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La Soglia

Rino Gualtieri

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ISBN: 9788894995596

13,00 €

Lettere 336 | ed.ottobre 2019 | p. 144

Chi potrebbe dire qual è il confine fra la realtà e l'immaginazione? Il protagonista del romanzo si muove su questa pericolosa, indefinibile, invisibile linea e passa attraverso esperienze straordinarie nelle quali la fantasia e il sogno trovano il loro sviluppo. Quante sono le tappe da percorrere per arrivare ad una conclusione, alla verità? Ma è davvero la verità quella cui perviene il protagonista? E quali sono le misteriose forze che lo agiscono? Si ridestano antichi orrori, aure demoniache in cui il passato e il presente si annullano. La trama del romanzo sussurra all'anima i due sentimenti più arcaici e cosmici dell'uomo: la curiosità e la paura.

In copertina “La soglia” (2019) di Marina Nardelli

Rino Gualtieri, docente di filosofia e storia presso importanti istituzioni e scuole milanesi, conduttore radiofonico e autore di romanzi anche di carattere storico: "Sotto un cielo di seta turchina" "Per quel sogno di un mondo nuovo" "Mistero di ferragosto" "Per amore della libertà" "Il giorno in cui Antonia Pozzi morì". E' autore, inoltre, di numerosi racconti e testi teatrali rappresentati.

“Siamo circondati da ombre e da misteri insondabili e le tenebre che ci circondano, l’uomo mai riuscirà a dissipare. Esistono paure ancestrali che, nonostante i progressi della ragione scientifica e dell’umanità in generale, potranno in qualsiasi momento soggiogarci.”
“Non credo ai fantasmi ma ne ho paura.” Madame du Deffand
(XVII sec.)

Non saprei dire quando fui preso dalla curiosità per i luoghi di passaggio; probabilmente da sempre.
Fin dall’infanzia, amavo trascorrere lunghe ore nella buia cantina di un antico palazzo che abitavo nel centro di una grande città del nord e perlustrare con una torcia gli angoli più remoti di essa.
Mi affascinavano le ombre che proiettavo con quella lampada sui muri scrostati e ammuffiti , immaginando che quelle sagome fossero forze maligne, sempre vissute nelle viscere della casa e risvegliate dalla mia venuta.
Fantasticavo che in quel luogo, secoli prima fossero state torturate ed uccise centinaia di persone, le cui anime inquiete aleggiavano nelle umide celle di quel sotterraneo, a tormentare il malcapitato visitatore.
A quel punto, ero colto da un brivido di paura e fuggivo terrorizzato lungo ripide scale, per riaffiorare poco dopo alla luce. In quegli anni le mie abitudini cambiarono.
Amavo dirigermi nei sotterranei delle stazioni della metropolitana.
Mi aggiravo nei ridotti di esse ed osservavo con curiosità il passaggio dei volti anonimi che uscivano o entravano e che rapidamente sparivano alla mia vista.
I volti di quegli sconosciuti suscitavano in me un irresistibile fascino.
In quei momenti, mi accadeva di scegliere il viso di una donna che mi pareva particolarmente seducente; immaginavo di guidarla in un’abitazione immaginaria e di condurre con lei una normale vita.
La donna mi stava accanto per giorni, come una prigioniera volontaria. Non che la tenessi reclusa; al contrario, ella aveva assoluta libertà di andarsene, se soltanto lo avesse voluto; ma costei preferiva stare con me. La mia compagna avrebbe trascorso le ore del giorno leggendo e ascoltando musica, oppure si sarebbe seduta al mio fianco, sprofondata nella lettura di alcune pagine di una mia scrittura.
Da parte mia, mi guardavo bene dal chiederle informazioni sul suo passato. Esso avrebbe dovuto restare un mistero; come quel volto anonimo che aveva catturato la mia attenzione nei corridoi della metropolitana.
Intanto si alternavano le stagioni, il cui corso era segnato dalle trasformazioni che avvenivano nel giardino davanti alle nostre finestre.
Gli alberi divenivano spogli, le giornate brevi e umide e, soprattutto all’imbrunire, una spessa coltre di nebbia donava a quel luogo un che di irreale e fantastico. Nei pomeriggi autunnali, quando la campana della vicina chiesa avesse fatto vibrare l’aria umida e ancora per poco, chiara, avremmo aperto il rugginoso cancello e saremmo usciti, mano nella mano, per una breve passeggiata nel vicino parco pubblico.
Lei mi avrebbe guardato intensamente e in quello sguardo avrei colto il senso di un amore sconfinato.
Per me ella avrebbe cancellato tutto il suo passato, ma questa scelta non l’angustiava, poiché le sarebbe bastato di amarmi e di starmi accanto per l’intera vita.

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