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le facce della menzogna

Mariano Fontaine

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ISBN: 9788897911763

14,00 €

Foglio 86 | ed marzo 2020 | p. 160

“Le facce della menzogna” è un thriller attuale dalle marcate connotazioni noir. Alienato, oscuro, estremamente pulp con rappresentazioni reali direttamente derivate dalla crime investigation, si districa attraverso molteplici vicende disturbanti nella loro tangibile crudezza.
Ambientato nel contesto suburbano della Boston contemporanea, racconta la storia dell’evaso Dave, psicopatico dalla personalità multipla che vaga per la città come un feroce predatore a caccia di vittime innocenti. Sulle sue tracce, Jonathan Smith, duro agente FBI accompagnato dalla sua inseparabile GLOCK 19 Parabellum da 9mm. L’intreccio narrativo si sviluppa psicotico in un contesto suburbano fatto di stazioni ferroviarie abbandonate, decadenti casermoni industriali popolati da homeless, locali a luci rosse, pusher, gang armate e prostituzione dilagante, in un irrefrenabile vortice di sesso, violenza e disagio sociale.
Caratteristica predominante di ogni pagina è la sensazione di estrema disarmonia generale, come se un fato ineluttabile e crudele fosse pronto ad inghiottire persino il lettore, oltre ai protagonisti. Lì dove umanità ed indulgenza sono vuote parole che un mondo allo sbando ha ormai irrimediabilmente dimenticato.
Proprio quando moralità e giustizia finiscono di esistere ha inizio questa storia.

fontaine

Mariano Fontaine, classe 1970, si definisce un “agitatore culturale per necessità esistenziale”.
Descrizione azzeccata per un ex commerciante di musica pesante, ex “divulgatore di fumetti”, ex “fanzinaro”, ex chitarrista, ex organizzatore di concerti, ex discografico, ex tuta blu metalmeccanica ed ex attivista sindacale (quando fare sindacato era, dice lui, un’arte). Forgiato da tali esperienze di vita, decide di dedicare la sua anima, oramai irrimediabilmente corrotta, all’altra sua grande passione: la scrittura. Nel 2014 esordisce infatti per Mondo Studio Edizioni con “Non siamo rockstar”, dove racconta gioie e dolori di una band che, nonostante titanici sforzi, resterà confinata nel mondo dell’underground.
Nel 2019 concede il bis pubblicando per Albatros “Ultimo live a Bowling Green”, romanzo psychothriller-rock ambientato negli States agli albori degli anni ’90, i cui protagonisti sono i Nationfire, altro gruppo di spiantati idealisti del music business.
“Le facce della menzogna” è il suo primo thriller psicologico e si augura che possa veramente piacerti. Lui assicura di averci messo tutto sé stesso nel realizzarlo. Precisa però che tutto ciò non sarebbe mai potuto avvenire senza l’aiuto del suo grande amico di sempre, Mr. Cristiano Mastrangeli, consigliere ed editor di gran classe.
Altro da aggiungere? Ama la sua Stefy, sua figlia Giulia, mom, daddy and sister. Respira a pieni polmoni musica provocatoria, si nutre voracemente di fumetti Bonelli, odia falsità e luoghi comuni, crede nella giustizia sociale, detesta il razzismo e suoi derivati.
Ok, finito.

Quasi cinque milioni di abitanti ne fanno una delle città più popolose degli States e, come ogni metropoli, presenta quelle zone dichiarate off limits per tutti... o quasi. Roxbury è proprio una di quelle. Anzi, è la più infida in assoluto. Sono circa sessantamila i residenti di quest’area, considerata tra i quartieri più pericolosi degli interi Stati Uniti d’America, con un tasso di criminalità superiore del trentanove percento rispetto alla media nazionale.
Cadde tristemente in disgrazia a causa dello spaccio di crack alla fine degli anni ’80 per mano di Darryl Within. Un autentico genio del crimine autoproclamatosi Dio: cresciuto a pane, sangue, Bibbia e pallottole calibro 38 in quella latrina che era il carcere minorile di Spofford Youth House. Che non poteva non essere situato se non in quell’inferno denominato Bronx, a New York City.
Cazzo, a dodici anni già si era sparato sei anni di galera, rapinando dai supermercati alle banche, compresi pusher e puttane.
Niente e nessuno potevano incutergli timore: un predatore del male che avrebbe fatto arrossire persino criminali più famigerati.
Mosso da un’astuzia ferina e dalla sete del guadagno facile, si trasferì con armi (poche) e bagagli (nulla o quasi) qui a Boston proprio nel periodo d’oro del commercio della coca. Manco a dirlo: possedeva un fiuto particolare per gli affari di un certo tipo. Era il 1986: sembra trascorsa un’era geologica, ma era soltanto il 1986.
E riuscì ad importare tonnellate di crack da far invidia ai Narcos colombiani, arrivando a costruire un impero valutato, per difetto, undici milioni di dollari!
Orchard Park, Bump Road per capirci, era un deposito di stupefacenti ventiquattr’ore su ventiquattro e si incassavano fino a centomila dollari al giorno.
Si vociferava che la sua fosse una gang enorme, composta da più di cento discepoli che lo adoravano veramente come fosse stato un messia sceso in terra. Però i New York Boys non scherzavano, pregavano Dio e la sua reincarnazione terrena ma se non gli andavi a genio, non avevi scampo: o fottevano la tua donna o, se ti andava bene, ti tagliavano l’uccello.
Era una delle più grandi gang che abbia mai solcato il suolo americano e, per farvela breve, da queste parti, oggi, non è cambiato nulla.
Proprio qui, tra le villette a schiera piene di randagi tossici di qualsiasi tipo, sono passati gangster e malavitosi di ogni risma.
Pure l’aria che respiri è insalubre.
Esiste il motto tossico perfetto del dare per avere.
Tutto qui è commercializzabile.
In tutti i modi.
Mai vista, infatti, una quantità simile di minorenni troie completamente strafatte di crack come a Roxbury. Per loro la droga è gratis in cambio di sesso senza sosta: “sleep all day, fuck all night” è più di un semplice modo di dire, è uno stile di vita.
Ammesso che questa possa definirsi vita.
E sì, Orchard Park è un sordido luogo di degrado sociale: puttane, omosessuali e spacciatori che convivono insieme alle droghe più impensabili.

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