Civitavecchia, una città violata Vedi a schermo intero

Civitavecchia, una città violata

Paolo Giardi

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ISBN: 9788894995411

10,00 €

Libri fuori collana | p. 130 | ed. maggio 2019

Questo libro bianco di informazione e denuncia è stato concepito ed elaborato dal Coordinamento dei Medici del comprensorio di Civitavecchia. In esso è trasfusa la temperie scientifica ed etica che ci ha impegnato “anima e cuore” nella difesa dell’ambiente e della salute contro l’installazione “forzosa” d’una centrale termoelettrica a carbone “pulito” in un sito industriale già profondamente vessato e inquinato dal 1950. La nostra “Città Violata” (e il suo hinterland di almeno centomila inermi cittadini) è il capro espiatorio di una improvvida politica energetica attuata contro il moderno concetto di sviluppo sostenibile tracciato dalla Costituzione Italiana. Infatti si è leso lo spirito e la lettera dei seguenti articoli della Costituzione Repubblicana: art.9 (rispetto dell’ambiente e del paesaggio), art.43 (uso delle fonti di energia per interesse generale e non per monopoli affaristici), art.32 (tutela della salute antropica psicosomatica: beni essenziali per una convivenza dignitosa).
La nostra testimonianza - basata su documentazione scientifica, giurisprudenziale e normativa - è un monito e una speranza per Chi persegue un sano e convinto sviluppo globale sostenibile del nostro territorio.

Immagine di copertina a cura del prof. Roberto Blasi

Giardi Paolo: medico specialista in gastroenterologia, neurologia e psichiatria (scrittore e poeta).
Viti Gian Pio: medico specialista dermatologo, venereologo, cofondatore del Coordinamento dei Medici per la difesa dell’ambiente e della salute. Viti Vittorio: professore di lettere, storia e filosofia nei licei nonché poeta vernacolare e sostenitore dei movimenti ecologisti a difesa dell’ambiente e della salute. 

Presentazione
a cura del Prof. Vittorio Viti

Era la fine del 1999 quando si cominciò a parlare della possibile conversione della centrale termoelettrica di Torre Valdaliga Nord dall’olio combustibile, con cui si era proceduto fino ad allora ad alimentarla, al carbone. All’epoca la città di Civitavecchia era già assoggettata, da quasi un cinquantennio, ad una pesante servitù energetica, una delle maggiori del paese, che ne aveva da tempo abbondantemente devastato il territorio. Dopo quasi otto anni, esattamente nel luglio del 2008, il mastodonte iniziò ad eruttare i suoi miasmi venefici, frutto della combustione di milioni di tonnellate di carbone all’anno, dopo che, nel 2003, il Ministero delle attività produttive aveva concesso l’autorizzazione alla installazione del nuovo impianto, dopo avere ottenuto il parere favorevole della maggioranza dei Consiglieri comunali, e nonostante nell’anno precedente si fosse tenuto un referendum, velocemente declassato a consuntivo, con il quale gli abitanti del territorio si erano dichiarati, pressoché all’unanimità, contrari all’iniziativa.
Gli eventi che hanno portato, durante gli otto anni sopra ricordati, una semplice ipotesi a trasformarsi nella compiuta realizzazione dell’opera, vengono in questo lavoro, ricostruiti con puntigliosa esattezza, nel loro svolgersi quasi quotidiano. E ciò a partire dal risibile slogan “carbone pulito”, con il quale i gestori della centrale ed i loro accoliti tentarono immediatamente di coprire con un falso scientifico la natura del loro vero obiettivo, quello cioè di ridurre drasticamente i costi di approvvigionamento del combustibile, anche al prezzo di mettere probabilmente a repentaglio la qualità di vita della popolazione. L’Autore evidenzia le responsabilità di tutti i personaggi che hanno contribuito a rendere fattibile il processo di trasformazione del manufatto, a cominciare dai politici dei diversi schieramenti che, abdicando a volte a tutti i loro precedenti convincimenti ideologici, dichiarati a più riprese, sulla nocività dell’operazione, si schierarono in seguito apertamente a favore della conversione. E così a prevalere fu lo strapotere del profitto a danno degli interessi della collettività.
Le Autorità amministrative tentarono poi di giustificare il tutto rivendicando l’importanza delle cosiddette compensazioni, la pratica, cioè, di monetizzare la paura di ammalarsi di tanti concittadini. Il lavoro ricorda come, fin da quando si ebbe il primo sentore dell’operazione, i più avveduti ne abbiano preso immediatamente coscienza, cercando di contrastarla con tutti i mezzi possibili a loro disposizione. Ricorda inoltre l’immediata costituzione del Coordinamento dei Medici, Farmacisti e Biologi del comprensorio di Civitavecchia, l’attivazione di associazioni di varia natura presenti sul territorio e di singole persone che negli anni avrebbero poi impegnato forze e profuso energie nel tentativo di contrastare la determinazione dell’Ente elettrico di raggiungere nel più breve tempo possibile l’obiettivo che si era prefissato. Il lavoro rende conto anche di tutti coloro che avrebbero avuto l’interesse e l’obbligo morale ed istituzionale di contrastare l’operazione e non lo hanno fatto, o sono stati tiepidi e blandi nelle prese di posizione e nelle azioni messe in campo; ripercorre poi tutte le prese di posizione favorevoli al progetto nelle quali si sono spesi i politici di livello alto, fino al giorno della inaugurazione dell’opera, giorno in cui si precipitarono numerosi a tagliare simbolicamente il nastro, accompagnati anche da qualche personaggio televisivo.
Il libro espone le proprie tesi attraverso un corposo apparato di citazioni di studi relativi all’inquinamento da carbone, realizzati da scienziati che si collocano su posizioni neutrali rispetto alla valenza politico-economica della questione, e che hanno dimostrato, ormai da tempo, e la cosa è oggi pienamente condivisa a livello planetario, quanto la combustione del carbone danneggi la salute delle popolazioni che ne sono soggette, in particolare di quelle che si trovino a vivere nelle immediate vicinanze dei manufatti. La città sentiva l’esigenza di un lavoro del genere, volto ad accrescere la consapevolezza, alquanto smarritasi nel tempo, della popolazione rispetto alla questione ed a tenere viva l’attenzione nei confronti dei problemi del nostro territorio. L’auspicio è che lo studio che qui si presenta possa, inoltre, far prendere consapevolezza ai cittadini che i giochi non sono ancora chiusi, per quanto concerne il livello di inquinamento cui sono sottoposti il territorio cittadino e il suo hinterland, e che sono sempre possibili ulteriori mosse gravemente peggiorative, come la ventilata ipotesi di bruciare, nella centrale, CDR al posto del carbone o contemporaneamente ad esso. C’è da augurarsi, invece, che l’Enel, decida di intraprendere la strada della bonifica del sito e dell’avvio dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. L’invito finale che formula il libro è dunque quello di tenere sempre alta la guardia. 

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