SMARTPHONE DELLE MIE BRAME Psicologia della società moderna Vedi a schermo intero

SMARTPHONE DELLE MIE BRAME Psicologia della società moderna

Massimiliano Irenze

Maggiori dettagli

ISBN: 9788894995923

14,00 €

Costellazione Orione 140 -Psicologia e Sociologia- | p. 260 | ed. dicembre 2020

I temi trattati nel libro esplorano alcuni fenomeni portanti della società attuale e altri che, invece, sono degli evergreen. 
Si passa dal fenomeno dell’assuefazione all’uso degli smartphone, al fenomeno degli haters, alle reazioni al Covid-19, ai paradossi dei reality, all’analisi psicologica dello stalking e dei femminicidi, al frequente drop out di infermieri o maestre d’asilo e del modo più o meno funzionale in cui reagisce l’opinione pubblica rispetto a tali fenomeni. E poi ancora: sindrome dello spettatore, bullismo, mobbing, tendenze all’individualismo o al conformismo e all’affiliazione. Vi è poi un’analisi del male, inteso come origine e trasmissione psicologica delle piaghe sociali e della tendenza a evidenziare il negativo, come esemplificato dalla nota legge di Murphy, e quali possibili “trucchi” psicologici possono servire a contrastare questa nostra innata propensione.

Massimiliano Irenze è nato a Torino, il 29/06/1979, dove vive attualmente. È laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia psicodinamica. Tra le sue precedenti pubblicazioni, ci sono: il saggio "Psicologia e buddismo" e i romanzi "Eudemonia", "I giochi del fato e gli scherzi della mente" e "Un uomo comune".

INTRODUZIONE

Dato che le opinioni soggettive sui problemi della società ormai abbondano ovunque, nei bar e sui social, è meglio che io, innanzitutto, mi qualifichi: sono uno psicologo e uno psicoterapeuta, dunque le mie riflessioni saranno supportate da ciò che ho studiato e dalle esperienze cliniche. 
Dopo aver scritto ciò, mi pare quasi di udire la domanda che mi è stata posta diverse volte: “che differenza c’è tra uno psicologo e uno psicoterapeuta?”.
Spesso, infatti, mi capita di appurare, ahimè, che molte persone hanno generalmente poca informazione e molta confusione riguardo l’ambito della psicologia.
Desidero, quindi, cogliere l’occasione per spiegare innanzitutto le distinzioni tra queste due categorie, nonché tra le altre due spesso chiamate in causa, lo psicanalista e lo psichiatra, con il fine di fare un po’ di chiarezza al riguardo.
- Lo psicologo ha frequentato i cinque anni di Università, durante i quali, gli è stata fornita una infarinatura di tutti gli indirizzi psicologici esistenti, più altre materie affini (per esempio, la filosofia, l’antropologia, etc.). Durante il percorso di studi, ha svolto un tirocinio pratico di 1000 ore, nel quale, però, per legge, non gli è permesso svolgere sedute con i pazienti, e nemmeno, per rispetto della privacy, assistere alle sedute tenute da uno psicologo praticante; può soltanto essere presente ai colloqui iniziali dell’accettazione. 
Dopo aver terminato i cinque anni e aver discusso la tesi, il laureato ha superato un esame di Stato, composto da tre prove scritte più una orale, dopo il quale può iscriversi all’Albo degli Psicologi ed esercitare la professione.
A questo punto, egli, a meno 
che non abbia contravvenuto alle prescrizioni, non ha mai trattato con un paziente, perciò ha competenze pratiche quasi nulle.
Inoltre, non avendo mai avuto obblighi di sottoporsi a percorsi di analisi, non è garantito il benessere e l’equilibrio mentale dello stesso professionista (e spesso chi si iscrive a psicologia lo fa, almeno inizialmente, per approfondire le cause dei propri disagi). Oltre a ciò, è importante sapere che lo psicologo non può effettuare un ciclo di sedute superiore a una ventina circa di incontri, più o meno l’equivalente di 5 mesi, poiché una durata maggiore è considerata già “terapia”, invece egli può fungere solo da “sostegno”. Si intende, con quest’ultimo, un supporto emotivo e cognitivo, riguardante eventi di vita destabilizzanti, come un lutto, una separazione, un licenziamento, etc. Il numero di sedute limitato è inteso proprio come un modo di circoscrivere il periodo di sostegno intorno alle conseguenze dell’evento di vita disturbante. 
Per verificare se un professionista ha le carte in regola per praticare come psicologo, basta andare sul web, cercare l’Ordine degli Psicologi del comune di riferimento e digitare il nome dello psicologo, trovandone la scheda. Se è solo psicologo, a fianco alla dicitura “psicoterapeuta” troverete “no”.
- Lo psicoterapeuta, invece, dopo aver terminato l’Università e aver superato l’esame di Stato, si è specializzato in un determinato tipo di psicoterapia (per esempio, cognitivista, psicodinamica, sistemico-relazionale, etc), attraverso una formazione post universitaria di altri 4 anni. Durante questo periodo, egli ha svolto un tirocinio di almeno 200 ore l’anno, nelle ASL e negli ospedali, in cui gli vengono affidati dei pazienti, sotto la supervisione di alcuni tutor. Inoltre, molte scuole obbligano lo specializzando a sottoporsi, per almeno 2 anni, a una psicoterapia, in qualità di paziente.

Questa formazione gli permette, in seguito, di prendere in carico pazienti con disturbi medio-gravi (compatibili con lo specifico tipo di terapia) endogeni, cioè che vanno al di là di un evento esterno o che l’evento esterno ha solo scatenato. La terapia può durare per lunghi periodi, anche diversi anni, in cui il terapeuta va a lavorare sulla struttura di personalità del paziente fino alle sue fondamenta, formatesi durante la sua infanzia, con il fine di individuare ciò che ha originato la sofferenza o gli atteggiamenti che tuttora concorrono a perpetuarla e in seguito lavorare su di essi per modificarli, attenuando la sofferenza a essi correlata. Lo scopo, contrariamente a quanto pensano alcuni, non è creare una dipendenza verso il professionista, ma insegnare al paziente a essere il terapeuta di se stesso.
Se volete verificare che un professionista sia davvero psicoterapeuta, trovando la relativa scheda nell’Ordine degli Psicologi della sua città, a fianco alla voce “psicoterapeuta”, verificate che ci sia scritto “sì”.
- Lo psicoanalista è uno psicoterapeuta che si è specializzato in una disciplina chiamata appunto psicoanalisi, famosa per essere stata il metodo terapeutico ideato da S. Freud. La psicoanalisi, in realtà, non viene ritenuta una psicoterapia vera e propria, il suo scopo infatti non è quello di guarire dei sintomi, ma promuovere un’autoconoscenza e un’autoanalisi da parte del paziente. In America e in altre nazioni, per esempio, molte persone vanno dallo psicoanalista, pur non soffrendo di nessun particolare disturbo, ma soltanto per approfondire la conoscenza di sé. Gli psicoanalisti sostengono che questa autoanalisi sia comunque indirettamente terapeutica, in quanto l’accresciuta conoscenza di sé promuove benessere psicologico e, laddove presenti, anche la remissione di sintomi psicopatologici. Essa è indicata solo per pazienti con patologie non gravi, poiché richiede competenze cognitive ed emotive che nei disturbi più importanti sono compromesse. - Lo psichiatra è un medico specializzato nella cura dei disturbi legati a malfunzionamenti organici della struttura cerebrale. Non ha una formazione specialistica in materia di tecniche psicologiche o psicoterapeutiche. Chi va dallo psichiatra con un disturbo psicologico riceverà una cura di tipo prettamente farmacologico. Lo psichiatra, infatti, tra le quattro figure elencate è l’unico che può prescrivere farmaci. I disturbi vengono letti come anomalie organiche del cervello o come presenza eccessiva o eccessivamente bassa di sostanze chimiche normalmente presenti nella nostra attività neuronale.
Mentre lo psicologo ragiona in termini di “mente”, lo psichiatra ragiona in termini di “cervello”. Un po’ come la differenza tra l’hardware, ossia le componenti fisiche, di un computer e il software, cioè i contenuti con i quali ci interfacciamo quando accendiamo il PC.
Chiarite queste distinzioni, ci tengo a dire che ho cercato di scrivere un libro che fosse fruibile dalla maggior parte delle persone, senza la necessità che queste siano ferrate in ambito psicologico, poiché vengono, in alcuni casi, spiegati e ripercorsi concetti di base della psicologia che, per gli addetti ai lavori, solitamente vengono dati per scontati.
Allo stesso tempo, ho cercato con tutte le mie forze di evitare di “scoprire l’acqua calda”, provando a esplorare argomenti che suonino innovativi anche per chi ha familiarità con quest’ambito. Ciò senza diventare autoreferenziale. Ho utilizzato conoscenze note, riconosciute dal mondo accademico per fare riflessioni nuove e inferenze inedite. Credo di avere avuto delle buone intuizioni che possono stimolare e aprire nuovi spunti per la ricerca. I temi trattati nella prima parte esplorano alcuni fenomeni portanti della società attuale e altri che, invece, sono degli evergreen.
Si passa dal fenomeno dell’assuefazione all’uso degli smartphone, all’analisi degli haters, alle reazioni al Covid-19, ai paradossi dei reality, all’osservazione di stalking, femminicidio, al frequente drop out di infermieri o maestre d’asilo e del modo più o meno funzionale in cui reagisce l’opinione pubblica rispetto a tali fenomeni.
E poi ancora: sindrome dello spettatore, bullismo, mobbing, tendenze all’individualismo autistico, al conformismo acritico e all’affiliazione. Vi è poi un’analisi del male, inteso come origine e perpetuazione psicologica delle piaghe sociali, e della tendenza a evidenziare il negativo, come esemplificato dalla nota legge di Murphy, e quali possibili “trucchi” psicologici possono servire a contrastare questa nostra innata propensione. 
Nel trattare questi temi con spirito critico, vorrei chiarire che non mi pongo come un maestrino che si erge e giudica in modo arrogante le cose del mondo, dall’alto di una presunta saccenza inattaccabile; bensì, è proprio perché sono ben immerso nei fenomeni culturali di cui parlo e mi sento attraversato dalle stesse spinte che osservo nei miei simili, che sento di avere maggiore cognizione di causa nel trattare tali argomenti, filtrati, però, dalle mie conoscenze psicologiche.
Vi sono poi riflessioni un po’ meno “pop”, riguardanti teorie psicologiche rivedute e dissertazioni, sempre fondate sui principi accademici, che potranno sembrare spingersi nel campo della filosofia o della metafisica, ma che, per chi non è un rigido fondamentalista del già noto, potranno apparire per ciò che sono, ossia concatenazioni logiche di inferenze plausibili, in cui il mistero della vita e le conoscenze psicologiche, fisiche e tecnologiche si fondono nel provare a trovare nessi verso cui direzionare i nostri meravigliosi, ma sempre migliorabili, strumenti scientifici e conoscitivi.

Non ci sono commenti dei clienti per il momento.

Scrivi il tuo commento

SMARTPHONE DELLE MIE BRAME Psicologia della società moderna

SMARTPHONE DELLE MIE BRAME Psicologia della società moderna

Massimiliano Irenze

Scrivi il tuo commento

Prospettiva editrice sas Via G. Matteotti, 19 | 00053 Civitavecchia (RM) | Italia | P.I. e C.F. 07322481008 | Tel: +39 076623598 | E-mail segreteria@prospettivaeditrice.it