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L’angelo della spada. Piramide di sangue. Vol. III

Giovanni Antonio Gravina

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ISBN: 9788894995374

15,00 €

Foglio 82 | p.296 | ed. maggio 2019

Dalle infuocate sabbie del nulla emerge terrificante il male, favorito da un atavico sapere e dalla siderale congiunzione dei giganti gassosi; l’arcana potenza capace di combattere il potere delle tavole smeraldine si scatena per dominare il mondo con ordine nuovo, l’oscurità.
A fronteggiarlo rimane solo l’Angelo della Spada, ma il suo cuore è debole, reso vulnerabile da una mancata promessa, da un’Eliodora che sembra negargli il suo cuore, condannandolo alla perdizione eterna.
Tutto prende a vorticare in un crescendo emozionale che spazza via verità di fede e amori che avevano fatto del deserto un meraviglioso giardino di umane passioni.
Per Echidna il fato si compie e già si appresta a seguire il suo itinerante andare, quello deciso da una divinità crudele che la vuole raminga e solitaria, dal cuore arido e crudele.
Tutto diviene evanescente e le certezze miraggi, riflessi di un nulla che diventa deserto dentro negando le gioie del vivere stesso, privando il cuore della capacità di confrontarsi col più nobile dei sentimenti, l’amore.
Altissima si leva la disperazione di una principessa e il suo, diventa struggente canto per cieli che sembrano aprirsi a far dono di nuova speranza, di nuova vita, di nuova pioggia irrorante il deserto di un’anima ferita, pronta a ricevere il fiore più bello, più cercato, ma del quale, è incapace di percepirne il profumo.
Perché storia sia scritta, altre avventure dovranno essere vissute e misteri svelati, solo allora la passione di una Tuaregh, di una principessa, potrà vestire i colori rubati a un cielo perché diventino poesia di un vissuto futuro.

Giovanni Antonio Gravina nasce nel 1951, svolge i suoi primi studi tecnici a Caserta, dove si diploma presso l'Istituto Statale Tecnico nel 1970. Lavora, solo più tardi, dopo anni, prosegue la sua formazione a Napoli dove, dopo aver conseguito presso l'Ateneo Federico II la laurea in Architettura, continua la sua esperienza in ANAS fino al 2011 come Dirigente Tecnico. L’attività Dirigenziale lo porta alla stesura di saggi storico-artistici-filologici che trovano pubblicazione su riviste specializzate di settore. Chiuso il rapporto lavorativo con l’Azienda, può finalmente coltivare la sua grande passione giovanile, scrivere. Nasce così la sua prima opera: L’Angelo della Spada, una quadrilogia narrativa d’avventura, d’amore, di mistero, intrisa di messaggi universali che affondano le radici in quei valori apparentemente perduti, forse solo smarriti.

PREFAZIONE
Professor Giacomo Ricci

Ti racconto una storia?
Ogni narrazione che si rispetti ha una caratteristica fondamentale.
Riporta indietro nel tempo. Non nel senso della cronologia specifica della storia, ma nel tempo del lettore, nella sua storia personale.
Cioè, senza che chi legge se ne avveda, lo avvolge in una particolare magia, lo trasporta al tempo dell’infanzia e lo rapisce fino a farlo immedesimare con i personaggi, le scene, il plot e tutto il resto che entra nella composizione del racconto.
È tipico dei bambini ascoltare racconti, divorarli, volerli riascoltare senza mai stancarsi, anzi attendere i punti noti e riviverli con sempre maggiore partecipazione.
Quella di inseguire sogni e sentirli più concreti attraverso il racconto è una modalità tipica dei bambini per crescere. Una vera e propria necessità.
Poi, col progredire dell’età questa necessità, a poco alla volta, sbiadisce fino a sparire del tutto.
È il mondo con le sue necessità a prendere il sopravvento sulla fantasia, sulla necessità di sognare dei bambini? Forse.
Forse, man mano che cresciamo, quella voglia di credere nei sogni svanisce a poco alla volta. Forse l’educazione, la crescita, le necessità,
gli impegni, le crudezze della vita costringono il bambino, che è in ognuno di noi, a regredire in un angolo, a nascondersi nelle pieghe dell’anima che si adatta al ritmo che il mondo esterno ci impone.
Per molti è così. E la fantasia regredisce fino ad annullarsi.
Ma ci sono gli scrittori, gli artisti, i musicisti, i poeti che continuano a navigare nelle terre dell’inventiva infantile, a trasformarla, a ricreare, se ci abbandoniamo alla fruizione delle loro opere, quella particolare magia che sentivamo da bambini.
Mi vengono in mente autori come Robert Louis Stevenson, Hermann Melville, Joseph Conrad che dell’arte della creazione fantastica hanno fatto una professione.
La loro è una scommessa. Quella di riportare indietro il lettore ai tempi dell’infanzia, a far riemergere, anche se a tratti, in momenti di particolare abbandono e di caduta delle resistenze dell’adulto, quel mondo magico dell’infanzia dove tutto è concesso.
È questo che ho provato leggendo gli scritti appassionati di Gravina, vivendo le atmosfere magiche che sa evocare, inseguendo i suoi personaggi che si muovono sul fondale di ampi deserti infuocati, oasi rinfrescanti, all’inseguimento di antichi tesori, di reperti magico-surreali, elementi chiave di mitologie sepolte e spazi ancestrali.
La scrittura di Gravina è come il tratto, a matita grassa, morbida e avvolgente, che disegna storie, che esprime con segni, simboli, geroglifici, ideogrammi di antichi linguaggi perduti, l’evolversi dei moti dell’anima dei protagonisti e li disegna nello spazio profondo del lettore.
Seguendo la saga ideata dall’autore si torna bambini, non si ha vergogna di abbandonarsi a tutto quello che la nostra fantasia riesce ad inventare. Finalmente, a dispetto della vita e delle sue drammatiche ristrettezze, tutto è permesso.
Ma non si tratta soltanto di invenzione. È una costruzione articolata nella quale il passato dell’autore, riferimenti autobiografici, luoghi della crescita spirituale e della visione del mondo basata su valori e confronto dialettico, si fondono e si legano indissolubilmente all’invenzione, alla mitologia, alla religione in un assieme armonioso e coinvolgente.
E, così, come negli autori che prima citavo, ogni fantasia è possibile, anche qui ogni deriva è plausibile, è elemento creativo e complesso di uno scenario trascinante e verosimile.
Come un bambino sogna e pregusta la gioia dell’invenzione una volta che i suoi nonni gli chiedono “Ti racconto una storia?”, così noi ci aspettiamo e giustifichiamo gli avvenimenti descritti ed evocati nella saga di cui Gravina tesse le trame, pregustando il seguito, cercando di prevederlo, di anticiparlo e godendo di quanto accade. Tra noi lettori e l’autore s’è stabilita, insomma, quella piena complicità, fiducia e partecipazione che è propria delle grandi narrazioni.
Quella della quale ha parlato Eco tratteggiando forma, funzione e senso del Lector in fabula, la sua partecipazione creativa che è elemento indispensabile al miracolo della narrazione.
Nel far questo torniamo bambini, in uno slancio creativo che è forse uno dei granelli di sale che rendono la nostra vita soddisfatta e a tratti felice.
Quando accade questo, la narrazione, la storia, svela la loro indispensabilità alla costruzione di una vita che non sia solo condizionamento, impegno e difficoltà, ma anche sogno ad occhi aperti, fantasticare, come preludio alla voglia totale e definitiva di costruire un mondo più giusto e forse felice per tutti i viventi.
E io non posso che ringraziare Giovanni Antonio Gravina per questo suo regalo creativo e questa sua promessa di impegno culturale al cambiamento che ci riempie l’anima di stupore e partecipazione al suo mondo creativo.
E naturalmente aspettiamo il seguito con ansia.


Professor Giacomo Ricci
Università degli Studi Federico II
Facoltà di Architettura di Napoli

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