CIVITAVECCHIA E LE SUE ACQUE Terme, acquedotti e fontane nella cartografia e nella letteratura Vedi a schermo intero

CIVITAVECCHIA E LE SUE ACQUE Terme, acquedotti e fontane nella cartografia e nella letteratura

Annalisa D’Ascenzo

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ISBN: 9788894995640

16,00 €

Costellazione Orione 139 -Storia e Politica- | ed. luglio 2020 | p.220

È possibile, oggi, trovare nuovi spunti da cui guardare alla millenaria storia di Civitavecchia in modo da suscitare interesse nei lettori e voglia di approfondire le ricerche nei più giovani?
Con un approccio geostorico, che utilizza fonti di natura diversa, come cartografia storica e letteratura di viaggio, iconografia e panegirici, cronache e documenti d’archivio, in una prospettiva diacronica che cerca di intrepretare i processi territoriali sviluppatisi nel lungo periodo, il libro vuole ricostruire un quadro complesso e articolato delle relazioni instauratesi localmente fra l’uomo e l’ambiente. Le forme di utilizzo delle risorse naturali messe in pratica nel tempo, su tutte le acque termali e le sorgenti potabili, hanno prodotto una ricca stratificazione di tracce materiali e immateriali e un substrato di saperi che costituiscono l’identità della città.
Le strutture di captazione e trasporto che hanno permesso di realizzare magnifiche terme e imponenti acquedotti, oltre a ricollegare strettamente Civitavecchia al territorio circostante, sono indicatori di stagioni di
vitalità su cui può essere costituita l’offerta culturale e turistica per i locali come per i visitatori provenienti da Roma e dal vasto circuito della croceristica.

Annalisa D’Ascenzo, geografa storica, è nata e cresciuta a Roma. Insegna Storia della geografia e delle esplorazioni e Geografia e letteratura di viaggio a Roma Tre, presso il Dipartimento di Studi umanistici. Fa inoltre parte del Comitato scientifico del Laboratorio geocartografico “Giuseppe Caraci” (2006). In ambito accademico organizza mostre e visite di studio, incontri scientifici e divulgativi, tra cui i Seminari Dalla mappa al GIS. Membro delle principali associazioni geografiche italiane, da tempo collabora alle attività del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici ricoprendo gli incarichi di coordinatore della sezione Storia dei viaggi e delle esplorazioni e direttore responsabile della rivista Geostorie. Lavora principalmente sulla cartografia storica come fonte per comprendere, a varia scala, l’evoluzione della conoscenza umana del territorio, in particolare tra la metà del XV e il XVII secolo.
La sua produzione scientifica è il risultato della partecipazione a vari gruppi di ricerca, nazionali e internazionali.

Questo saggio monografico è il risultato di un lavoro intenso e appassionato, condotto dall’autrice, componente di primo piano nell’attività scientifica svolta dal Gruppo nazionale di lavoro dell’Associazione dei Geografi Italiani sul tema “Dai luoghi termali ai poli e sistemi locali di turismo integrato”, costituitosi una quindicina di anni or sono. Da quando gli interessi di ricerca del Gruppo sono stati estesi all’heritage termale Annalisa D’Ascenzo ha contribuito con una prima indagine geostorica dedicata a Civitavecchia, presentata al Convegno svoltosi presso l’Università degli Studi di Catania dal 20 al 22 maggio 2013 sul tema “Luoghi termali della memoria, luoghi turistico-termali di consolidata tradizione e sistemi turistici locali wellness-oriented” (Rocca, 2014), seguita da una seconda ricerca, riguardante le Aquae Apollinares, indicate nella Tabula Peutingeriana tra la Via Tarquiniese e la Via Clodia, presso il lago di Bracciano, analizzate come patrimonio termale antico da riscoprire e valorizzare: attraverso un’analisi accurata delle carte storiche, l’autrice ha avuto modo di identificare le Aquae Apollinares soprattutto con le sorgenti di Stigliano, collegando invece i Bagni di Vicarello con le acque sgorganti presso il Vico Aurelii.
Questo interessante e originale contributo è stato presentato in occasione del Convegno svoltosi presso l’Università Cattolica di Milano il 12-13 aprile 2018 sul tema “Per la valorizzazione dei luoghi dell’heritage termale e lo sviluppo del turismo wellness-oriented” (Rocca, Sechi Nuvole, 2019).
Sulla base di queste premesse ben si comprende come Annalisa D’Ascenzo, studiosa orientata fin dai suoi primi studi verso ricerche approfondite di geo-cartografia storica, sia riuscita intelligentemente a sviluppare una monografia, intitolata “Civitavecchia e le sue acque. Terme, acquedotti e fontane nella cartografia e nella letteratura”.
Si tratta di un lavoro, certamente non facile, di risistemazione e aggiornamento di precedenti e di attuali ricerche, opportunamente integrate da conoscenze, che l’autrice ha avuto modo di approfondire e interpretare con spirito geografico attraverso l’analisi di un ricco apparato di carte storiche e di fonti letterarie.
Il saggio si articola in due parti: nei primi due capitoli, seguendo una prospettiva crono-spaziale, il caso di Civitavecchia è periodizzato, individuando anzitutto due cicli di vita di lungo periodo nella gestione delle acque: un primo ciclo vede il suo inizio nella costruzione delle terme di Centumcellae, seguite da altri importanti fatti territoriali, come la fondazione della città romana con il suo acquedotto, lo svilupparsi dell’attività termale e la sua successiva decadenza; un secondo ciclo, invece, riguarda la rinascita dell’uso delle acque e delle cure termali a Civitavecchia a partire dal Cinquecento. La prima parte si conclude con le vicende legate al termalismo nel periodo compreso tra Ottocento e primo Novecento. Nel terzo capitolo, invece, Annalisa D’Ascenzo cerca di far dialogare le carte e l’iconografia con una relazione di viaggio scritta a inizio Settecento dal domenicano Jean-Baptiste Labat, che, avendo vissuto a Civitavecchia per oltre sei anni, ebbe modo di descriverla nei minimi dettagli, con una percezione puntuale dello stato in cui versavano in quel particolare momento storico le sorgenti termali, i bagni, le terme e le altre risorse idriche, di cui si riportano e si interpretano alcuni brani particolarmente interessanti.
In tutto il volume il rigore metodologico si coniuga ad una non comune chiarezza strutturale ed espositiva: infatti i contenuti di alta divulgazione scientifica presenti nei primi due capitoli, costituiscono la necessaria premessa all’interessante fonte letteraria, offerta dalle memorie di Labat, che l’autrice ha saputo analizzare estrapolando ogni aspetto utile alla ricostruzione della geografia di un centro urbano, così come era stata percepita da un osservatore privilegiato a inizio Settecento.

Giuseppe Rocca
Università degli Studi di Genova

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