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La Compagnia Bella

ISBN: 9788894995831

13,00 €

Lettere 340 | ed. luglio 2020 | p.102

A cavallo tra gli anni ’60 e ’70, quando la tecnologia era solo un pensiero futuro e inesplorato, le amicizie si consolidano e si amplificano in un gioco fatto di sfide e incontri. Un gruppo di amici diversi tra loro, ma speciali nelle loro differenze, legati dal desiderio di evasione, lontani da genitori fin troppo rigidi e severi, continuamente solleticati da contraddizioni tipiche di un'età giovane e acerba. Anni di sacrifici e restrizioni ma divertimenti puri fatti da adolescenti privi di limiti e senso di discrezione, sempre uniti ad un pizzico di follia vissuta su uno squarcio della periferia romana.
Un' allegra brigata composta da ragazzi della strada, rafforzata attraverso ironia e gioco di sguardi; una squadra che, tra battute in puro stile romano e avvicinamenti tra figure femminili sfuggenti, imparerai a comprenderli come tanti fratelli minori. Le stesse ragazze presenti nella storia, saranno pilastri di moralità e simbolo di indipendenza forte e concreta, idealizzati in personaggi tangibili nella vita comune.
Un legame consolidato nel tempo e percorsi estremi, l'amicizia fatta di spalle su cui piangere e consigli dettati dalla poca esperienza ma validi per sostenersi a vicenda.
La compagnia bella è l'emblema di antichi valori persi e rilancia nuove prospettive; una libertà imprescindibile guadagnata nel tempo, percorsa da sconfitte e vittorie, allegria e delusioni, una solenne amicizia che nella vita bisogna cercare e tenerla vicino per sempre.

 

Immagine di copertina a cura di Giuseppe La Greca


luigi

Luigi Pisti, abbreviazione di Pistininzi, nasce a Roma nel 1955 e cresce nella periferia romana.
Terminate le scuole tecniche ha cominciato a lavorare come impiegato in una ditta per poi scoprire la sua passione nel settore della vendita, prima nell’editoria e proseguendo l’attività con successo, proponendo spazi pubblicitari agli albori della televisione privata e altri prodotti commerciali.
Dipendente per trent’anni di una azienda comunale di Roma ha poi fatto esperienza nella ristorazione con tutta la famiglia.
Nel 2019 viene pubblicato il suo primo libro “Un Uomo al Bivio”, frutto di una passione che coltiva da alcuni anni, con numerose letture scrivendo brevi racconti, saggi e riflessioni di tipo spirituale.
Questo suo secondo lavoro letterario è in linea con la sua crescita migliorando molto la sua scrittura, alleggerita da dettagli prolissi.
È un autodidatta e grazie alla sua buona dialettica è riuscito a realizzare anche questo libro con uno stile e un linguaggio comprensibile, semplice ed efficace, nonostante non abbia approfondito gli studi delle materie umanistiche. È possibile contattarlo all'indirizzo di posta elettronica luigi.pistininzi@libero.it

I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un’innocenza soffusa di ingenuità, una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita.
Fred Uhlman


Un tempo, neppure troppo remoto, nel quartiere di Centocelle a sud-est di Roma viveva un gruppo di amici scaltri e senza paura e ne avrebbero combinate di tutti i colori, tanto da lambire pericolose connivenze. Erano cresciuti insieme e col passar degli anni avevano imparato ad essere tolleranti fra loro, spesso somiglianti negli atteggiamenti e con un’intesa straordinaria fino a condividere i profondi segreti, nonostante ognuno avesse un carattere proprio e una diversa personalità; la fratellanza la dimostravano ogni volta con l’abbraccio sincero. Ma più eloquente era il sentimento che li guidava: il senso della libertà a cui nessuno era disposto a rinunciare; esprimersi liberamente per loro era imprescindibile.
L’avevano trasmessa l’uno all’altro per imitazione?
Oppure proveniva da una sequèla parentale?
Potrebbe essere stato anche così ma è lecito pensare che, a far nascere il senso di libertà, siano state le scelte decise dalla mente di ognuno, che fossero creative o bastian contrarie, dai battiti dei loro cuori eccitati dalle forti emozioni e dalle loro passioni impulsive che muovevano ogni cosa senza una direzione prestabilita.
Sta di fatto che sentirsi liberi non era solo un concetto ma era il principio, il primo pensiero all’alba di un risveglio che fin da subito li slegava dalla camicia di forza imposta da una esistenza per nulla semplice. Loro non davano per scontato che essere liberi volesse dire educazione, tantomeno rispetto; tale pensiero era destinato a chi li urtava sulla loro strada, agli antipatici o a quelli sempre pronti agli eccessivi moralismi. Non davano peso nemmeno all’autorità degli adulti, a meno che non erano utili per i loro interessi.
Con il passare del tempo la squadra si era assottigliata, erano rimasti coloro che avevano legato di più, che avevano molte cose in comune e avrebbero fatto un lungo cammino insieme. Nessuno avrebbe prevaricato gli altri da vincoli subalterni.
Tutti vissero la propria esistenza con dignità e sacrifici.
Nessuno sarebbe rimasto indietro.
Eccoli là, una parte di quelli rimasti, lo zoccolo duro, un giorno d’estate del 1970 seduti al bar del sor Mario a gustarsi due birre e due gazzose in sette.
“Aho voi due, annate a pagà la bevuta, ve tocca, avete perso a bijardino co tutti” disse Mommoletto in modo sbrigativo a Cico e Scarpone.
“Ma io li sordi l’ho messi nel bijardino, nun c’ho più una lira” replicò il rotondetto Cico, il più piccolo del gruppo, scuotendo le sue tasche vuote.
“Io nun ce l’avevo nemmeno prima” seguì a dire il roscio Scarpone, un pò sconsolato.
“E mo chi paga?” si lamentò seccato Gajardone il sapientone.
“Ma ‘ndo vanno sti due, so-so sempre scannati, dai mettemo ‘na piotta per uno e pagamo er conto” suggerì con giudizio Zagaja.
“Io c’ho solo mezza piotta” partecipò solerte Gargarozzo e pose il suo soldino sul tavolo.
“Tu bevi più dell’altri e paghi sempre de meno” lo riprese Mommoletto.
Nizza, peloso dalla testa in giù sempre poco loquace mise la sua parte senza fiatare.

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