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Diario minimo

Marco Marchi

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ISBN: 9788874189816

12,00 €

Lettere 303 | p.139 | ed luglio 2017

Pubblicato nel 2007 con il titolo di DOVE SI VA, viene ripubblicato in seconda edizione aggiornata e riveduta dall’autore stesso. Questa seconda edizione contiene tutti quei racconti che, per l’impossibilità di coniugare i tempi della scrittura con quelli della stampa, erano stati esclusi dalla prima edizione. Così la raccolta di racconti risulta divisa in tre parti distinte. Una parla dell’uomo in senso collettivo, con storie e situazioni che tutti conoscono e che traggono ispirazione diretta dalla cronaca e dalla storia. Le altre due parti, invece, narrano situazioni dell’individuo, con le sue paure e i suoi errori. Unite insieme, raccontano le vicissitudini dell’uomo moderno, sia nel mondo sia nella sua sfera privata. Tante piccole immagini dello stesso soggetto che ci raccontano l’esistenza che è stata e che è, ma che vogliono anche lasciare aperta la porta della speranza su quello che sarà il suo domani.

Marco Marchi (Padova, 1978), ha esordito nella narrativa nel 2005 con il libro di racconti surreali “Non Si Può Mai Sapere”, seguito dalla seconda parte intitolata “Dove Si Va” (Prospettiva editrice, 2007). Nel 2009 ha pubblicato il romanzo “Il Crepuscolo” (Prospettiva editrice), qui alla seconda edizione e il saggio “Pasquino. La voce libera del popolo (Prospettiva editrice, 2011). A dicembre 2011 è uscita l’edizione riveduta e corretta del primo libro, con il titolo “La Fine Del Mondo”, (Prospettiva Editrice). A gennaio 2014 è uscita la raccolta di racconti ‘Il fango sullo stivale’ che ha riscosso largo consenso di critica e pubblico. Scrive articoli sui blog www.mobiletoday.it e www.scontista.com .
Le sue opere sono state recensite su quotidiani nazionali, riviste letterarie, televisioni e radio. Per maggiori informazioni il suo sito è www.marcomarchi.net

NOTA
Quella che state per leggere è la seconda edizione del mio secondo libro. Pubblicato per la prima volta nel 2007, per la prima edizione scelsi il titolo Dove si va. Il motivo era semplice: il primo libro, pubblicato due anni prima, l’avevo intitolato on si può mai sapere ed era una raccolta di racconti surreali. Il progetto che avevo in mente riguardava la pubblicazione di un libro di racconti surreali e di un libro che trattasse della realtà quotidiana, in modo da avere una visione d’insieme delle due facce della realtà: il surreale e il reale. Infatti i due libri sono stati pubblicati come Non si può mai sapere Dove si va, ma in due tempi distinti. All’epoca avrei preferito pubblicare le due parti in un unico volume, però l’editore fu di altro parere, per cui mi limitai a pubblicare due libri distinti, con due titoli che potevano sembrare strani, se presi singolarmente. Non
voglio adesso tediare il lettore spiegando le dietrologie che stavano alla base del progetto, tuttavia questa seconda edizione vuole sistemare un po’ le cose. Così, ho deciso di intitolarlo Diario Minimo, dal nome dell’omonimo racconto, ormai arreso all’idea che i libri siano due e siano indipendenti.
Questa è la premessa, tanto per far capire la motivazione che mi ha spinto a cambiare il titolo. E ora veniamo al contenuto.
Prima di leggerlo, bisogna tenere bene a mente come sia stato scritto principalmente nel biennio 2000-2002, salvo qualche racconto scritto poi tra il 2005 e il 2007. Dico questo perché le atmosfere un po’ crude e gotiche che si trovano in alcuni racconti hanno tratto ispirazione esclusivamente dai fatti dell’11 settembre 2001 e dalle settimane seguenti, in cui si assisteva alle lettere all’antrace recapitate a funzionari e a dipartimenti governativi americani. Per chi ha la memoria lunga non sto dicendo nulla di nuovo.
L’idea che avevo in mente era di parlare del genere umano, con il suo groviglio di amicizia/inimicizia, amore/odio sia in senso collettivo sia a livello individuale. Non a caso, il volume è distinto in due parti, divise da un Intermezzo: la prima parte voleva dare uno sguardo ai problemi della collettività, in questo senso troverete, per esempio, un racconto che parla di campi di concentramento. Per inciso, non avevo in mente i campi di sterminio della seconda guerra mondiale, almeno non solo quelli, visto che durante gli anni Novanta nella ex Iugoslavia qualcuno pensò di farne altri, anche se questo pare che pochi lo ricordino.
La seconda parte tratta di relazioni personali, di egoismi, di mancanza di fiducia.
Ho pensato di aggiungere anche una terza parte che avevo intitolato Diario Minimo e che mi pareva completasse la seconda parte, quella individualista. Questa ulteriore parte che, all’epoca, pensai di escludere dalla raccolta perché non riuscii a far coincidere la fine della stesura con il periodo di stampa e che, quindi, è inedita fino ad oggi. Ultima precisazione. Il volume è stato concepito come un breve cortometraggio. In questo senso, troverete una Apertura, un Intermezzo e una Chiusura e due pezzi in cui si parla di inquadratura, pensando alla camera del regista che inquadra la scena. Questo per fare solo un po’
di chiarezza, prima di iniziare la lettura.
18/02/2017
M.M.

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