DESTINY Vedi a schermo intero

DESTINY

ISBN: 9788874189977

13,00 €

Foglio 77 | p.177 | ed. febbraio 2018

Attraverso una vicenda appassionante e incentrata su un evento epocale per l’umanità, sono affrontate (in maniera solo apparentemente casuale e talvolta ironica, quanto cruda e insolitamente diretta) diverse tematiche sociali, anche scottanti e scomode: la scomparsa dei valori, l’inquinamento, le questioni etiche e morali, il classismo, la politica senza scrupoli, il crollo della democrazia e della voce del popolo, la speculazione finanziaria, le lobby, argomenti messi in antitesi con i semplici sentimenti alla base dell’uomo e della sua essenza, come il fortissimo e struggente sentimento tra i due protagonisti. La storia diviene, dunque, una metafora dell' esistenza umana analizzata in maniera originale e coinvolgente.

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Marco Addis è un artista poliedrico ed eclettico che ama cimentarsi in vari settori. Oltre questa particolarissima opera, concepita in stile cinematografico, che riunisce assieme i generi romanzesco d’amore, avventura, fantascienza e importante denuncia socio politica, egli si è dedicato, con forti riscontri, alla poesia, con due libri al suo attivo, alla musica, con una canzone della quale ha scritto parole e melodia e allo sport, con libri di successo in italiano ed in inglese. Sempre molto attento alle problematiche legate alla politica, è un ricercatore, un allenatore ed un atleta di fama mondiale

Capitolo 1. L’incontro

Ciò che accade nella vita, talvolta, non è frutto delle nostre scelte ma, più o meno inconsapevolmente, deriva da fatti apparentemente o concretamente non dipendenti dalla nostra volontà, da un flusso esistenziale influenzato da quello che, per insufficienza di prove e dati, viene comunemente definito, in maniera genericamente inconsistente, destino. Si tratta di un qualcosa non gestibile dall’uomo, un vocabolo che serve a giustificare l’impotenza dell’essere umano su fatti incontrollabili, una valvola di sfogo che cerca di dare una logica a ciò che non si può spiegare.
Apro la porta lasciandola chiusa alle mie spalle, senza progetti né altro che possa influenzare minimamente ciò che farò o quella che è, per usare un sinonimo non troppo preciso in verità, la sorte che mi aspetta. Porto con me i miei sentimenti, i miei sogni, le mie esperienze e le mie paure, loro mi guideranno. In un mondo materialista, condizionato da scelte commerciali e da un vivere sociale, diviene fantascientifico pensare di poter affrontare tutto il percorso di una esistenza semplicemente assaporando ciò che accade, ma è quello che ho deciso di fare. Parto con in mente gli affetti lasciati, non trovo senso in ciò che faccio, ma credo sia proprio questo lo scopo del mio viaggio.
Mentre passeggio per le strade che conosco ma che, in questo diverso status, mi appaiono nuove, mi sembra di assaporare maggiormente colori, odori e sensazioni. Decido di camminare per un bel po’, senza meta e, come era prevedibile, mi coglie un senso di razionale paura che viene enfatizzato dall’acutizzarsi di ovvie necessità che rendono meno spirituale il viaggio.
Sto tentando di fare quello che ogni bambino, palesemente, o ogni uomo, in maniera celata, cerca: inseguire un sogno, ricercare esperienze nuove e soprattutto quelle emozioni che si affievoliscono con la razionalità e la ripetitività di una vita programmata.
Seduto, assaporando del cibo, penso per la prima volta a ciò che sto facendo e faccio da sempre, un gesto naturale ora più consapevole. Posso mangiare in questo luogo perché ho i soldi, perché ho lavorato e perché ho fatto delle scelte che me lo hanno permesso; in questo senso, la mia vita, come quella di tutti, è condizionata da eventi terreni e l’aspetto mistico di questo viaggio da questo punto di vista viene meno. Mi accorgo che, in questo contesto, sono evidentemente l’unico a fare queste considerazioni e mi sento a disagio anche se tutto è fatto in maniera introspettiva.
Vado via e decido di prendere in considerazione l’idea di un mezzo di trasporto che mi porti lontano, scelgo il treno. Nel salire sul mezzo, la sensazione è quella di un addio, di una scelta definitiva che non mi permetterà di tornare, convinzione che stride e appare inspiegabile in un mondo tecnologicamente collegato e reso oramai facilmente raggiungibile. Tante volte si provano delle emozioni che si confondono grazie al mistero che le circonda, sensazioni forti che annebbiano la realtà rendendola improvvisamente superflua o migliore, questa è una di quelle situazioni.
Davanti a me c’è lei che, improvvisamente e in maniera incontrollata, annulla i miei ragionamenti metafisici rendendoli romanticamente spiegabili. Sto decidendo, con imbranati pensieri, celati da un falso fare sicuro che ancor più li evidenzia, se avvicinarmi o meno. Spiegarle ciò che sto facendo in questo mio viaggio, necessiterebbe, per evitare un’umiliante distruzione di propositi di approccio, di una bugia che avvalori o assecondi le classiche “tattiche di conquista” ancora una volta materialiste e condizionanti.
Decido dunque di tacere, ma gli occhi, come spesso accade, sono indirizzati verso il suo viso senza alcuna possibilità di controllo. Cerco di non guardarla, ma lo faccio continuamente, quasi un bisogno fisico necessario per assaporare l’emozione trasmessa, interrompo spesso, ma ricomincio subito. Studio ogni suo dettaglio cercando di imprimerlo in una mente, la mia, troppo coinvolta per essere lucida. Osservo le sue mani che tengono un libro la cui copertina non mi interessa affatto, il piccolo neo sulla mano destra attira la mia attenzione. Il movimento delle sue dita affusolate, pur nella sua aggraziata semplicità, mi pare, turbandomi, troppo complesso nella sua bellezza per essere ricordato per sempre. La sua espressione, non indifferente alla mia persona ma che, allo sesso tempo, non palesa stati d’animo condizionati da emozioni, suscita in me un senso di introspettiva curiosità indagatrice nei suoi confronti, un misto di irrazionali illusioni che faccio mie nel convincermi di un suo atteggiamento positivo, anche se celato, nei miei confronti.

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