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Quando la Commedia diventa Divina

Giacomo Visconti

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ISBN: 9788894995978

14,00 €

Costellazione Orione 143 -Arti e Letteratura- | ed. marzo 2021 | p. 130

Come è noto, Dante scrisse la Commedia. Boccaccio per primo, nelle sue lezioni, la definì “Divina”, ma sarà solo con Ludovico Dolce, nel 1555, che l’opera sarà indissolubilmente legata all’aggettivo e sarà per tutti la Divina Commedia. Questo libro nasce dalla ferma convinzione che l’opera diventi realmente divina nel momento in cui è letta ai ragazzi, con i ragazzi e dai ragazzi. Sono loro che, con le domande che non abbiamo il coraggio di fare e che, offuscati dalla ragione e dagli affanni, non riusciamo a fare, trasformano la Commedia in una Commedia... Divina!

Illustrazioni di Alfonso Ianniello

Giacomo Visconti nasce a Bologna nel 1991 e insegna lettere presso la scuola secondaria di primo e secondo grado in Italia. Conseguito il diploma di maturità classica nel 2010, si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi sulle patologie dell’Inferno dantesco con il prof. Giuseppe Ledda. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica con una tesi sulla dieta del Petrarca con la prof.ssa Loredana Chines e il prof. Francesco Citti. Nel biennio 2015/2017 si diploma presso la scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica di Bologna. Insegna italiano, latino, greco, storia e geografia nella scuola pubblica italiana dal 2015. Nel 2017 ha pubblicato presso la casa editrice Il Nuovo Diario Messaggero la Guida della villa vescovile e della chiesa di Santa Maria in Torano.

INTRODUZIONE

Non è pensabile nel XXI secolo una parcellizzazione del sapere. Tutte le conoscenze sono interconnesse tra loro: tutto è collegato. La stessa Commedia si presenta come un’enciclopedia ante litteram, dove la lingua italiana, al cui sviluppo Dante Alighieri ha contribuito fortemente, si mescola alla geografia, alla storia, al mito, all’astrologia, alla cosmologia, alla matematica, alla filosofia, etc...
Parimenti, la didattica di oggi dovrebbe, quotidianamente, dipanarsi in un’ottica sempre più interdisciplinare. Così, non dovrebbero esistere italiano e matematica e inglese e storia e geografia, etc., ma italiano, matematica, inglese, storia, geografia... Da qualche anno a questa parte, ad esempio, la scuola secondaria di secondo grado (la vecchia scuola superiore), ha introdotto geo-storia; e così, idealmente, sogno una scuola con un’unica materia, cui, pressappoco, darei questo nome: itamatingeostomusartecnica, o qualcosa
di simile. Così, ancora, questo libro, che ha tutti i presupposti per sembrare un libro di letteratura italiana, inizia con dei calcoli, quasi fosse un manuale di matematica, con buona pace di chi la odia o di chi sceglie il classico «perché non c’è la matematica».
Dunque, la Commedia di Dante conta 100 canti, così ripartiti: 34 canti l’Inferno, 33 il Purgatorio e 33 il Paradiso. Uno squilibrio solo apparente, se si considera che il primo canto dell’Inferno costituisce il proemio di tutta l’opera. Un perfetto equilibrio, invece, tra cielo e terra. Vediamo perché.
Ogni cantica conta 33 canti. Tre: il numero della Trinità, un numero che moltiplicato per se stesso dà 9, il numero legato a Beatrice. Chi è Beatrice? La crash di Dante, hanno tradotto i ragazzi, dopo la mia introduzione.
– In pratica, prof, Beatrice è la crash di Dante perché lui è innamorato di lei, ma lei non ne vuole.
Che dire? Avrei forse dovuto farmi venire la gastrite, nella speranza che ripetessero a pappardella «Beatrice incarna l’ideale medievale dell’amore non corrisposto?».
Beatrice, la Beatitudine, 3 al quadrato, che Dante incontra la prima volta all’età di 9 anni, per poi rivederla dopo altri 9 anni: la crash di Dante. Poi c’è la montagna del Purgatorio, che si sviluppa su 7 cornicioni.
Sette: il numero dell’uomo, non svincolato dalla sfera divina (si pensi ai 7 vizi capitali, ai 7 doni dello Spirito Santo, ai 7 Sacramenti); il numero del Purgatorio, l’unico dei tre regni ultraterreni ad essere transeunte, effimero come l’uomo.
7+3=10. Dieci: il numero perfetto, l’incontro tra cielo e terra, tra Uomo e Dio.
Dunque, tirando, letteralmente, le somme: 34+33+33=100.
Cento: 10 al quadrato.
Ecco, allora, che la Commedia ha tutti i prerequisiti per diventare... Divina!

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