La sauna Vedi a schermo intero

La sauna

Massimo Torsani

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ISBN: 9788894995909

13,00 €

Foglio 89 | p. 239 | ed. novembre 2020

Un’altra indagine del manutentore che investiga, Fabio Marella. Una vicenda che affonda le sue radici nel passato remoto della vittima, quando ancora questa non era nata. Una girandola di colpi di scena che condurranno ad un finale a sorpresa. 
Il nostro eroe sarà coadiuvato dalla nipotina e dai soliti amici.
Contemporaneamente al dipanarsi della vicenda principale, storie di sospetto e tradimento e di maturazione di giovani ed anziani. Tutto nel contesto di un’isola magica, presa d’assalto dai turisti e follemente amata da chi la frequenta, nativi e non: la Sardegna.

Massimo Torsani è laureato in filosofia, ex professore di Lettere, ex operatore culturale presso il Comune di Roma. Attualmente socop lavoratore in un campeggio in Sardegna. Ha all'attivo la pubblicazione del primo episodio delle indagini di Fabio Marella, "Il pastore", 0111 edizioni.

Un giorno dopo 1/3

“Ciao Fabio, come va? Disturbo? Ho bisogno di un favore”.
Alzo la testa dal banco di lavoro, dove sono allineati vari utensili elettrici parzialmente smontati, e mi volto verso l’ingresso dell’officina: “Dimmi pure Eligio, buongiorno”.
“Ieri sera ho calato i palamiti abbastanza a largo. Volevo fare l’ultima pescata perché dopodomani parto, ho il traghetto prenotato, e quindi più tardi devo tirate in secca la barca per avere il tempo di lavarla. Del resto, il campeggio chiude tra qualche giorno. Stanotte però si è alzato un forte maestrale. Non me lo aspettavo.
Pur essendo un vento da terra, fuori ci sono delle onde belle grandi. La mia barca è piccolina ed io non sono molto esperto. Mi accompagneresti con il tuo gommone che è migliore, e poi tu sei più bravo in mare. Ti prego. Vorrei recuperare almeno l’attrezzatura.
Il pesce che ricaviamo dai palamiti te lo regalo. So che stai lavorando ma ho assoluto bisogno. Ti prego…” tutto questo ad un ritmo incalzante e quasi con le lacrime agli occhi.
“Basta” lo interrompo. “Ho capito. Quello che sto facendo lo posso rimandare, e non devi regalarmi nulla. Ci vediamo tra un quarto d’ora alla darsena”.
“Grazie, grazie! Sei un vero amico. Non lo dimenticherò. Se hai bisogno di qualcosa…” lo interrompo di nuovo mettendogli una mano sulla spalla: “Non ricominciare. Stai tranquillo. Non mi devi nulla. A tra poco”. Spengo la luce ed esco dall’officina. Del resto, non ho particolarmente fretta di finire il lavoro. Manutenzione ordinaria: revisione delle attrezzature visto che stiamo per chiudere la struttura, di cui sono socio e tra l’altro, manutentore, e volevo portarmi un po’ avanti.
Passo davanti la direzione e avverto Annalisa, la nostra receptionist nonché socia de Le Ricciole S.r.l. campeggio e villaggio turistico in quel di Lotzorai, Ogliastra, Sardegna, che sto uscendo in barca. Le chiedo anche di chiamare Barbara e di dirle di venire al mio gommone tra dieci minuti. Barbara è la mia adorata nipotina, oltre che mia assistente in barca, sul lavoro e, se la lascio fare, anche nei miei affari di cuore, di cui si impiccia regolarmente. 
Attraverso la pineta fino alla mia casetta. Ne esco con pantaloncini e maglietta al posto della tuta da officina, do un’occhiata al mare che si vede dalla veranda e constato che, in effetti, appena poco lontano dalla riva si fa minaccioso. Poco male, sono uscito in condizioni molto peggiori.
Alla darsena mi aspetta Eligio, in ansia. È vestito come nella pubblicità di un negozio di pesca: salopette impermeabile con stivali, cappello floscio a tesa larga, enorme retino da pesca con manico telescopico in una mano e cestello porta pesci rigido nell’altra. Nel frattempo, si precipita Barbara, correndo con tutto l’entusiasmo dei suoi dodici anni cresciuti tutte le estati al mare e trascorsi, da quando era alta un soldo di cacio, in barca con me. Anche lei è abbigliata stranamente, come se andasse ad una festa in maschera: costume da bagno a mezze maniche con i volant, cuffia da bagno plissettata e ciambella con la paperella alla vita. 
Chiedo loro: “Ma come vi siete conciati? Andate ad una festa in maschera?”.
Mi risponde Barbara ansimando: “Ma zio, c’è mare mosso”
come se questo spiegasse tutto. Tralascio e li faccio salire sul gommone mentre sciolgo gli ormeggi. Salgo a bordo anch’io, avvio il motore e lo dirigo verso il canale di lancio. Come al solito rimango un attimo ad ammirare il panorama di cui non mi sazio mai: a sinistra Santa Maria Navarrese con la spiaggetta, gli olivastri e la vecchia torre edificata per l’avvistamento dei pirati moreschi. A destra il promontorio che racchiude il porto di Arbatax e di fronte a noi gli isolotti di roccia rossa, illuminati dal sole alle nostre spalle. Distrattamente penso che sia strano, visto che di mattina il sole dovrebbe sorgere dal mare, ma sono impegnato al timone, visto che, superato il primo tratto vicino riva, il mare si mostra sempre più agitato. Concentrato nella guida, sento appena la voce di Barbara che mi chiama: “Zio Fabio, zio Fabio!”.
Mi volto e vedo il suo sguardo terrorizzato ed il braccio proteso che indica, dietro di noi, a poppa, un’onda gigantesca che sta per rovesciarsi sul gommone. Stringo forte il timone e… stringo tra le braccia il cuscino mentre apro gli occhi e continuo a sentire la voce che grida: “Zio Fabio, zio Fabio…”.
Mi alzo dal letto, strofinandomi gli occhi, esco dalla camera ed apro la porta della mia casetta, mentre Barbara grida: “Finalmente, non riuscivo a svegliarti”.
Incidentalmente noto che ora è vestita normalmente, con pantaloncini e top. È sempre carina la mia nipotina. Lo era anche nel sogno, quando era abbigliata come in un film muto.
“Zio Fabio, finalmente! Sbrigati, devi uscire subito. Ha chiamato Marcello Deiana e devi andare immediatamente da lui: era agitatissimo. Ha detto che si tratta di un’emergenza. Ti accompagno”. La guardo con aria seccata e le rispondo: “Tu non accompagni nessuno. Se si tratta di un’emergenza non è il caso di avere una bambina tra i piedi!”.
Impazzisco per Barbara ma mi piace anche punzecchiarla. Poi sono ancora stranito per essere stato svegliato bruscamente e con qualcuno me la devo prendere.
Mi guarda con sussiego: “Non sono una bambina e quando avrai bisogno di aiuto me lo dovrai chiedere in ginocchio”.
Si volta e se ne va a passo di marcia, tenendo al guinzaglio il mio cane di cui si occupa tutte le mattine. È proprio un peperino la mia bimba. Rientro in casetta, faccio una rapidissima doccia, mi vesto con le prime cose che mi capitano sottomano ed esco. È una bella mattina, il mare è calmo, non c’è vento ed il sole è sorto regolarmente ad est. In spiaggia ancora pochissimi bagnanti mattinieri e nella pineta un quieto silenzio. Ancora per poco perché in agosto il campeggio è pieno.

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