VENEFICUS IL GABBAMONDO Vedi a schermo intero

VENEFICUS IL GABBAMONDO

ISBN: 9788874189915

14,00 €

Lettere 306 | p.240 | ed. dicembre 2017

Un originale romanzo storico che affronta con padronanza, linguistica e stilistica, le intricate vicende della corte francese. Con estrema credibilità, prendono vita le dinamiche di palazzo senza che nulla venga tralasciato o assegnato al caso.
Una scrittura coerente e adatta al contesto della narrazione accompagna il lettore, in modo avvincente e mai noioso – grazie anche al dinamismo e al ritmo incalzante conferiti dai dialoghi – in un piacevolissimo percorso esperienziale.
Intrighi, giochi di potere, menzogne, rivelazioni, invidie, passione e intelligenza sono i fiori all’occhiello di un’opera degna di nota.
Francesca Tuccio, XI Edizione Premio Lettereraio Internazionale “Gaetano Cingari”

Immagine di copertina Pietro Antonio Rotari (1707-1762) Giovane donna con ventaglio, c. 1752-1762


Piko Cordis, all’anagrafe Roberto Sospetti, nasce ad Ascoli Piceno il 04 luglio del 1968, con un vissuto di esperienze personali votati alla ricerca di se stesso. 
Portati a termine gli studi tecnici, prende coscienza di una volontà a conoscere il mondo, a uscire fuori dalla sua città. Si trasferisce per lavoro in Svizzera, a Londra e in altre parti d’Italia, mantenendo viva sempre la passione per una ricerca spirituale. In Asia entra in contatto con il Buddismo e l’Induismo, trovando una riflessiva misura costruttiva, ma restando sempre nella sua dimensione Cattolica.
Già da adolescente, non sfruttando gli attestati professionali conseguiti, si presta a lavori di vario genere: commesso, magazziniere, rendendosi anzitempo indipendente economicamente. Appassionato di lettura,  storica in special modo, si cimenta nella scrittura, prediligendo ambientazioni medievali e  rinascimentali. All’inizio del 2016, portata a termine la stesura del manoscritto “Veneficus – il gabbamondo”, Roberto adotta lo pseudonimo di Piko Cordis, mostrando così un attaccamento alle sue radici: Piko da cui ha origine Picus in stretta relazione con l’etnonimo latino Picentes (i Piceni); Cordis, in latino cuore. Cuore Piceno. Invia l’opera a diversi concorsi, le giurie di ben cinque Premi/Concorsi letterari, ritengono il lavoro meritevole di apprezzamento.

Francia, estate 1781

Il Castello del marchese de Villedreuil era il riferimento di tutti gli aristocratici che facevano della mondanità il loro modus vivendi. Non essere invitati in quella magnifica dimora, dove anche le Loro Maestà erano state ospiti, significava essere un nobile di provincia.
Il salone dove si teneva il ricevimento era ricco e luminoso. Il soffitto affrescato recava una firma di scuola pittorica italiana, riproponeva tematiche bucoliche, che davano all’ambiente una ricercata raffinatezza. Alle pareti, tappezzeria di damasco rosso. Dal soffitto calavano lampadari con più cerchi sovrapposti, dove cristalli prismatici riflettevano la luce delle candele messe a giro.
La duchessa Flavienne per l’occasione indossava un vestito rosa acceso orlato d’organza turchese mentre il conte Mathis Armançon era in completo avana. Il giovane da tempo si era legato alla nobile Flavienne du Beaufortain, potente e ricca dama di mezza età.
Quella sera una moltitudine di persone affollava la dimora del signore Jean-Baptiste de Villedreuil, una costruzione di origini medievali con rimaneggiamenti di varie epoche. Lo sfarzo dei marmi, stucchi, pietre lavorate e ornamenti miniati, consacravano l’orgoglio e la gloria della potente famiglia che lo abitava. Il casato Villedreuil vantava discendenze nobiliari comprendenti valorosi condottieri impegnati in battaglie e guerre al fianco di re capetingi. Un nobile di questa dinastia si ricordava per esser stato tra coloro che salvarono il sovrano Luigi IX dal rapimento ordito e guidato dal conte di Bretagna. «Conte, scorgete la marchesa de Créquy?» domandò madame Flavienne al suo accompagnatore sfiorandogli la mano. «No, da qui non riesco a vederla, vi abbandono solo il tempo di cercarla.»
La duchessa, che aveva fatto suo un calice di Chablis, lo sorseggiava compiaciuta, deliziata da quel soave nettare ottenuto da uve giallognole della Borgogna. Il conte raggiunse la sua benefattrice, avvertendola dell’arrivo della marchesa.
Le due amiche, espletati i convenevoli dei saluti, si ritrovarono. «Duchessa, sono lieta di vedervi e di avere l’opportunità di parlarvi. Sono ambasciatrice del mio amato cugino cardinale de Rohan che vi ufficializza l’invito nel suo castello di Saverne per conoscere il Gran Maestro Cagliostro, suo gradito ospite. Come avevate richiesto da tanto tempo, tra un mese sarete ricevuta. Sua Eccellenza ha fatto di tutto per organizzarvi una settimana in compagnia delle persone da voi desiderate e di Alessandro Cagliostro.»
La nobildonna prese dalle mani della marchesa l’invito tanto atteso per poi consegnarlo al conte Mathis.
Le due dame continuarono a conversare piacevolmente per poi unirsi ad altri ospiti e proseguire la serata in loro compagnia.
Il conte ripose gelosamente nella tasca della marsina l’invito per Saverne da parte del cardinale e alla prima occasione in solitaria con la duchessa durante la serata, riprese il discorso: «Finalmente siete riuscita nell’impresa che da tempo vi eravate prefissata, ne sono lieto. Ora vi adopererete per portare a compimento i diversi progetti che vi stanno più a cuore. Ma ditemi, cosa sapete di Cagliostro?» «Sono in possesso di alcune informazioni sul suo conto, è ospite a Saverne nel castello del mio amico cardinale Rohan da quasi un anno e si adopera per curare le persone. Con le sue arti e i suoi esperimenti soddisfa le aspettative del mio amico.»
La duchessa si guardò intorno elargendo sorrisi di circostanza agli invitati che le dimostravano la loro benevolenza e con un cenno del capo ricambiava soddisfatta.

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