I popoli del Gulag. Strategia etnica del regime stalinista Vedi a schermo intero

I popoli del Gulag. Strategia etnica del regime stalinista

Alessio Trovato

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ISBN 978-88-7418-461-3

12,00 €

Territori 32 | p.235 | ed. gennaio 2008

Le deportazioni degli elementi cosiddetti ‘indesiderabili’ iniziano con la Russia degli Zar già nel XVII secolo.
Elementi ‘criminali’ venivano spediti in Siberia o in Asia centrale a risiedere in campi di lavoro od in semplici villaggi allo scopo di popolare regioni della Russia considerate troppo inospitali perché pionieri, per quanto audaci, potessero di propria iniziativa avventurarvisi. 
Più precisamente, per quanto riguarda le repubbliche baltiche, primo caso in analisi in questa ricerca, un episodio di deportazione di massa si ebbe già nel 1708 quando Pietro I costrinse tutti i cittadini di Tartu e Narva in Russia. Fu Pietro I quindi ad inaugurare la stagione delle deportazioni politiche e la campagna di popolamento forzato della Siberia della quale fecero le spese soprattutto i popoli di confine tra i quali appunto i baltici. Tra il 1823 ed il 1877, il totale degli esiliati in Siberia si calcola intorno alle 773.000 unità. 
Non si può quindi dire che sia del tutto innovativa rispetto alla tradizione del regime precedente l’introduzione da parte di Lenin della sanzione della deportazione. Il regime sovietico introdusse tuttavia, come vedremo, un elemento completamente nuovo che con Stalin si manifestò compiutamente in tutta la sua drammaticità: la deportazione divenne una vera e propria strategia di potere applicata su scala totale.

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