IL GIOCO DELL’OCA E LA SUA STORIA Progetti, immagini e simboli attraverso il tempo Vedi a schermo intero

IL GIOCO DELL’OCA E LA SUA STORIA Progetti, immagini e simboli attraverso il tempo

Isabella Patti

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ISBN: 9788874187461

12,00 €

Costellazione Orione 82 - Storia e Politica - | p.196 | ed. novembre 2012

Il gioco, sia sportivo, d’azzardo o di abilità, ha sempre appassionato in ogni epoca persone di tutte le età, di qualsiasi paese, categoria sociale, culto ed opinione. Grazie alla continuità che da sempre intercorre tra la creatività ludica propria del gioco dei bambini e il ludus dell’adulto, il gioco ha occupato gran parte dell’esistenza umana tanto da caratterizzarsi come una delle attività fondamentali degli esseri viventi e quindi divenire un aspetto importante della vita umana, universalmente diffuso e di natura molto complessa, degno di considerazione e di studio.
Mettendo da parte i giochi ginnici o sportivi propriamente detti, la mia attenzione si è diretta verso i giochi di fortuna che, molto più dei giochi sportivi, hanno avvinto e catturato l’attenzione di giocatori di ogni epoca e ceto sociale. Grazie alla loro capacità di produrre situazioni impreviste, i giochi esercitano da sempre un fortissimo richiamo sugli uomini: il coinvolgimento emotivo legato alla buona o alla cattiva sorte che può arrivare al giocatore, è stato, ed è, un richiamo quasi irresistibile per il genere umano. Purtroppo, proprio per questa capacità di “attrarre” il giocatore e di trascinarlo in fantasiosi mondi paralleli, i giochi sono stati oggetto, sin dalle loro primissime apparizioni, di accanite repressioni penali da parte di governanti e politici che ne temevano la pericolosa forza persuasiva.

Laureata in Storia dell’Arte presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, Isabella Patti è dottore di ricerca in Disegno Industriale, Tecnologia e Storia, è professore a contratto presso il Corso di Laurea in Disegno Industriale della Facoltà di Architettura di Firenze, tenendo corsi di Estetica e di Teoria e Storia del Disegno Industriale.
Assegnista di ricerca presso lo stesso Ateneo, è attualmente impegnata in ricerche scientifiche che convergono nello studio dell’evoluzione degli oggetti e del loro legame con la storia e con la cultura, unitamente alla funzione estetica e agli aspetti comunicativi del Design.

Introduzione

Il gioco, sia sportivo, d’azzardo o di abilità, ha sempre appassionato in ogni epoca persone di tutte le età, di qualsiasi paese, categoria sociale, culto ed opinione. Grazie alla continuità che da sempre intercorre tra la creatività ludica propria del gioco dei bambini e il ludus dell’adulto, il gioco ha occupato gran parte dell’esistenza umana tanto da caratterizzarsi come una delle attività fondamentali degli esseri viventi e quindi divenire un aspetto importante della vita umana, universalmente diffuso e di natura molto complessa, degno di considerazione e di studio.
Le forme in cui il gioco è stato tramandato sono state spesso analoghe, ma quasi mai identiche; difficile quindi stabilirne una data di nascita e un’origine, poiché esso non ha un solo inventore, ma nasce dalla fantasia di molti. Con il passare del tempo, poi, nelle numerose varianti di un gioco, si sono intrecciati nomi e simboli nuovi, aggiunti dai giocatori nell’atto stesso del giocare, e anche le lingue ed i dialetti lo hanno trasformato “raccontandolo” nel tempo, di generazione in generazione. A tutto ciò va aggiunto, poi, il “lavoro”
della fan- tasia che più d’ogni altro operato umano ha potuto nell’arricchire la struttura originale dei giochi.
Ecco perché dobbiamo considerare il gioco come un universo in continuo movimento che prende, sì, l’avvio da una precisa filosofia di pensiero e da una propria filologia linguistica, ma che segue una conseguente ed assidua evoluzione ermeneutica Mettendo da parte i giochi ginnici o sportivi propriamente detti, la mia attenzione si è diretta verso i giochi di fortuna che, molto più dei giochi sportivi, hanno avvinto e catturato l’attenzione di giocatori di ogni epoca e ceto sociale. Grazie alla loro capacità di produrre situazioni impreviste, i giochi esercitano da sempre un fortissimo richiamo sugli uomini: il coinvolgimento emotivo legato alla buona o alla cattiva sorte che può arrivare al giocatore, è stato, ed è, un richiamo quasi irresistibile per il genere umano. Purtroppo, proprio per questa capacità di “attrarre” il giocatore e di trascinarlo in fantasiosi mondi paralleli, i giochi sono stati oggetto, sin dalle loro primissime apparizioni, di accanite repressioni penali da parte di governanti e politici che ne temevano la pericolosa forza persuasiva.
La “dolce follia” del gioco ha portato, infatti, spesso alla rovina chi si è lasciato vincere da questa passione sfrenata. Già Plutarco nel 100 d.C. scriveva che ai suoi tempi ci si giuocava persino la protezione degli dei. Si sa che i guerrieri Unni giungevano a giocare oltre alle armi, anche la vita stessa ed i Germani, la propria libertà. I Cinesi rischiavano al gioco persino mogli e figli. In India, per punirsi, il perdente sacrificava il taglio della mano, mentre i russi perdevano al gioco i terreni insieme ai contadini che li coltivavano. Nell’epoca romana, quando il gioco ebbe una vera e propria esplosione di popolarità, il cattivo esempio veniva addirittura dall’alto: accaniti giocatori furono, infatti, Cesare e gli imperatori Augusto, Nerone (che si racconta rischiò fino a 4.000 sesterzi al gioco d’azzardo) e Caligola.
Contro questa sfrenata passione si scagliarono, sin dall’inizio, le condanne dei moralisti che, precursori dei bandi, mettevano in guardia contro i pericoli del gioco, soprattutto di quello d’azzardo: accaniti oppositori, oltre a Platone, furono Seneca, Plutarco e Catone il Censore e tra i più violenti accusatori vi fu anche Cicerone, che nelle sue Filippiche affermò che il partito del suo avversario Catilina era composto di “giocatori”.
Ma se da una parte i giochi sono stati oggetto di aspre polemiche tra appassionati sostenitori e furiosi accusa- tori, dall’altra hanno dato vita al profondo interesse di storici, novellieri e poeti che, riconoscendo ai giochi un indiscusso valore storico-artistico, ci hanno reso di loro descrizioni di grande efficacia ed utilità.
Alla fine del XVIII secolo compaiono le prime opere storico-teoriche dedicate ai giochi. Queste prime ricerche, condotte anche da autorevoli personaggi, attestano il clima di profondo interesse nato intorno a questo mondo e l’intenzione degli eruditi di dedicarsene seguendo un metodo specificatamente storico e critico. Lo studio più approfondito dell’enorme universo ludico, portò ad una prima definizione dei giochi in quanto tali: essi furono divisi e raggruppati in due differenti categorie, quella dei giochi di carte e quella dei
giochi con i dadi.
La paternità dei primi giochi di carte fu fatta risalire agli Egizi che, per trarre auspici dalle inondazioni del Nilo, idearono una serie di figurazioni e di numerazioni realizzate su carte che combinandosi casualmente tra loro, davano il responso alle loro interrogazioni. Queste carte si diffusero con estrema facilità in tutto il mondo e, nate con significati ancestrali legati ai quattro elementi fondamentali della vita (aria, acqua, fuoco e terra), assunsero, col passare del tempo, significati più articolati e complessi, come quelli legati all’interpretazione del tempo e delle sue stagioni, alla guerra o alle lotte e poi, soprattutto, al gioco. I tarocchi e le carte da gioco numerali sono i discendenti più famosi di queste prime carte egizie.
I giochi con i dadi ebbero altrettanta, se non maggiore, fortuna di quelli con le carte: si perde nella notte dei tempi, infatti, la prima testimonianza dell’utilizzo dei dadi (o di qualcosa di molto simile, ghiande, ossicini, sassolini) per giocare: numerosi manoscritti egiziani, indiani e giapponesi riportano tracce di gioco con i dadi già a partire dal 4.000 a.C. 

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