Poesie spirituali Vedi a schermo intero

Poesie spirituali

Paolo Giardi

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ISBN: 9788874188536

10,00 €

Fiori 72 | p.104 | ed. ottobre 2017 | formato 12x18cm

Voglio – con questo florilegio di liriche sofferte, intime ed esaltanti – lasciare al mondo, alla terra isolata, un’opera intrisa di realtà spirituali da meditare con sincera disposizione d’animo, senza preconcette inibizioni o spavaldi sillogismi incarcerati nelle menti “artificiose ed errabonde” di avanguardie nichiliste, di fanatici negazionisti del sacro, di saccenti profeti di sventure cosmiche disperanti e mortifere o di apocrifi apostoli laici della New Age.
I miei versi- ispirati da “Colui che ditta dentro”( Spirito Santo o Demiurgo o Angelo custode ) - siano sussurrati senza clamore, con impercettibile tremito a fior di labbra, per essere infine deposti ai piedi del trono dell’Altissimo e cantati in ogni plaga del creato “per la maggior gloria di Dio”.

Immagine di copertina: “L'arte esprime i suoi mondi” di Loredana Simeoni www.loredanasimeoni.com


Paolo Giardi nato a Vejano (VT) il 28/09/1937, esercita la professione medica. Nel 2004 ha pubblicato la prima silloge poetica “Dal Caos al Cosmos” per le Edizioni Rosati. Nel 2008 ha pubblicato la seconda silloge “Le dolci Muse” presso l’Editore - Il libro Italiano. Nel 2010 - in piena autonomia editoriale - esce con la terza silloge dal titolo “Oltre il velo di Maya”. Nel 2011 ha pubblicato con Prospettiva “Et in Arcadia ego”; “Poesie filosofiche” (2012) e “Il pensiero diventa poesia” (2014), “Eroici pensieri e poetici furori” (2016).

PREFAZIONE
prof. Luciano Pranzetti

Un’antologìa, un florilegio – o silloge che dir si voglia con vocabolo raro – è già di per sé, nell’annuncio interno del termine, prodotto variegato, multiforme e complesso ma, soprattutto, messaggio di bellezza. È una raccolta di fiori – così recitano le rispettive auree etimologìe greco/latina – ciascuno dei quali, nella trama d’una pluralità connotata da una discorde solitudine di singoli significati, di profumi, di accenti e di forme, fóndesi all’altro, nel modo dantiano del “s’io m’intuassi come tu t’immii” (Par. IX, 81), permeàndosi in vicendevol moto nell’armonico fluire d’una coesistenza che diviene e si fa concordia ultima e definitiva. Cum corde – con il cuore, e/o cum cordis – nella coralità dei toni. Fate voi.
E mai tale immagine fu sì consona e propria come a questa silloge, l’ottava, che Paolo Giardi offre ai suoi lettori, nella quale, accanto al pulsar del ritmo metrico, allo scorrere flessile e melodico della parola, sorride l’iridescente efflorescenza di un pensiero in cui l’idealità dell’autore si incontra e si rapporta con i grandi temi teologici, escatologici, ontologici della Divinità, dell’eternità, del Paradiso, dell’Inferno, del tempo, dell’aldilà, dell’anima, del Bene, del male, della grazia, del peccato, della vita, della morte, dell’io e del cuore – i temi cioè della spiritualità, delle ‘cose di lassù’ (San Paolo: Col. 3, 1) - e ne esplora le ardue, ronchiose e luminose altezze nella contemporanea generosa offerta di condivisione all’altro. “Poesìe spirituali” è, infatti, il titolo che dà volto e identità alla raccolta e che succede alle precedenti opere con le quali l’autore si era fatto cercatore e cantore di verità estetiche e filosofiche nella scansione di un rapsodico soliloquio fatto a voce alta. E non paia casuale l’ordine delle tappe con cui Giardi ha compiuto, via via, il suo cammino esplorativo, piantando la tenda dapprima nella regione dell’arte, di poi in quella della filosofìa per giungere e sostare alla mèta ultima, quella della sfera dello spirito.
Dinamismo euristico-ermeneutico (ricerca e interpretazione) “ideale”, non idealistico e men che meno ideologico, poiché l’autore - per consapevole o non consapevole decisione - muta la successione gentiliana della vita dello spirito, quella che la storia della filosofìa ci espone nelle tre fasi di:
1) soggettività - il pensiero che esprime sé stesso = ARTE;
2) oggettività – il pensiero pone sé stesso innanzi a sé e in esso si annulla = RELIGIONE;
3) sintesi – arte e religione si risolvono e si realizzano concretamente come “Atto puro” del pensiero che diviene FILOSOFÌA.
Orbene, Giardi, come abbiam detto, commuta il termine ultimo ‘ad quem’ sicché il tragitto del suo pensiero – arte -> filosofìa – si compie e culmina nella spiritualità, ossìa, nella RELIGIONE che sposta la Filosofìa ad essa sostituendosi nella funzione di sintesi ontologica. La novità, quindi, della raccolta non è tanto la tematica ché, a dare uno sguardo seppur rapido alla storia della letteratura di specie, la si scopre di diffuso e antico esercizio – valgano, quali esempî di siffatta tematica, la stessa Divina Commedia dantiana, il Paradiso Perduto del Milton, e poi le rime di Jacopone, gli Inni di Ambrogio e quelli eucaristici di San Tommaso, gli Inni Sacri di Manzoni, le rime di Rebora, tanto per citare – quanto l’audace, citato cambio di successione ontologica che in queste poesìe, che possiamo al postutto considerare ‘religiose’,
vede la categorìa dell’arte e della filosofìa asservita alla dimensione spirituale e/o religiosa – ars et philosophia ancillae theologiae, di monastica memoria (San Pier Damiani) – con scandalo, crediamo, dei tanti seguaci del grande filosofo di Castelvetrano e della legione laica, liberale, razionalista e cristiana ‘adulta’.
E se qualcuno volesse avanzare l’accusa o l’ammonizione di lesa maestà gentiliana, è bene che rammenti che, intanto, non si dà maestro in terra che non sia superabile da un allievo o da altri, siccome asserisce l’autorità dell’Alighieri che, per bocca del miniatore eugubino, Oderisi, ci rivela come “credette Cimabue nella pittura/ tener lo campo, e ora ha Giotto il grido/sì che la fama di colui è scura./Così ha tolto l’uno all’altro Guido/la gloria della lingua; e fors’è nato/chi l’uno e l’altro caccerà del nido” (Purg. XI, 94-98); e poi, come, secondo l’antica saggezza latina, “Pictoribus atque poëtis quidlibet audendi semper fuit aequa potestas” (Orazio: Ars poёtica, v. 9) – pittori e poeti ebbero sempre giustamente la facoltà di fare qualsiasi cosa di azzardato – e che, peraltro, non è da interdire ad alcuno, men che meno al nostro autore che si fregia di sette opere di elevato livello culturale, il diritto e la libertà di esprimere, ragionate e circostanziate, proprie riflessioni.

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