Dove il sole sorge prima. Storie di sport e ribellione Vedi a schermo intero

Dove il sole sorge prima. Storie di sport e ribellione

Giacomo Postinghel

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ISBN: 9788894995732

13,00 €

Sport & Benessere 12 | ed. marzo 2020 | p.84

sport e politica sono sempre stati intrecciati nel corso della storia, spesso è stata la politica ad usare lo sport come strumento di propaganda e controllo sociale, quest’opera racconta di quando lo sport è sfuggito dal controllo politico e si è fatto protesta. È una raccolta di storie di sportivi che in qualche misura si sono ribellati: a regimi dittatoriali, a sistemi oppressivi, a giudici di gara o solo alla sorte.
sono racconti che spaziano nel tempo e fra le discipline, collegati da un filo rosso ben visibile: i protagonisti provengono tutti dall’est, dall’estremo oriente fino all’est europa. Uomini e donne sconosciuti ai più, dimenticati da tanti, all’apparenza appartenenti ad un altro mondo, ma che in realtà parlano a noi, oggi.
ecco così dipanarsi nel corso delle pagine le vicende di peter Norman, son Kee-chung, shizo Kanakuri, olivér Halassy, Károly Takács, Helmut Duckadam, věra Čáslasvká e molte altre comparse.

Giacomo Postinghel è nato nel 1988 e vive a Trento.
Il suo primo ricordo sportivo è il record dei 200 m di Michael Johnson alle Olimpiadi di Atlanta.
Nel 2018 ha vinto il premio V. Gentile con il suo romanzo d’esordio “Cammina, non correre”.
Dopo aver camminato, ha deciso di raccontare le storie di chi ha corso

Nessun’altra forma d’arte è stata così rappresentativa di un periodo storico come la fotografia per il Novecento. Strumento perfetto per narrare un’epoca così ricca di azione, ha forse contribuito, immortalando momenti effimeri, a suggellare la frenesia di quegli anni. Spesso per caso, riprendendo eventi sorprendenti, non preventivabili. Vedasi piazza Tien An Men – non potevo non citarla raccontando di ribelli orientali. O, appunto, il podio dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico. I fotografi erano ovviamente presenti come ad ogni premiazione, ma John Dominis si aspettava solamente di fare il suo bel servizio sportivo, di certo non di scattare quella che la rivista Life ha definito la sesta foto più dirompente del Ventesimo secolo.
John Dominis aveva 47 anni, al collo la sua Nikon F Photomic TN 1967. Rimase sorpreso come tutto lo stadio, come tutto il mondo, da quel gesto, ma reagì da fotoreporter, si avvicinò e scattò. Tommie Smith è al centro e il suo braccio destro teso slancia l’immagine verso il cielo nero di quella notte d’ottobre. Occhi chiusi, testa abbassata, corpo rigido in tensione. Si aspetta uno sparo da un momento all’altro. A destra nella foto, l’altro protagonista, John Carlos. La sua posa sembra più rilassata, il braccio sinistro non è teso come il destro di Smith, la felpa di rappresentanza è slacciata e sotto si vedono delle appariscenti collane colorate, gli occhi sono aperti, sempre vigili. Il modo di reagire al pericolo di un ragazzo del Bronx. “Se sentiamo uno sparo ci buttiamo a terra, almeno uno dei due si salva”, così si erano messi d’accordo. Non si vedono i piedi scalzi di Carlos, non ci stanno nell’inquadratura.
Le uniche scarpe visibili sono le Puma che si è tolto Tommie Smith. A sinistra nella foto, il terzo incomodo, una comparsa, una presenza involontaria, casuale, scusate se sono passato di qui, vorrei essere in tutt’altro posto, quasi quasi era meglio arrivare quarto. Peter Norman, australiano, che non vede quello che sta succedendo alle sue spalle – le bandiere sono a destra del podio e gli atleti sono girati. Ma lo intuisce dal silenzio surreale calato nello stadio: pure l’inno hanno smesso di cantare. Se si decide di fissare lo sguardo su di lui, dimenticandosi per un attimo dei pugni neri alzati, ci si accorge che sembra quasi ridere sotto i baffi. Peter Norman non è finito in quella foto e in questa storia soltanto perché ha sorpreso tutti arrivando secondo dietro Tommie Smith. E questo nonostante John Carlos fosse partito veramente forte in quella finale.

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