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RADICE QUADRATA DI S(TRE)GA

Paolo Barili

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ISBN: 9788874189878

12,00 €

Foglio 75 | p. 203 | ed. settembre 2017

…egli si dimostra abilissimo nell’imbastire, con un azzeccato gioco di dissolvenze, dinamiche relazionali sospese tra finzione e realtà, assemblandole in un micidiale e perverso cocktail dagli esiti apprezzabili, in cui riesce a miscellare insieme, con una certa disinvoltura, squarci onirici con incubi terribili, rulli di parossistiche tachicardie, orripilanti allucinazioni, schegge di accesa follia, con scampoli di bonaccia, di sereno, di amore, di gioia, di felicità ed addirittura di sesso.

paolo barili

Paolo Barili è nato a Badia Tedalda in provincia di Arezzo, quinto di cinque figli e, dal 2016, risiede nel cuore del Salento, prima a Squinzano e poi a Nardò, sempre in provincia di Lecce. Laureato in Scienze Biologiche, il 2/07/1993 presso l’Università degli Studi di Urbino con votazione finale di 110/110 e lode, ha svolto varie professioni fino a quella, dal 2003, di consulente in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro presso la CNA di Viterbo, curando il settore riguardante la formazione in merito all’organizzazione e alla docenza dei corsi. Ultimamente, lavora soprattutto in qualità di docente nei vari centri della Puglia, cercando di trasmettere la propria esperienza ai partecipanti dei corsi per la sicurezza e a chi si affaccia per la prima volta nel mondo del lavoro, sempre in merito alla sicurezza nei luoghi di lavoro e all’igiene degli alimenti.
Sposato con Deborah dal 2001, è padre di Viola e Benedetta e riconosciuto “capo-alfa” di Giò, il sempre più affettuoso cane cocker nero. Da sempre affezionato a Badia Tedalda, luogo di nascita, alle persone, tradizioni e spirito del posto e, ora, al Salento, visto prima con gli occhi del turista e poi residente in pianta stabile. Con “Radice quadrata di s(tre)ga” è alla sua seconda esperienza nel mondo della narrativa, dopo il buon successo e l’enorme gratificazione ricevuta dalla pubblicazione del suo primo romanzo intitolato “La traccia”e si considera, da sempre, un grande appassionato di musica, letteratura, cinema e arte in ogni sua
espressione.

1) Ci troviamo a parlare di nuovo di una tua pubblicazione. Quanto è stato difficile scrivere il tuo secondo romanzo?

Beh, direi abbastanza complicato ma sicuramente gratificante. Il secondo romanzo presenta delle difficoltà aggiuntive rispetto al primo che è sospinto dalle ali dell’entusiasmo, offrendo minori spazi alla riflessione. In questa mia opera, sono stato particolarmente attento a non ripetermi, a non fare una sorta di “La traccia 2” ma cercare di evolvermi e, se è possibile, mantenere una sorta di “stile” che mi renda riconoscibile seppure descriva cose decisamente diverse.

2) Di cosa narra “Radice quadrata di s(tre)ga”? E il titolo?

Il titolo è una specie di gioco di parole, una sorta di calembour per attirare la curiosità del lettore, tra la radice quadrata di tre e la strega in questione. E’ il racconto di una vacanza salentina effettuata da Piero, professore di matematica e il suo cane Jack. Oltre alle bellezze del luogo, Piero incontrerà una misteriosa signora in nero che cammina di notte da sola in un campo di ulivi. Inoltre, il protagonista conoscerà una ragazza, Arianna, e fra i due nascerà una forte attrazione ma il tutto alla fine si collegherà, come in un gioco di specchi.

3) Come possiamo definire il romanzo e a quale genere letterario potrebbe appartenere?

Com’è definito dalla splendida prefazione del Prof Angelo Cappello, il romanzo appartiene al genere thriller, con squarci onirici e allucinatori ma anche di amore e gioia, della vita in generale con i vari aspetti positivi e negativi, razionali e non spiegabili. Il tutto, cercando di mantenere alto il ritmo del racconto e di far crescere la tensione nel lettore.

 

4) Come credi che sarà accolto questo tuo nuovo libro, soprattutto nelle terre salentine?

Spero e credo bene, perché sono realmente innamorato di questa zona della Puglia, nella quale si svolge il romanzo. Anche la presenza di streghe o signore simili, sono frutto della mia fantasia. Il libro poteva svolgersi in qualsiasi parte di Italia: Più che a un riferimento geografico, questi scenari sono il frutto di antiche paure o superstizioni presenti un poco in tutti noi e ovunque.

5) E il terzo libro di cosa parlerà?

Spero, innanzitutto, di riuscire a scriverlo e che possa piacere così tanto da essere pubblicato dalla casa editrice. Ancora non ho ben deciso, sono molto curioso e anche impaziente di vedere come sarà accolto questo mio secondo. Tuttavia, il genere credo rimarrà questo, con la leggera “presunzione” di indagare ancora e sempre più il mio cuore e quello dell’uomo in genere. 

PREFAZIONE
Prof. Angelo CAPPELLO
(cultore di storia e tradizioni locali)

Confesso di avere avuto un attimo di esitazione davanti alla inaspettata richiesta di scrivere la prefazione al seguente thriller.
Non certo per sciocco snobismo nei riguardi di un genere di narrativa talvolta ritenuto, a torto, “figlio di un dio minore” nel vasto panorama letterario, e, men che meno, per un’improvvisa e preconcetta diffidenza nei confronti delle capacità creative ed espressive di chi come autore, fino allora a me sconosciuto pure fisicamente, me la richiedeva. Tale titubanza, in effetti, aveva ben altre origini. Scaturiva dal fatto che non sfogliavo un giallo da quando, si può dire, ero quasi imberbe. Da prima, cioè, che con gli studi liceali mi impegnassi a fare il “noviziato”, per potere avere, poi, “ingresso libero” nel pantheon dei più grandi scrittori e poeti di tutti i tempi. Per cui, di quelle lontanissime stagioni, nelle quali riempivo il tempo libero, con le fantastiche e quasi sempre agghiaccianti creazioni di Edgar Allan Poe, Agata Christie, Georges Simenon e Rex Stout, restavano solo brandelli di ricordi alquanto sbiaditi. Pochissimo, secondo me, per poter cancellare ogni mia perplessità. Poi, però, prendendo il coraggio a due mani, e pensando che, piaccia o non piaccia, per tutto c’è sempre stata una prima volta, ho accettato l’invito, ritenendolo una sorta di scommessa con me stesso, ed, onestamente, devo dire subito che non me ne sono affatto pentito per diversissime ragioni, la prima delle quali, non perché più interessante, ma perché la più personale, risiede nel fatto che, una tale occasione poteva farmi sperare (e la speranza, non è andata affatto delusa, anzi!) di riassaporare finalmente, dopo tantissimi anni, il gusto agrodolce del suspense e degli scottanti intrighi che lo generano. Tutte le altre, infatti, come di certo si vedrà, sicuramente potranno riguardare ed essere condivise da una vasta platea di lettori. Già avvezzi ed appassionati a simili vicende.
Una siffatta affermazione potrà forse sembrare apodittica ed un po’ azzardata, considerato che l’autore, nonostante sia alla sua seconda fatica di narratore del brivido, sotto certi aspetti, si è portati a crederlo ancora un neofita. Invece, io sono arciconvinto che, i più attenti e smaliziati, subito si accorgeranno che Paolo Barili ha compiuto, meritatamente, un decoroso gran salto in avanti nella maturazione e scioltezza narrativa, dal momento che la trama del suo lavoro viaggia con estrema leggerezza sui binari ed entro le giuste coordinate dei noir di tutto rispetto, mostrando un dosaggio sapiente ed appropriato dell’uso dei capisaldi morfosintattici tipici dei thriller, giocati oltretutto in chiave mystic.
In particolare, egli si dimostra abilissimo nell’imbastire, con un azzeccato gioco di dissolvenze, dinamiche relazionali sospese tra finzione e realtà, assemblandole in un micidiale e perverso cocktail dagli esiti apprezzabili, in cui riesce a miscellare insieme, con una certa disinvoltura, squarci onirici con incubi terribili, rulli di parossistiche tachicardie, orripilanti allucinazioni, schegge di accesa follia, con scampoli di bonaccia, di sereno, di amore, di gioia, di felicità ed addirittura di sesso. Il tutto, però, racchiuso in un progetto narrativo ben concepito ed orchestrato, la cui fase esecutiva è affidata ad un “quadrilatero” di personaggi di notevole spessore e rilievo, attorniati da un arcipelago di comparse, tra cui trova posto anche un onnipresente e simpatico cagnolino. Ora, volendo però entrare, almeno un tantino, nel cuore palpitante della raccapricciante vicenda narrata, mi sforzerò di farlo nel modo più soft possibile, evitando i proverbiali passi falsi, che potrebbero svelare alcuni passaggi nodali, sminuendone, o peggio annullandone, l’effetto sorpresa, con tutti gli annessi e connessi usati per i “piatti forti” serviti negli angoli più cruciali del romanzo, a scapito, evidentemente, del gusto e del piacere dei giallisti incalliti o meno. Né tantomeno vestirò i panni del “dottor sottile” di turno, per cercare di fare le pulci ad ogni azione dei personaggi, nella vana e assurda pretesa di cogliervi ad ogni costo eventuali ma anche, nella fattispecie, inopportuni spunti per riflessioni dietrologiche. No, niente di tutto ciò.
Piuttosto, mi limiterò a sottolineare soltanto alcuni pochissimi elementi che possano, tutt’al più, sollecitare la curiosità, ampliando la platea dei potenziali lettori, semmai il solo titolo del volumetto non fosse bastato di suo (cosa molto improbabile, trattandosi di un ammiccante calembour!) ad accendere l’immaginazione sui possibili contenuti preannunciati, appunto, in forma criptata. (omen omen, avrebbero concluso subito i Latini, convinti com’erano che spesso”il nome stesso è già un presagio di per sé!”).
Ma tant’è.
Ed allora, credo proprio possa bastare sapere che ai vertici dell’anzidetto “quadrilatero” sono collocate due figure maschili e due femminili, come fosse una vera cabina di regia, da cui mettere in moto e guidare, secondo manuale, lo sviluppo di un concentrato di avvenimenti complessi, di cui ben presto si perderà il controllo per l’intervento ostile di forze avverse ed irrazionali, che daranno origine a fatti e misfatti, costituendo così il nerbo più intrigante e misterioso dell’intera scabrosa vicenda.
Inoltre, a questo punto, mi pare non sia fuori luogo informare che, nel ruolo di protagonista assoluto, c’è un insegnante divorziato non più molto giovane di nome Piero, un Toscano in vacanza in Puglia, mentre in quello di antagonista, quasi a volergli movimentare, con i suoi misteriosi sortilegi, la possibile monotonia di ferie troppo lunghe (!), c’è uno dei due personaggi femminili, una bella, benché anzianotta, “signora in nero”, dagli occhi incantatori e dai poteri occulti e diabolici, una donna dal fluido magnetico, una striàra o macàra cioè. In altri termini, una strega che dir si voglia, relitto umano e paranormale, sfuggito alle ancestrali cacce, che sin dalla notte dei tempi, senza alcuna interruzione nei secoli ed in tutte le latitudini, si sono organizzate nel tentativo, spessissimo fallito, di vincere o annullare il male, facendo trionfare il bene.
Per cui, non c’è di che stupirsi, né credere che possa essere stata una stridente ed anacronistica forzatura, se tra le tante magnificenze osannate della terra salentina, leggiadro fondale, davanti al quale sfila la tragica sequenza delle scelleratezze più impensate, l’autore ha voluto inserire anche questa iattura secolare, come a voler rompere per dispetto l’incanto rappacificatore ed acquietante del mare, dell’azzurro del cielo, della luce paradisiaca delle albe e dei tramonti, prerogative indubbiamente da cartolina di questo stretto lembo di terra baciata dall’Adriatico, oggi a buon diritto, onorata da un trend turistico sempre più in ascesa. La verità, invece è che questo territorio, il quale, negli anni ’50 e ’60, divenne per Ernesto De Martino un fecondo e prezioso laboratorio diffuso di ricerca proprio su tale epifenomeno, i cui risultati furono pubblicati, poi, in “Sud e Magia”, in piena era digitale può ancora riservare sorprese di questo tipo, anche se in forma molto eccezionale: la stranissima convivenza del razionale con l’irrazionale, delle scienza esatte con quelle occulte ed esoteriche.
A tal proposito anzi, se mi è permesso, vorrei poter esternare questa mia ulteriore sensazione, secondo cui chi veramente ruba la scena a tutti, nel fosco labirinto degli avvenimenti narrati, è, appunto, quell’atmosfera plumbea e misteriosa, carica perennemente di stati emotivi e ferocemente ansiogeni, che accompagnano, tranne brevissime parentesi, un po’ tutto l’intero scorrere degli eventi, non importa se in forma reale, o supposta, temuta ed immaginata nei cuori e nelle menti obnubilate, violentate ed ipnotizzate dall’energia di forze inspiegabili, potenti ed ignote. Solo ad un passettino dalla fine, tale tensione sembra voglia evaporare molto lentamente, svanire man mano, allentando gradualmente la presa, e iniziando a lasciare il posto ad una ricomposizione delle dinamiche relazionali, fino ad allora sconquassate barbaramente da volontà demoniache e deliranti, ed ora finalmente ricomprese in un perimetro più naturale e normale, in cui la realtà prende il posto dell’autosuggestione, la verità sostituisce il dubbio ed il sospetto, il coraggio la paura e l’indecisione, la libertà la soggezione, la luce le tenebre. Insomma, si va delineando l’orizzonte più limpido non di un banalissimo happy end, ma di un sorprendente finale catartico purificatore e risolutore di ogni contraddizione e malinteso, alla stregua dell’epilogo salvifico di una delle tante antiche tragedie greche.
Infine, non va sottaciuta la tecnica di scrittura utilizzata, piuttosto dialogante, dai toni colloquiali e coloriti quanto basta, e soprattutto dal registro linguistico, adeguatamente attagliato a tale specifico genere di vicende, cui spesso, volutamente si è impresso un ritmo alquanto svelto, seppure avvincente, tipico del “botta e risposta” che il solo discorso diretto può garantire.
L’andamento narrativo perde un tantino del suo brio ed accelerazione, diventando più pacato e riflessivo, soltanto nei saltuari e brevi tentativi di scavo psicologico dei personaggi principali, i cui esiti, riusciti o meno, non fanno velo, ovviamente, all’impostazione generale dell’intero lavoro. Insomma, un piacevolissimo libro da leggere e rileggere, scritto, dedicato ed indicato non solo allo zoccolo duro degli irriducibili fans del giallo purchè sia, ma anche a chi, come me, è un semplice novizio con tanto da imparare. E credetemi, senza scoraggiarvi: non è mai troppo tardi!!

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