FASCISMO-FASCISMI Il caso dell’Ungheria di Horthy Vedi a schermo intero

FASCISMO-FASCISMI Il caso dell’Ungheria di Horthy

Luca Mancini

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ISBN: 9788894995138

14,00 €

Costellazione Orione 125 -Storia e politica- | p.167 | ed.ottobre 2017

Il fascismo italiano con il tentativo di costruzione di uno Stato corporativo ha cercato di mettere in pratica un terzo sistema economico-sociale, alternativo sia al liberalismo sia al comunismo. 
Nelle analisi di De Felice, Gentile e altri importanti storici italiani del fascismo, il corporativismo è considerato un elemento essenziale per riconoscere un movimento/regime fascista. Il libro, tramite l'analisi di documentazione inedita, cerca di comprendere quanto fosse forte l'influenza dell'anima corporativista del fascismo italiano in Ungheria, dove il regime di Mussolini godeva di un'ottima fama. Ciò al fine di capire meglio il carattere “fascista” o meno del regime horthysta, tema abbastanza discusso dalla storiografia, ma mai definitivamente risolto.

Luca Mancini si è diplomato al liceo classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale e successivamente si è laureato in scienze storiche all'Università “La Sapienza” di Roma. Negli anni accademici si è specializzato in storia contemporanea, prestando particolare attenzione al periodo tra le due guerre mondiali e dedicandosi principalmente allo studio del fascismo e del corporativismo.
Attualmente svolge l'attività di docente di storia e filosofia presso alcune scuole private della provincia di Roma.

Introduzione
Fascismo/fascismi

Nel periodo interbellico sorsero diversi movimenti che si richiamavano al fascismo italiano oppure somigliavano ad esso per il nazionalismo radicale, l'antiliberalismo, l'antibolscevismo, l'organizzazione paramilitare, l'attivismo di piazza e lo stile politico: il nazionalsocialismo di Hitler in Germania, le Croci di Fuoco di François de la Rocque, il Partito popolare francese di Jacques Doriot in Francia, il rexismo di Léon Degrelle in Belgio, la Falange di José Antonio Primo de Rivera in Spagna, la British Union of Fascist di Oswald Mosley in Gran Bretagna, le Croci Frecciate di Ferenc Szalasi in Ungheria, le Guardie di Ferro di Corneliu Codreanu in Romania, il Partito degli Ustascia di Ante Pavelić in Croazia. Il proliferare di questi movimenti e regimi autoritari nazionalisti diede al fenomeno un carattere internazionale. La guerra civile spagnola, l'Asse Roma-Berlino, il carattere ideologico della seconda guerra mondiale, vista come conflitto tra fascismo e antifascismo, rafforzarono la convinzione che il fascismo potesse essere considerato un movimento internazionale.
Nell'arco di oltre mezzo secolo sono state proposte numerose e varie definizioni e teorie del fenomeno fascista. Vi sono state interpretazioni che traendo spunto soprattutto da un forte e pertanto improponibile, pregiudizio ideologico hanno usato con estrema leggerezza il termine “fascismo” per molti dei regimi autoritari del secolo scorso, anche non appartenenti al periodo interbellico. Dopo il 1945, per esempio, sono stati definiti fascisti il regime di Peròn in Argentina, i regimi a partito unico degli stati africani, la dittatura dei colonnelli in Grecia, i regimi militari dell'America Latina e si è parlato di “fascismo rosso” per i gruppi della sinistra extraparlamentare e per il regime comunista cinese. Il fascismo è stato dipinto da una parte della storiografia come un elemento di continuità con la società liberale preesistente, da un'altra parte come un elemento di rottura con essa e in concorrenza con il modello comunista, data la somiglianza dei metodi violenti usati da entrambi. Tuttavia, come già faceva notare Renzo De Felice nel 1969 in Le interpretazioni del fascismo, queste interpretazioni risultavano inadeguate ai fini di una chiara comprensione
del fenomeno.

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