisi". Tenendo conto degli sconvolgenti mutamenti che la psicanalisi ha provocato nel campo della considerazione che l'uomo ha di sé, in seguito alla scoperta che un inconscio incontrollabile è in grado di determinare comportamenti che ciascuno credeva dipendenti soltanto dalla propria volontà, al punto da incarnare, nell'opinione concorde di tutti gli autori studiati, il punto decisivo di rottura dell'ottimistica fiducia nelle capacità umane propria delle culture classiche e rappresentando, al contrario, la crisi dell'uomo moderno, è possibile avanzare l'ipotesi che l'immobilismo ed il rigido conservatorismo che si sono visti essere le caratteristiche fondamentali degli studi sull'isteria possano essere spiegati come il prodotto della volontà di non abbandonare certezze rassicuranti per l'animo umano, e di non oltrepassare un limite al di là del quale si intuiva che potessero prodursi conseguenze critiche per la coscienza umana. Limitare l'isteria al solo sesso femminile significava quindi, da parte delle classi dominanti di sesso maschile, impedire il disvelarsi delle traumatiche verità che tale patologia portava con sé, intendendole in questo modo come nient'altro che un'ulteriore prova della manifesta inferiorità della donna rispetto all'uomo. Fare dell'isteria una patologia tipicamente femminile, anzi, la patologia femminile per eccellenza rispondeva al duplice scopo di tranquillizzare la coscienza e confermare la fiducia nelle capacità umane per l'egemone società maschile, e di riconfermare le teorie sull'inferiorità fisica e psichica della donna. Di conseguenza, le analisi mediche di casi di isteria si configuravano non come un dialogo tra medico e paziente, o come un'indagine durante la quale il medico sollecitava la paziente a descrivere i propri sintomi, ma come un'imposizione inappellabile del sapere del medico ad una paziente mantenuta nella totale incapacità di parola, al punto che la storia degli studi sull'isteria può essere riassunta nella metafora di un discorso continuamente negato e represso; e la conferma di ciò risiede nella constatazione che Sigmund Freud fu in grado di elaborare le proprie rivoluzionarie teorie partendo dall'elaborazione di quanto narratogli dalle pazienti isteriche, dopo avere ceduto loro completamente la parola, limitandosi al solo ruolo di ascoltatore. 
Utilizzare questa ipotesi come chiave di lettura permette di esaminare le varie teorie riguardo alla genesi e all'eziologia dell'isteria, a partire fin dall'antichità classica e dalle descrizioni della Pizia profetizzante nell'oracolo di Delfi, a proposito della quale alcuni studi storici hanno illustrato le significative somiglianze con le immagini delle malate d'isteria. 
Lo studio cronologico delle modificazioni del modo di intendere la differenza tra i due sessi illustra inoltre come, nelle società anteriori al XVII secolo, fosse in vigore una visione della differenza sessuale secondo la quale gli organi genitali della donna non erano per nulla differenti da quelli dell'uomo, ma erano soltanto posti, non essendo pervenuti allo stadio completo di sviluppo, in posizione rovesciata; e come la differenza tra l'uomo e la donna fosse quindi basata su una contrapposizione non tra due modelli di corpo ben distinti, ma tra due realizzazioni dello stesso modello: l'una, la donna, incompleta ed imperfetta, l'altra, l'uomo, completa e perfetta. 
Nella società medievale la condizione femminile si aggrava rispetto all'età classica per effetto del sommarsi di nuovi pregiudizi prodotti dalla mentalità dei chierici (ora detentori di ogni forma di cultura) ai pregiudizi già propri della cultura greca e romana. La donna è ora vista come essere inferiore non più solamente nel corpo ma anche nell'anima, venendo di conseguenza considerata estremamente pericolosa in quanto facilmente soggetta a possessione demoniaca, seguendo una linea di pensiero che aprirà la porta alle persecuzioni contro le streghe.

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