Le istituzioni pubbliche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia Il caso di Civitavecchia Vedi a schermo intero

Le istituzioni pubbliche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia Il caso di Civitavecchia

ISBN: 978-88-7418-726-3

12,00 €

Territori 53 | p.113 | ed. novembre 2011

Dobbiamo ricordare con riconoscenza profonda gli artefici della nostra unificazione nazionale".
Questa frase dello storico Raffaele Romanelli che, come poche altre, riesce ad interpretare lo spirito del Risorgimento, torna oggi, nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, quanto mai d'attualità. Nel libro riviviamo gli sforzi e le battaglie che hanno visto coinvolto il Governo italiano nel tentativo di unificare il Regno dal punto di vista territoriale, legislativo ed amministrativo. E in questo quadro complesso di ricerca dell'uniformità nazionale si inserisce il caso di Civitavecchia che, alla stessa stregua di Roma, facendo parte dello Stato Pontificio, divenne italiana a tutti gli effetti solo nove anni dopo l'unità nazionale del 17 Marzo 1861. Un passaggio, analizzato nell'ottica delle istituzioni pubbliche che, al di là dell'esito del plebiscito, fu tutt'altro che scevro da dubbi, timori e malumori.

Luca Lupi nasce nel 1976 a Civitavecchia, dove rimane fino al conseguimento del diploma.
Svolge i suoi studi universitari a Siena, laureandosi in Scienze Politiche nell'estate del 2000.
Le sue prime esperienze di lavoro lo portano in giro per l'Italia, in particolare nel Nord-Est, per alcuni anni, prima di fare rientro a Civitavecchia, dove attualmente vive e lavora. Appassionato di storia, soprattutto di quella della sua città

INTRODUZIONE

Gli anni a cavallo tra il 1860 e il 1870 sono stati, molto verosimilmente, fra i più importanti, sotto il profilo storico-politico, per le sorti del nostro Paese.
Mentre, tra la fine del '700 e i primi dell'800, negli altri Stati europei avevamo assistito all'ascesa di grandi e potenti monarchie che erano riuscite a riunire sotto la loro Corona tutti gli stati e gli "staterelli" che da sempre erano stati parte integrante del loro territorio, l'Italia, invece, continuava ad essere caratterizzata da un'eccessiva frammentazione e da un particolarismo giuridico ormai all'esasperazione.
Il Paese volgeva verso una situazione di profonda arretratezza e subordinazione nei confronti delle altre potenze europee, che accampavano pretese territoriali a nostro danno, forti di una compattezza e di una omogeneità politica a noi del tutto sconosciuta. 
Secoli e secoli di divisioni interne avevano, purtroppo, portato alla creazione di tanti piccoli Stati sparsi qua e là per la penisola, che nel corso del tempo avevano instaurato un proprio codice di leggi, di tradizioni e di costumi più che mai diverso da regione a regione. 
E' chiaro che, in questo quadro generale, e nonostante gli sforzi fatti nel tentativo di eliminare quelle barriere che ostacolavano uno sviluppo unitario e compatto del Paese, la situazione era quantomai difficile e complicata.
Ogni Stato aveva un suo sovrano e l'idea di perdere il potere che essi esercitavano sul proprio territorio non poteva certo essere accettata con pacifica indifferenza.
In questo contesto, il Piemonte ebbe la forza, ma soprattutto il merito, di sapersi imporre come Stato-guida nel processo di unificazione nazionale, grazie all'abilità di eccellenti personaggi politici, come il Cavour, e grazie all'esperienza maturata in un clima liberale che non si sarebbe potuto trovare in nessun'altra parte in Italia.
Decisiva fu, poi, la vicinanza della Francia e l'aiuto dato alla causa italiana, grazie a una fitta rete diplomatica di cui fu autore lo stesso Cavour, che sfociò finalmente, dopo lunghi anni di sacrifici e di perdite umane, nell'annessione della Lombardia al Piemonte.
Il Regno Sardo andava, ormai, acquistando sempre più prestigio, anche a livello internazionale, e l'annessione degli altri Stati italiani al di fuori della dominazione straniera, grazie in particolar modo alla volontà delle masse di ogni regione di arrivare a una sola nazione con un solo Re e con un ordinamento giuridico finalmente uguale per tutti, fu un processo quasi naturale, come del resto dimostrato dai plebisciti del 1859 e del 1860.
Discorso a parte va fatto per lo stato pontificio, dove dopo le speranze iniziali dovute all'elezione nel 1846 di un Papa, Pio IX, che era sembrato talmente aperto e liberale da far pensare alla costruzione di una Lega presieduta dallo stesso Pio IX per la liberazione delle regioni occupate dal "nemico" straniero, le aspettative andarono presto deluse.
La posizione del Papa divenne sempre più conservatrice e questo contribuì non poco perché la sua posizione andasse sempre più indebolendosi e l'autorità della Santa Sede perdendo prestigio nei confronti dell'opinione pubblica.
Di lì a poco, infatti, lo Stato Pontificio si trovò privato delle Romagne, dell'Umbria e delle Marche, che ben presto dichiararono la loro annessione al Piemonte, e si trovò ristretto ai confini del Lazio.
Con la proclamazione del regno d'Italia, avvenuta il 17 Marzo 1861, restavano fuori, dunque, solo il Lazio, ancora appartenente allo Stato Pontificio e il Veneto, purtroppo ancora sotto il dominio austriaco.
Si prospettava ora un compito forse ancora più difficile, quello di eliminare definitivamente il male che aveva sempre afflitto il nostro Paese, un particolarismo giuridico esasperato e una pluralità di tradizioni e di usi così diversa da regione a regione, senza tuttavia rinunciare all'originario progetto di unire sotto un'unica bandiera anche il Veneto e il Lazio, con il trasferimento definitivo della capitale a Roma.
La strada da percorrere era ancora lunga e piena di difficoltà, ma, come vedremo, l'abilità dei nostri più importanti uomini politici e l'aiuto proveniente direttamente dal popolo fecero sì che, dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866, si arrivasse a un'Italia definitivamente unita con la presa di Roma e del Lazio nel 1870 e con il trasferimento della capitale da Firenze a Roma nel 1871, dando al Risorgimento nazionale quei caratteri di grandezza e fondamentale importanza che ne hanno fatto uno dei periodi storici più importatnti della storia contemporanea.

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