IL RIMEDIO Viaggio nel bosco delle religioni Vedi a schermo intero

IL RIMEDIO Viaggio nel bosco delle religioni

Alberto Treccani Chinelli

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ISBN: 9788894995565

14,00 €

Costellazione Orione 131 -psicologia e sociologia - | p.154 | ed. settembre 2019

 

Ormai vecchio, e sempre più vicino alla fine, l'autore decide di iniziare un viaggio nel mondo del sacro, forse con la speranza di ritrovare una fede persa da molti anni. Ha così modo di approfondire la conoscenza delle religioni più seguite (ma anche di molte “minori”), e di vagliare la fondatezza di alcune certezze, quali “Dio è amore”, “Le religioni sono al servizio della pace” e “La preghiera protegge il mondo”. Il saggio si conclude con un sonetto.

Immagine di copertina “Il volo dello sciamano" (arte eschimese)

Nato a Milano nel 1939 Alberto Treccani Chinelli vive da quarant'anni in Liguria. Ex dirigente d'azienda nel settore dei trasporti marittimi internazionali, appassionato di filosofia, storia delle religioni, cinema e musica jazz, ha pubblicato: “Sonetti pedestri” ed. Busco – Rapallo (2010); “Tre nobili scalate (Mito, filosofia, religione)” Marco del Bucchia Editore – Viareggio (2016); “Rotaie di celluloide (Il treno nel cinema...e non solo)” Prospettiva Editrice – Civitavecchia (2018).

Nel “Sacro bosco”

Il continente asiatico vanta le montagne più alte, le maggiori depressioni e antichissimi centri di civiltà. Quando l’Europa viveva nelle barbarie, l’Asia offriva forme progredite di aggregazione sociale, abbellite dalle arti e animate da elevata spiritualità. I centri di maggiore importanza erano la Bassa Mesopotamia, nell’Asia anteriore; la valle dell’Indo e quella del Gange nella parte centrale, e la Cina. Non dobbiamo dunque sorprenderci se questo continente vanta la paternità di tutte le grandi religioni: confucianesimo, taoismo, induismo, buddhismo, shintoismo, giainismo, zoroastrismo, ebraismo, cristianesimo e islamismo, vi sono nate. 
Quali potrebbero essere le origini dell’atto religioso? Primus in orbe deus fecit timor dice Petronio, cortigiano e scrittore romano (27- 66 d.C.), attribuendo alla paura la nascita degli dei. Prima di lui l’epicureo Lucrezio (96 – 54 a.C.), nel poema De rerum natura, evidenziava l’esistenza di una relazione tra paura e nascita delle
divinità, convinto che il superamento dell’ignoranza avrebbe, poco alla volta, liberato l’umanità dagli dei:

E se la paura stringe i mortali
è perché vedono in terra e nel cielo
accadere fenomeni senza poterne
scoprire le cause; e pensano quindi
che a produrli intervenga una forza divina.

 

Così non è stato, e lo sviluppo della conoscenza scientifica non ha seppellito le religioni. Curiosando nella storia del pensiero filosofico si incontrano teorie che le mie due compagne di viaggio definiscono ridicole e che, a grandi linee, sono classificabili in due categorie: a) la religione come ideologia e b) la religione come dimensione originaria dell’uomo. In esse troviamo: la religione come falsa conoscenza; come sentimento comune di minorità (caratteristico di tutte le culture); come senso di precarietà; come sentimento depressivo al quale si cerca di porre rimedio con le pratiche di culto; come paura della morte; come bisogno di dare ordine al caos; come alienazione inconsapevole e allucinatoria; come mysterium tremendum; come qualcosa di “completamente altro”; come oppio dei popoli; come senso di indegnità e bisogno di espiazione; come categoria a priori che ha radici nell’anima ed è sottratta al divenire storico; come fatto collettivo utile alla conservazione della società e della vita quotidiana. Credulità e Ingenuità mi chiedono di non dar peso alla follia dei filosofi, e di ascoltare la voce della Chiesa che, con chiarezza, spiega origini e finalità dell’atto religioso prodotto dalla fede:
La fede, dono gratuito di Dio e accessibile a quanti la chiedono umilmente, è la virtù soprannaturale necessaria per essere salvati. Così recita il Catechismo. Pieni di speranza alziamo lo sguardo al cielo, timorosi lo abbassiamo, creando un tramite tra noi e il divino. Ciò riesce meglio nei luoghi sacri, dove cielo e terra si fondono e si manifesta l’umano bisogno di venerare entità superiori, potenze esterne e autorevoli, per le quali nutriamo soggezione, timore, fiducia, speranza.
Bighellonando qua e là nel “Sacro bosco” ho notato che le grandi religioni, per lo più immaginate come organismi monolitici immutabili nel tempo, sono in realtà paragonabili ad alberi muniti di rami e ramoscelli.



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