Isolitudine costruttiva Vedi a schermo intero

Isolitudine costruttiva

Gianluca C. Cadeddu

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ISBN: 9788894995077

15,00 €

Lettere 316 | p. 254 | ed. aprile 2018

Celestino Ferreri va in Venezuela per indagare sui crimini perpetuati ininterrottamente sulla popolazione non reattiva alla finta rivoluzione dal Caudillo Hugo Chavez. Questo leader maximo, veniva incomprensibilmente apprezzato nel mondo per aver migliorato la situazione venezuelana e soprattutto quella dei poveri venezuelani. Tutto questo non sembrava reale a Celestino Ferreri che in Venezuela si ritrovava in un petrostato ricco, con una natura incomparabile, con i fiumi amazzonici ricchi d’oro e paradossalmente con l’80% della popolazione che viveva sotto la soglia della povertà. Chavez aveva nazionalizzato tutto ciò che era nazionalizzabile ma soprattutto aveva fatto degli accordi occultati al mondo per favorire e non ostacolare tutti i crimini commessi dai garimpeiros (i cercatori d’oro) sulle popolazioni indigene e soprattutto sugli indios Yanomami.
La nuova missione di Ferreri: difendere gli Indios Yanomami; rivelare al mondo chi era veramente Hugo Chavez; eliminare la “Regina dell’oro”. Gli eventi storici vollero che mentre l’anarchico costruttivo compiva la sua vera rivoluzione in favore dei venezuelani, Hugo Chavez morì. Le cascate, gli altopiani, i fiumi amazzonici, le isole caraibiche soddisfacevano a pieno ogni desiderio di pace e serenità del viaggiatore scrivente. Ma il suo desiderio di pace e serenità non l’aveva mai anteposto al suo desiderio di essere tormentato per fare le sue rivoluzioni. Doveva portare a termine la sua opera punitiva e sterilizzante.
Essendo un sardo, dunque un isolano, anche sulle isole caraibiche venezuelane lo scrittore investigatore godeva di un senso impetuoso di Isolitudine Costruttiva che aveva sempre caratterizzato la sua vita viandante e i suoi amori.

Gianluca Celestino Cadeddu, scrittore anarchico costruttivo, nasce a San Gavino Monreale il 02/03/1970. Vive a Villacidro ma per le sue indagini e per le sue ricerche umane, letterarie, culturali e divulgative vive perpetuamente in giro per l’Italia e per il mondo. Lui vive l’avanguardia come tradizione e guarda sempre avanti senza mettere dei punti alla sua esistenza. La sua vita è come un libro pieno di capitoli, pieno di frasi, ma senza punti. Lui non si ferma!!! E’ inventore mondiale di tre generi letterari: la Croni-Poesia, il Thriller Filosofico e il Giornalismo Poetico Viandante. “Isolitudine Costruttiva” è il suo sesto romanzo del genere Thriller Filosofico. Le sue opere precedenti sono: “Liviam” (Croni-Poesia, 2002) Aipsa Edizioni; “L’anarchia di borotalco” (romanzo, 2007) La Riflessione; “La densità del dubbio” (romanzo, 2008) La Riflessione; “Labirinti alla menta” (romanzo, 2010) La Riflessione; “Il pinguino di seta sul grande mango” (romanzo, 2014) Prospettivaeditrice; “Le cicatrici dei depressi inventati” (romanzo, 2016) Prospettivaeditrice;
“Il profumo della conoscenza” (Giornalismo Poetico Viandante, 2017) Prospettivaeditrice.

CAPITOLO 1
Cagliari, estate 1991

L’anno prima, Aida Cruz aveva conseguito il diploma da ragioniera all’Istituto Tecnico Economico Pietro Martini. Da gennaio del 1991 aveva iniziato a lavorare mezza giornata (4 ore la mattina) presso il commercialista Tullio Piras. In quell’ufficio oltre a sentirsi morbosamente osservata dal suo capo e dal ragioniere anziano che lavorava nella scrivania dinanzi alla sua, lei si sentiva inquisita nella sua femminilità da quei due cinquantenni libidinosi. Aida non era fatta per lavorare in un ufficio dinanzi a un computer e per affogare tra le scartoffie.
Ma allo stesso tempo non se la sentiva di collaborare a tempo pieno col padre e la madre che erano proprietari di 4 negozi di calzature molto rinomati, tutti ubicati nel centro di Cagliari. Tuttavia l’amore che nutriva per i suoi genitori la faceva collaborare con loro il pomeriggio e la sera nel negozio di Stampace. Nei negozi di calzature Cruz ci andavano a comprare moltissimi cagliaritani e molti abitanti dell’Hinterland cagliaritano. Quei suoi lavori part-time da ragioniera e da venditrice di scarpe e la chiusura mentale del capoluogo sardo in cui era nata le avevano fatto spegnere l’unico interruttore che accendeva la sua voglia di vivere e la rendeva veramente felice: il teatro. Fin dal primo anno di catechismo (all’età di 6 anni) recitava nella compagnia teatrale della parrocchia di Sant’Anna. Il quartiere in cui lei viveva insieme ai genitori si chiamava Stampace. Aida era cresciuta come donna e come attrice e a 21 anni in tutta Cagliari la consideravano insuperabile in bravura sul palcoscenico.
Nelle ore pomeridiane, calde e sonnolente, mentre tutti a Cagliari impigrivano, lei si occupava delle pratiche commerciali e burocratiche dei negozi di calzature Cruz. Un giorno di quel luglio veramente caldo Aida cominciò a pensare da brava ragioniera che era piuttosto che da collaboratrice dell’azienda commerciale dei genitori. Suo padre e sua madre lavoravano nel negozio di Stampace ma andavano a controllare continuamente anche tutti gli altri negozi di cui erano proprietari nel centro di Cagliari. Avevano dei fidati collaboratori, tuttavia a loro piaceva farsi vedere dai clienti in tutti i punti vendita. Insomma lavoravano dalle 8:00 del mattino fino alle 10 della sera. Quell’estate Aida si ripromise che l’estate successiva non avrebbe lavorato per il commercialista Tullio Piras (ovviamente era il commercialista del padre) e non avrebbe più lavorato part-time per i negozi di famiglia pur sapendo che essendo figlia unica prima o poi lei avrebbe ereditato un impero commerciale cittadino. Quei negozi erano tutto tranne quello che lei realmente voleva dalla vita. Frequentemente lei stava nel negozio Cruz di Stampace a sera inoltrata, mentre tutti gli altri suoi coetanei rientravano festosi dalla passeggiata serale e si apprestavano alla cena. Con una calcolatrice tra le mani, aggiornava il registro dei corrispettivi con l’incasso giornaliero di quel punto vendita e con gli incassi degli altri punti vendita che le venivano comunicati telefonicamente. Ma in fondo di quei numeri e di tutti i soldi che entravano in famiglia a lei non interessava proprio niente. Sapeva che restava seduta su quella poltroncina del negozio solo per l’incondizionato amore verso sua madre e suo padre.
Quando poi doveva rendicontare alla padrona di casa (sua madre Paola Concas) tutto era andato per il meglio ed il fatto che la cena fosse fredda, che subito dopo dovesse occuparsi di sistemare la cucina e che la mattina dopo sarebbe tornata nell’ufficio dove due maniaci sessuali l’avrebbero radiografata per quattro ore con i loro sudici occhi da cinquantenni insoddisfatti dalle loro mogli, ancora una volta non costituiva per lei motivo di insuperabile disappunto. Non si lamentava mai! Considerava quella condizione come sua naturale; era quella la sua vita, non poteva immaginarne un’altra, né forse ne desiderava una diversa e anche se la desiderava non faceva emergere questa sua brama nascosta. Eppure in casa qualcuno aveva capito che lei, silentemente, voleva qualcosa in più e qualcosa che la portasse lontana da Cagliari. Ed era la persona che incontrava meno e con cui parlava meno: suo padre Ignazio Cruz.

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