LUCI DI OMBRE Vedi a schermo intero

LUCI DI OMBRE

Roberto Infrasca

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ISBN: 9788894995466

13,00 €

Lettere 331 | p.222 | ed. agosto 2019

I racconti narrano le storie di persone con un pensiero e quindi un comportamento burocratizzato, informe e conformistico che, in quanto ombre di un essere umano cercano con ogni mezzo di appartenere alla luce. In questo panorama esistenziale tali dimensioni si affollano sul palcoscenico con una recitazione e una teatralità misera e indefinita in quanto portatrici di una condivisa nullità. Persone tutte uguali che pensano di essere originali. Persone a cui basta una torcia elettrica per avere la convinzione di esistere ‘nella luce’, altrimenti non saprebbero più chi sono. Nello stesso scenario, invece, una minoranza di persone vivono in una luce normale quando non fioca che producono ombre sbiadite e non percepibili. Queste persone, al contrario, lasciano impronte del loro tragitto di vita che nessuno guarderà. Ombra contro luce, storia millenaria che non pare avere fine.

In copertina: René Magritte “L’impero delle luci” 1954 (L’empire des Lumières) Olio su tela, 146 x 113,7 cm Bruxelles, Musée Royaux des Beaux-Arts


Roberto Infrasca ha svolto la sua attività professionale nell’Unità Operativa di Psichiatria della ASL 5 di La Spezia. È stato professore di ‘Psicologia clinica’ nella la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Genova. È autore di 70 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato tredici volumi su problematiche riguardanti l’ambito psichiatrico e della psicologia clinica. Ha pubblicato cinque libri di racconti: “Dodici anelli di fumo” (Contatto Edizioni, Lerici - La Spezia, 2004), “Undici gocce di vita” (il Filo, Roma, 2007), “Il rumore dell’esistenza” (Prospettiva editrice, Civitavecchia-Roma, 2008), “Una bimba di nome Amalia” (Prospettiva editrice, Civitavecchia-Roma, 2010), “Nostalgia delle cose non accadute” (Prospettiva editrice, Civitavecchia-Roma, 2012).

Dialoghi dal Parlamento

Luciano Piazza aveva 59 anni. Era figlio di un operaio (meccanico) e di una madre specializzata (era diplomata in madre). Finite le poche scuole che era riuscito a fare, a 16 anni era andato a lavorare nella piccola officina meccanica del padre. Un uomo che non aveva concesso niente a nessuno della sua dignità. Una persona che era rimasta ancorata a principi civili ed etici. Non sempre c‘era riuscito. Tentato sempre. Una persona che apparteneva alla piccola minoranza dignitosa che si aggira smarrita per il mondo.
Luciano, nonostante la sua giovane età, iniziò a leggere. Una “fame” di lettura tipica delle persone che per vivere hanno un profondo bisogno di capire. Arrivò Pratolini. Vittorini. Moravia.
Fenoglio. Calvino. Sciascia. Ginzburg. Levi. Marotta. E poi... W.S. Maugham. J. Steinbeck. G. De Maupassant. F.S. Fitzgerald. J.P. Sartre. C. Rochefort. E. Hemingway. E poi la saggistica. Un’inondazione letteraria. Ma quel ragazzo sapeva nuotare. In un Marzo sporco e nebbioso il padre se ne andò. Luciano rimase.
Molto affaticato. Continuò a lavorare. Non era un “rottamatore”.
Affermava che le macchine possono essere riparate, dando così ancora molto. Non amava molto l’innovazione ad ogni costo. Quella mattina stava armeggiando con una Escort (una Ford... non altro!), quando entrò il suo amico Giovanni. “Caro Luciano, in sezione, per le poche volte che hai partecipato, avevamo deciso di candidarti alle elezioni politiche...”. Ebbe un attimo di pausa. “Insomma... cosa ti devo dire... hai ottenuto 6897 preferenze. Sei il primo della lista”.
A Luciano la chiave a stella del 19 cadde a terra. Giovanni continuò.
“Caro Luciano, nelle poche presenze in sezione hai dimostrato una cultura non indifferente. Un sapere che puoi avere acquisito negli anni solo studiando, leggendo e vivendo la vita. Quello che affermavi aveva sempre il... sì... il sapore di qualche cosa che arriva solo da un’esperienza profonda e sofferta. Saremmo tutti contenti se accettassi questo gravoso impegno in Parlamento. Ci sei sempre parsa una ‘bella persona’”.
“Ascolta Giovanni. Sono molto contento della fiducia che tante persone ripongono in me. Ma devo pensarci un po’. Ti faccio sapere tra un paio di giorni”.
Quella mattina alle 8.30 (come sempre) Luciano Piazza entrò nell’aula parlamentare. Dopo poco entrarono altri due colleghi e i messi. Oltre questi fantasmi, il vuoto più assoluto. Sembrava di essere nel deserto del Namib. Ma quello mostrava incantevoli bellezze naturali. Le dune fra le più alte e spettacolari al mondo (come sono belle le mie dune, com’è bello entrarci dentro! Sono belle come i miei due tesori. E tutte queste bellezze dai colori molto intensi - fra il rosa e l’arancione - l’ho visitate con Velia).
Particolarmente la Duna 45 vicino a Sossusvlei (la più fotografata del mondo), e la Big Daddy, la più alta del mondo (305 metri).
Nell’aula, invece, da fotografare e di alto non c’era proprio niente.
Alle 10 e mezza nell’aula si riversò la truppa dei colleghi. Alle 11 altri ancora. “Ciao collega. Elio vero”. “No Luciano”. “Sì, scusa.
Luciano Pizza”. “No. Piazza”. “E... sai siamo tanti che mi confondo sempre”. “Io sono, da tanti anni, Anselmo Seppia. Appartengo al partito ‘Il mare è tutto’. Scusa la domanda. Ma oggi la... come si chiama... ecco... l’aula cosa discute”. Luciano Piazza lo guardò un attimo. “All’ordine del giorno ci sono diversi problemi. Il primo è quello dei ‘cervelli in fuga’. Un altro riguarda la situazione politico-economica dei greci. Poi alcuni altri”. “Caro collega Pizza...”.
“Mi chiamo Pi-a-zza”. “Si hai ragione. Ma a noi politici dei cervelli in fuga che cazzo ci interessa. A me piacerebbe di più discutere dei cervelli in ‘figa’. Comunque riguardo alla Grecia di cosa parliamo.
Di Kulonis Mollakis o di Penekis Mortakis”.
“No. A parte che non conosco le persone che hai citato...”. “Sai ho letto un volantino appiccicato alla fermata dell’autobus”.
“Lasciamo stare. È meglio. Discuteremo delle richieste della UE fatte agli ellenici”. “Scusa Pizza se ti interrompo, ma non parlavano dei greci”. La discussione finì.

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