Tra le corde Vedi a schermo intero

Tra le corde

Carlo D'Urso

Maggiori dettagli

ISBN: 9788894995015

12,00 €

Sport e benessere 04 | ed. marzo 2018 | p.69

“Tra le Corde” è un’espressione che usano i pugili per descrivere l’esperienza di aver combattuto sul ring…
quando si sale sul ring cambia la visuale e il modo di vedere te stesso, letteralmente richiuso tra le sue corde fino a che la campana o l’arbitro non decidano l’epilogo. Il testo si concentra sulla spiegazione del pugilato attraverso la preparazione atletica, nei suoi ambiti più diffusi e accreditati, il combattimento e i vari effetti correlati sulla vita fuori dal ring.
L’unica fonte da cui ho attinto per scrivere questo libro è la mia esperienza diretta vissuta come pugile agonista dilettante.
C.D.

Carlo D’Urso ha pubblicato nel 2008, con Bardi Editore, “Il Sangue e il Grano”, un commentario delle ultime lettere del pittore Vincent van Gogh al fratello Theo. Nel 2011 ha tradotto e pubblicato la versione integrale del poemetto Tamerlane (1827) di Edgar Allan Poe, a cura di Arduino Sacco Editore. Nel 2012 ha pubblicato con Arbor Sapientiae Editore, il romanzo breve in forma di prosa “Faust!”. Nel 2013 ha pubblicato presso Torri del Vento Edizioni “Crier Pour Lui”. L’inquieto Vagare di Arthur Rimbaud”, un romanzo breve sulla vita del poeta al termine della propria parabola letteraria. Nel 2014 ha pubblicato con Arbor Sapientiae Editore, “Vlad Dracula Tepes”, un saggio storico sul principato valacco di Dracula.

PREMESSA DELL’AUTORE

Nulla sviluppa il carattere più delle disgrazie e dello sport!

Navigando nel mio tempo, come il peggior marinaio che affida il suo destino alle sensazioni, così io ho trovato sulla mia strada il pugilato. Perché sento la necessità di fermare nella scrittura il significato di essere un pugile?
La prima risposta che mi balza in mente è purtroppo diretta alla finzione perpetua che anima e governa la vita del mio tempo. Quando indosso i guantoni me ne vado da tutto, abbandono questa lingua maledetta e lascio che il mio corpo superi i miei più sfrenati desideri. Finalmente si compie qualcosa: una decisione vi sarà per forza e nessun idiota potrà spezzare questa sequenza temporale fatta di pugni, movimenti, scatti e sangue! Non so come chiamare quest’arte che non ha nulla di tragico, se non la normale fine che esiste in ogni cosa bella e brutta che cresce con noi. Vorrei che queste pagine fossero lette non solo da sportivi o appassionati di boxe, le loro orecchie sarebbero troppo semplici da guadagnare sul piano tecnico, ma da chi ama le cose genuine che non stanno in mezzo a nulla: quelle cose che vanno prese così, come una malattia
o il carattere di una persona.
La premessa più doverosa alla narrazione che seguirà, è chiarificatrice verso coloro che potrebbero forse attendersi gesta di campioni consolidati e riconosciuti nel mondo del pugilato... La mia attenzione si focalizzerà sull’esperienza vissuta da dilettante agonista, nell’intento di descrivere il passaggio, i primi passi, nella boxe con tutte le difficoltà connesse al cambiamento psico-fisico.
Ritengo che per affrontare le critiche rivolte al mondo del pugilato, è necessario anche parlare dell’approccio che gli atleti sviluppano a tale sport, i rischi e le speranze che in esso ripongono. A mio dire, quando l’agonismo comincia a portare aspettative di guadagno economico, la disciplina sportiva si altera in funzione della professione futura che il pugile dovrà ormai intraprendere: ogni match non si potrà considerare diversamente da un evento, e, come tale, il pubblico si aspetta uno spettacolo che necessariamente può non avere confluenza con il pugilato che viene insegnato in palestra...
L’apprendistato di un pugile sono le fondamenta di una potenziale carriera che sarà rispettata, tradita, interrotta per le più svariate cause possano intervenire tra un match e il seguente. In altre parole, la fase in cui una persona decide di cominciare a pugilare e, al contempo, continuare a mantenersi con un lavoro in un’autentica doppia vita,
è la fase più dura e delicata in cui si decide se intraprendere seriamente la strada della boxe. In conclusione, prima di parlare delle forti cifre economiche dei professionisti, delle morti sul ring, delle patologie successive al ritiro, ecc. bisognerebbe raccontare della distanza che corre tra un aspirante e un pugile. La paura, il coraggio, la fatica, il dolore e l’orgoglio si mescolano così rapidamente da non lasciarti il tempo di comprendere quale sia l’emozione dominante. Se qualcuno parla di violenza per esprimere il carattere della boxe palesa la sua ignoranza in modo plateale; se la violenza nasce dal sudore quotidiano, dalle sistematiche rinunce nella vita, dalla sopportazione di preparazioni atletiche inaudite e dalla capacità di accettare tutto ciò insieme al resto della vita quotidiana per titoli o gratifiche che non arrivano mai, allora la violenza è davvero un termine di cui si abusa. Se qui innalzo la boxe, forse tra dieci o venti anni la maledirò, come ogni altra cosa che nella vita mi ha dato tanto e poi fa pesare la sua straziante assenza, ma l’unica cosa che conta, forse, è la libertà che mi ha fatto provare a cui dedico questo piccolo tributo, una scintilla, lo so, contro l’incendio dell’indifferenza, ma non importa…

Non ci sono commenti dei clienti per il momento.

Scrivi il tuo commento

Tra le corde

Tra le corde

Carlo D'Urso

Scrivi il tuo commento

Prospettiva editrice sas Via G. Matteotti, 19 | 00053 Civitavecchia (RM) | Italia | P.I. e C.F. 07322481008 | Tel: +39 076623598 | E-mail segreteria@prospettivaeditrice.it