IL TOTALITARISMO IN HANNAH ARENDT significato ed eredità Vedi a schermo intero

IL TOTALITARISMO IN HANNAH ARENDT significato ed eredità

Salvatore Severi

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ISBN: 9788894995633

14,00 €

Costellazione Orione 134 -Storia e Politica- | ed. gennaio 2020 | p. 72

Iniziarono distruggendo la personalità giuridica: migliaia di individui furono posti al di fuori della legge, privandoli dei diritti di cittadinanza e di proprietà.
In seguito, giustificarono la loro deportazione come una misura di polizia e di custodia preventiva.
Successivamente, annullarono la personalità morale e la struttura relazionale che presiede alla costituzione di un senso morale. Venne imposto di scegliere tra il tradimento dei propri amici, sapendo di condannarli a morte, o la salvezza della propria famiglia. Gli stessi perseguitati divennero complici dei loro aguzzini, annullando ogni distinzione tra carnefice e vittima.
Infine, annientarono la personalità individuale, trasformando gli uomini in cadaveri viventi. Durante il trasporto nei lager, uomini, donne e bambini vennero ammassati in vagoni per il bestiame a calci, pugni e spintoni, lasciandoli per giorni senza spazi vitali. Umiliarono il corpo, calpestarono la dignità e distrussero la personalità. Il totalitarismo perseguì il potere totale e, per averlo e mantenerlo, trasformò l’uomo in una marionetta.

“Chi sa di poter dissentire sa anche che, in qualche modo, quando non dissente esprime un tacito assenso”
Hannah Arend

Salvatore SEVERI nasce a Cesena. Diplomato presso l’Istituto Tecnico Aeronautico “F. Baracca” di Forlì, frequenta il corso di Allievo Ufficiale dell’Aeronautica Militare. Consegue presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, la Laurea Triennale in “Sociologia e Scienze Criminologiche per la Sicurezza”, la Laurea Specialistica in “Sociologia della Salute e degli Stili di Vita” e, con Lode, la Laurea Magistrale in “Cooperazione Internazionale e Tutela dei Diritti Umani nel Mediterraneo e in Eurasia”. Presso l’Università “Niccolò Cusano” di Roma consegue, con Lode, il Master Universitario in “Scienze Criminologiche, Investigative e della Sicurezza”. Autore dei Saggi “Il Linguaggio Politico dell’Islam”, “Verso l’Islamizzazione dell’Europa?” e “Diritti Umani nei paesi arabo-islamici: particolarismo o universalismo?”, editi da Prospettivaeditrice.

INTRODUZIONE

Il XX secolo è stato definito in molteplici modi: il secolo breve da Hobsbawm, il secolo della tecnica, il secolo degli orrori, oppure il secolo di Hitler e Stalin da Todorov. Oltre a queste definizioni non dobbiamo dimenticare quella che indica il ‘900 come il secolo che ha visto la nascita di un nuovo tipo di regime: il totalitarismo. Termine contestato fin dalla sua etimologia, criticato nella sua capacità esplicativa e nel suo vero significato. Il presente studio si propone, pertanto, di ricostruire l’intricato percorso di tale concetto per riportarne alla luce le diverse interpretazioni, in merito alle sue caratteristiche peculiari e al significato a esso
attribuito nei diversi momenti storici. Per questo motivo sono state approfondite e prese come riferimento le opere di Hannah Arendt, grazie alle quali è stato possibile comprendere alcune “scomode” verità sul totalitarismo.
Nei tre capitoli in cui si articola questo testo, il totalitarismo viene analizzato in relazione a vari aspetti. In primo luogo si è cercato di operare una ricostruzione della storia e dell’uso di tale espressione nei diversi contesti storici e culturali. L’attenzione è stata, poi, rivolta a una delle autrici più discusse tra coloro che hanno affrontato l’argomento: Hannah Arendt. Nella prospettiva dell’autrice il totalitarismo è una forma di dominio assolutamente nuova nella storia, differente da ogni altro tipo di regime.
Per la prima volta, infatti, un’ideologia, tendente a costruire un presente annullando il passato si è trasformata in realtà, attuando un processo di decostruzione e ricostruzione dell’essere umano. In ultimo, è stato messo a tema il confronto tra la nostra società e quella che portò alla nascita dei totalitarismi, evidenziando eventuali analogie. Comprendere come e perché nel secolo scorso si affermarono dei regimi totalitari fondati sul terrore può fornire le risposte a quelle questioni poste dalla modernità, a cui le democrazie non sono ancora giunte a spiegazioni unanime.
Nel primo capitolo sono state ripercorse le tappe salienti della genesi concettuale del totalitarismo. Viene ricostruito il percorso che vede dapprima il formarsi del termine, poi l’articolarsi del concetto e da ultimo il nascere di vere e proprie teorie e interpretazioni sullo stesso. Dall’evoluzione storica del termine emerge che esso affonda le sue radici in un periodo ampiamente antecedente l’epoca della contrapposizione Est-Ovest e che alla sua costruzione non partecipano solo autori liberal-democratici ma gli stessi sostenitori e fautori del regime. Per meglio comprendere e contestualizzare il termine, viene svolta a conclusione del capitolo, una comparazione tra nazionalsocialismo e stalinismo. E’ proprio tale accostamento che ha reso questa nozione così contestata, perché per la prima volta sono stati forzati i confini politici tra destra e sinistra. La storia e l’interpretazione del totalitarismo è stata a lungo espressa in maniera incompleta a causa dei suoi potenziali usi ideologici, in quanto considerata arma di delegittimazione del comunismo da parte dell’Occidente. In ogni caso il confronto tra comunismo sovietico e nazional-socialismo tedesco, nelle sue simmetrie e asimmetrie, si mostra come l’unico strumento interpretativo in grado di fornire un significato unitario al lato più tragico del XX secolo.
Il secondo capitolo è incentrato sull’analisi del pensiero dell’autrice, dal quale trae senso questa dissertazione. Hannah Arendt è una pensatrice senza barriere accademiche e ideologiche e in tutte le sue opere emerge la necessità di comprendere chi siamo e ciò che accade intorno a noi. Per questo motivo l’oggetto verso cui si indirizza con forza il suo desiderio di comprensione è appunto il totalitarismo. Viene ripercorsa, in questa parte della dissertazione, l’analisi di una delle sue opere che, più di ogni altra, ha suscitato ammirazioni e critiche: “Le origine del totalitarismo”.
Nel ricercarne le cause, ha voluto delineare la possibilità di considerare l’evento nella sua unicità nonché eccezionalità. A tal fine, particolare riguardo è posto all’analisi dell’antisemitismo e dell’imperialismo che, per la Arendt, costituiscono fattori che prepararono il terreno al sorgere del nazismo e dello stalinismo. Questo, tuttavia, non significa che tali regimi siano stati inevitabili, in quanto, per la filosofia, il passato non determina l’avvenire poiché questo è sempre indeterminato e libero; ma ciò non toglie che alcuni fenomeni abbiano reso più probabile il suo avvento. La trattazione prosegue con i meccanismi di funzionamento dello stato totalitario: l’ideologia, il terrore e l’organizzazione del partito unico. Ma, il punto focale, opportunamente approfondito, è la società di massa. Solo attraverso questo fenomeno è possibile spiegare la facilità con cui un numero elevato di persone si sia lasciato infervorare da una propaganda così aggressiva e distruttiva. Il capitolo si conclude rimarcando l’elemento che rappresenta la novità assoluta, per quanto orrenda, del totalitarismo: il campo di concentramento. L’ideologia unita al terrore ha come fine l’annientamento dell’uomo attraverso la distruzione delle sua personalità giuridica, morale e individuale, rendendolo superfluo persino a se stesso. In ultimo, viene analizzato il processo al gerarca nazista Eichmann che ha messo in luce chi erano effettivamente gli esecutori materiali dei crimini compiuti nei lager. Questi non sono altro che uomini comuni, normali, deresponsabilizzati e profondamente distaccati dalla realtà che li circonda, nel rispetto e nell’obbedienza di ciò che il regime propagandava. Ed è proprio su questa considerazione che la Arendt formula l’idea del male come mancanza di pensiero, definendolo appunto “banale”.
Nel terzo capitolo vengono evidenziati gli echi totalizzanti tutt’ora presenti nella nostra società affinché possano essere riconosciuti e vinti. Per alcuni aspetti si può affermare che determinate caratteristiche del totalitarismo non sono più riproponibili, ma per altri si deve costatare che alcune dinamiche totalitarie sembrano ancora oggi riapparire con notevole vigore. Dagli studi della Arendt emerge come gli elementi totalitari siano riusciti a sopravvivere nonostante la caduta dei regimi. Essi, infatti, sono una tentazione molto forte quando si vive in condizioni di miseria politica, sociale ed economica. In Europa, il nazismo e lo stalinismo hanno causato un trauma talmente forte che difficilmente se ne potrà vedere un ritorno, ma le minacce di un riflusso non sono mai scomparse totalmente. Quello che emerge è proprio la necessità di comprendere, (termine tanto caro alla Arendt), quelle che sono state le origini del totalitarismo in maniera critica e senza falsi moralismi. È necessario evitare di prendere quel che andava bene nel passato, chiamandolo semplicemente retaggio e scartare il cattivo, considerandolo un peso morto. Un uomo che non è in grado di razionalizzare la storia è un uomo che non è in grado di riconoscere quello che sta facendo, è un uomo in grado di commettere il male. Un male banale perché non è sorretto da alcuna volontà, da nessun motivo razionale. E’ proprio questo quello che emerge nella parte finale di questa dissertazione.
L’uomo deve cercare di fondare una morale della politica, che si estrinseca in una presa di coscienza sul ruolo che ha nel mondo, affinché non accada più che posto di fronte a due strade scelga quella dell’irrazionalità.

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