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Il grano di maggio

Minerva Vivaldi

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ISBN: 9788894995718

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Fiori 82 | ed. ottobre 2020 | p.76

Con fili di ferro hai avvolto
le mie ali complicate.

Dentro a camicie di forza
hai sistemato la mia follia.

Poi qui – su di me –

hai stabilito
i tuoi possessi definitivi.

Non so dimenticare

la fatica di tanta obbedienza.

La bocca furibonda

ancora compone
vagiti di luna.

refazione
Quando Salvatore Quasimodo citava “i filosofi, i nemici naturali dei poeti, e gli schedatori fissi del pensiero critico”, probabilmente intendeva schierarsi a favore dei molti compositori di versi che da una silloge all’altra, o magari nello stesso volume, si sono spesso contraddetti. Il poeta – in effetti – non è chiamato a seguire il filo di una logica stringente, perché può capitare che mentre stia dipanando la matassa di uno specifico sentire, una riflessione inaspettata affiori, una memoria sopita riemerga, un impeto inatteso lo direzioni altrove e allora lo stato d’animo muta e con esso l’atteggiamento, il tono, il discorso.
Inoltre talune antinomie, non di rado, diventano il sale di quelle opere che scoprono la bellezza della libertà espressiva più assoluta sottraendosi alle rigide imposizioni di un tracciato netto.
Prova ulteriore ne è – per l’appunto – questa raccolta di Minerva Vivaldi che si muove a sghimbescio tra partecipazione e distacco, lucore e cupezza, gioco e dispetto, secondo le viscerali determinazioni del proprio essere che di volta in volta spostano l’orbita del cuore, variandone temperatura e tragitto. L’Autrice infatti non riesce a nascondere i fremiti che la guidano per mano, le vibrazioni che la portano sull’orlo degli abissi, le inquietudini che la fanno deragliare: si palesano così alternanze di percezioni e desideri, di paure e certezze, di insonnie e cedimenti totali che le ispirano un lavoro di cesello nato dalla combustione del senso.
Del resto, il catulliano “odi et amo” è da sempre uno dei tòpoi più ricorrenti e dibattuti della letteratura mondiale e la Vivaldi – nell’affrontare questo tema – adotta prospettive e messe a fuoco con cui guarda alle cose senza mai fermarsi alla superficie delle reazioni epidermiche, come in preda a una sorta di divino fulgore deciso a rimescolare tutto nel tentativo di individuarne gli elementi costitutivi autentici e duraturi. Che poi questa ricerca, poiché ardua e insidiosa, non approdi a conclusioni rassicuranti è diversa faccenda.
La sua oscillante condotta emotiva si abbevera di perle di sapienza, di virgulti che fioriscono, di risvegli e bagliori, ma anche di dissidi e arroccamenti, di apnee e ritrosie, di cicatrici e mestizie. Svelatosi in modo inequivocabile il volto ibrido e cangiante del sentimento, l’Autrice trova il coraggio di procedere oltre ciò che è già previsto, decifrato o compreso, indirizzando l’indagine cognitiva fino alle periferie più tormentate dell’anima e – senza indulgenza – inquadra con la lente di ingrandimento quelle scuciture del corpo e dello spirito che si celano dietro ogni ombra, ogni nodo, ogni risvolto.
Non si creda tuttavia che la Vivaldi riferisca postulati astratti e comode proiezioni speculative: nei suoi testi è evidente l’inderogabile adesione alla realtà, lo strenuo riconoscersi attrice protagonista della scena, lo slancio cogente a decodificare il vissuto.
La sua scrittura è il risultato indubbio di un percorso che dal mero abbandono ai tumulti interiori passa necessariamente al loro esame analitico e revisionistico.
Le immagini della Poetessa ricordano – per forza e capacità evocativa – le rappresentazioni icastiche della meravigliosa stagione spagnola di inizio Novecento e rimangono impresse per la loro intensità orfica tanto sono distillate e potenti: la Vivaldi sperimenta felici piroette terminologiche spingendole al limite del cortocircuito, veste di significanza e rigore concetti tratti dal prontuario dell’assurdità, utilizza la parola con una disinvoltura che ha i lampeggiamenti delle lame di Toledo. E non c’è spreco in questo libro, né di addobbi, né di ghirigori, né di intervalli palliativi. La Scrittrice insomma conquista grazie a uno squisito amalgama di stile e contenuto che manifesta per giunta nervature e cromie caratteriali di innegabile spicco. Godiamoci quindi questo canzoniere, dotato di rara efficacia comunicativa, che lascia ben sperare nella qualità lirica delle nuove voci che si affacciano sul panorama letterario contemporaneo. 
Dante Maffia

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