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Nella Costituzione c’è la Resistenza della poesia

Luca Manduca

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ISBN: 9788894995534

14,00 €

Costellazione Orione 130 -Storia e Politica- | ed. agosto 2019 | p. 118

Nella Costituzione italiana c’è la poesia? Luca Manduca si pone un interrogativo, che trattiene poco più di un secondo. Nella Costituzione italiana c’è la poesia. C’è ed è sbocciata dalle gesta e dalle testimonianze delle madri e dei padri della Resistenza, le cui voci sono ancora udibili alle generazioni di oggi. La Resistenza ha generato quella poesia rintracciata nell’immagine di una poetessa partigiana occupata a scrivere il diario che racchiude l’embrione della Costituzione italiana, tra le cui pieghe giuridiche c’è la grande storia fatta di un’infinità di piccole storie, ognuna con i propri eroi.
La Costituzione italiana non è la fine di un procedimento, ma è l’inizio di un nuovo percorso che dopo più di settant’anni regge i pilastri dei diritti e delle libertà fondamentali.
Nella Costituzione c’è la Resistenza della poesia è un testo denso e toccante che porta il lettore a ripensare la propria storia, i propri valori e, in ultima istanza, la propria identità. In un’Italia che fa sempre più fatica a misurarsi con la diversità, Luca Manduca costringe a riflettere sul significato originario della nostra identità nazionale.


Luca Manduca è nato a Catania nel 1974, dove ha studiato presso l’Istituto statale d’arte, mostrando da subito una grande passione per la grafica pubblicitaria. In seguito all’attività di grafico affianca la pittura, la scultura e la fotografia. Oltre alla passione per l'immagine sviluppa anche quella per le parole che si traduce in scrittura. Al percorso artistico accosta gli studi giuridici che lo porteranno alla laurea in giurisprudenza e a divenire conciliatore e tutor di diritto ed economia.
Nel 2019 è stato pubblicato il suo libro “Una sana ossessione - tra gli eroi, i luoghi e gli incanti di Chiamami col tuo nome” (Cavinato Editore International). Attualmente vive a Milano, collabora col Centro Studi Berlin89 e scrive per la rivista Berlin89.

Per iniziare…
Nella Costituzione italiana c’è la poesia. In questo scritto non pongo un interrogativo, ma un’affermazione: c’è la poesia della Resistenza nella nostra Costituzione. So questo perché ho letto le tante testimonianze, di partigiani e di gente comune, degli scampati ai disastri della Seconda Guerra Mondiale. Lo so perché ho distillato queste testimonianze nelle pagine ritrovate del diario di una partigiana; qui c’è l’amore per la vita, c’è la consapevolezza dell’imminente morte, e ci sono i valori per i quali la partigiana ha combattuto: la riconquista delle libertà, dei diritti fondamentali e dell’uguaglianza tra gli uomini.
Sembra trascorsa un’eternità, eppure le voci dell’ultima guerra mondiale non sono mai cessate. Sono voci a volte confuse, più spesso parlano ben chiaro e raccontano di vite spezzate, di amici e parenti dispersi, di sepolture anonime e di fosse comuni, di fucilate e di esecuzioni sommarie. Sono le voci di tutte le guerre, sono le voci delle guerre che si stanno combattendo adesso, sono le voci delle guerre passate. La guerra urla e a volte sibila, ma sempre con una voce corale. La guerra ci parla, ci ammonisce; ma l’umanità è nata sorda, a quanto pare.
Perché ci sono le guerre?
Pare proprio che dal male possa davvero scaturire il bene. È questo un concetto filosofico elementare ed essenziale per comprendere almeno una delle sfaccettature dell’animo umano. Ci sono gli uomini cattivi e, per controbilanciare, ci sono gli uomini buoni. Ci sono stati, nella prima metà del XX secolo, uomini che hanno sterminato interi popoli secondo un’assurda ideologia razziale; e ci sono stati uomini che hanno risposto resistendo, fino al giungere della vittoria. Ci sono stati uomini che hanno tolto la libertà ad altri uomini e ci sono stati uomini che la libertà l’hanno riconquistata, per se stessi e per chiunque altro (anche
per i cattivi).
Sinteticamente questa è la storia della Resistenza. Il principio dell’uguaglianza e della libertà per tutti ha consacrato il punto di partenza e, al contempo, la prima meta dei nostri partigiani. In Europa, prima, e in Italia, qualche tempo dopo, la Resistenza ha lottato contro le potenti forze nazifasciste e ha vinto, pur dovendo pagare un prezzo altissimo.
Un numero incalcolabile di testimonianze ha raccontato un’unica verità, ha riferito gli stessi orrori e crimini subiti, ha riportato un mondo non distante dal nostro, anche se più di settant’anni ci separano da quel tragico periodo. Settant’anni, in fondo, nella storia dell’umanità, cosa sono se non un lieve alito di vento?
I lampi delle esplosioni della Seconda Guerra Mondiale sono alle nostre spalle, eppure raramente ci voltiamo indietro, pensando con certezza che nella vita bisogna solo andare avanti e che quello che abbiamo, spesso ereditato, è acquisito per sempre.
Cos’è un popolo se non ha memoria delle proprie radici? È solo una collettività confusa che galleggia stentatamente su acque ignote.
L’età non conta, per un popolo, ma anche un popolo può perdere la memoria e il rischio che ciò accada è tutt’altro che raro. La miglior medicina per questo malanno è la conoscenza della nostra Costituzione.

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