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Da che pulp

Anna Maria Ardito

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ISBN: 9788894995602

13,00 €

Lettere 337 | ed novembre 2019 | p. 154

Lecce, 2003. Frida, studentessa fuorisede e doppiatrice di cartoni animati, è la cantante delle Ragadi, una scalcinata rock band, e ha una vita sentimentale movimentata, tra la relazione con la timida Liliana e gli incontri con Peppino, un quarantenne dalle strane abitudini sessuali, proprietario di un negozio di articoli religiosi. Intanto, il nuovo bassista delle Ragadi, Benny, innamorato della misteriosa Marlene, si trova ad affrontare un problema di sdoppiamento della personalità ai limiti della possessione, che lo trasforma, da studente serio amante del rock alternativo in un satiro ossessionato dal pop italiano.

Anna Maria Ardito è nata a Cerignola (FG) nel 1970. Dopo la laurea in lettere classiche ha insegnato per alcuni anni a Milano, quindi si è trasferita a Gallipoli. Ha pubblicato alcuni racconti in antologie e riviste online e, in self editing, un romanzo fantastico per ragazzi, Viola e Vanessa, detective del paranormale.

PARTE PRIMA: 2003
BENNY

Quando Benny si svegliò un mattino da sogni di rock and roll inquieti, si accorse che quello che gli era sembrato un accordo mal riuscito della chitarra elettrica con cui stava suonando Woodoo chile davanti a Jimi Hendrix in persona era, in realtà, il trillo della sveglia, che doveva averlo accompagnato nel sogno già da un pezzo. Si alzò bestemmiando, mentre quel suono fastidioso continuava a martellargli il cranio: teneva la sveglia a un metro di distanza dal suo divano letto, in un cassetto del comò che non si chiudeva, per evitare di spegnerla in automatico e riaddormentarsi all’istante. Il fratello lo mandò affanculo e si voltò dall’altra parte. Aveva lezione alle nove, beato lui.
Benny corse in bagno con una gamba dei jeans già infilata, rimuginando sul sogno durante la procedura di evacuazione.
Stava suonando in un piccolo pub di Lecce, che allo stesso tempo era il festival di Sanremo; Jimi Hendrix ascoltava la sua esibizione con aria scettica, scuotendo la testa, poi lo guardava fissamente e diceva qualcosa come io rinascerò. I suoi occhi diventavano sempre più grandi, fino a unirsi in un solo tunnel, come
in un cartone animato, e a inghiottire Benny, che continuava tranquillamente a suonare. Quella cacacazzo di sveglia! Proprio mentre era sull’orlo di chissà quale rivelazione metafisica. Aveva dormito solo poche ore, e aveva diritto privato alle otto e un quarto. Scese le scale di corsa, recuperò la bici e si precipitò in facoltà, maledicendo Chiara che, la sera prima, lo aveva convinto ad assistere al concerto del suo ultimo gruppo, una cover band che suonava perlopiù rock degli anni ‘90.
Alle medie, Benny era in classe col fratello di Chiara, e andava a fare i compiti a casa sua. In quella famiglia erano tutti pianisti, salvo la ragazza, che suonava inspiegabilmente la batteria. Erano stati Chiara e Vincenzo, il fratello, a spingere Benny a imparare a suonare chitarra e basso, con l’idea di fondare un gruppo insieme.
Poi, lui aveva scoperto che preferiva ascoltare musica che suonarla; Vincenzo frequentava ancora il conservatorio, mentre Chiara aveva fatto parte di una decina di gruppi, uno più sgarrupato dell’altro, intanto che portava avanti pigramente gli studi di lingue.
Le Ragadi, comunque, non erano male. Benny li aveva sentiti suonare solo la sera prima, ma negli ultimi mesi, da quando era subentrata al batterista precedente, Chiara gliene aveva parlato tanto che lui avrebbe potuto scrivere una biografia del gruppo. La formazione attuale comprendeva, oltre a Chiara, un bassista di nome Tommaso, di famiglia ultracattolica, che si atteggiava a bello e dannato, e una cantante e chitarrista che si credeva la Courtney Love dei poveri.
Benny aveva conosciuto Tommaso al liceo; era in un’altra sezione, ma si erano ritrovati nella stessa comitiva, ed era stato anche a casa sua diverse volte, a giocare a carte sotto Natale o a qualche festa di compleanno. All’università, però, si erano persi di vista.
La cantante, invece, era una fuorisede. Frida, si chiamava.
Benny non aveva capito bene di dove fosse. Secondo Chiara, era stata lei a provocare la defezione del batterista precedente, per averlo lasciato dopo una storia breve e burrascosa. Litigava con tutti, soprattutto con Tommaso, cui contendeva il ruolo di leader.
Studiava all’accademia di belle arti e lavorava saltuariamente come cameriera. Chiara la trovava simpatica. Diceva che era bravissima, che aveva una voce da brividi e che scriveva testi originalissimi, che avrebbe voluto inserire nel repertorio del trio, se solo Tommaso non vi si fosse opposto.
Tirava aria di scissione, tra le Ragadi. Frida e Chiara avevano già parlato di lasciare Tommaso e fondare una nuova band. Chiara aveva anche proposto a Benny di unirsi a loro, ma lui aveva declinato. Doveva studiare, aveva detto. I suoi non erano ricchi; non poteva permettersi di trascinarsi fuori corso a tempo indeterminato,
magari fingendo di pagarsi gli studi con qualche lavoretto inconcludente giusto per giocare al bohemien. E sapeva benissimo di non essere un musicista, anche se Chiara continuava a spergiurargli il contrario.

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