MINIERA ARGENTIERA 1939 La mia vita tra miniere, deserti e mare Vedi a schermo intero

MINIERA ARGENTIERA 1939 La mia vita tra miniere, deserti e mare

Tomaso Raffaele Uldanc

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ISBN: 978 88 7418 978 6

14,00 €

Lettere 302 | p.284 | ed. luglio 2017

Tomaso Raffaele Uldanc, classe 1939, fa parte di quella generazione di uomini da cui tutti dovremmo imparare qualcosa: uomini testardi e risoluti che non si tiravano indietro davanti a niente, uomini che per dare una vita dignitosa alla famiglia non lesinavano sacrifici, uomini con la scorza dura, uomini di Sardegna. Questo libro è il racconto della sua intensa vita, a partire dalla fanciullezza passata sull'isola all'ombra di quel mondo fatto di miniere e fatica umana, per passare dalle esperienze lavorative in Africa e Medio Oriente, per arrivare, infine, al ritorno nell'adorata Alghero per fare il pescatore.
Il mare è il leitmotiv di tutta la vita di Tomaso, la pesca fa parte di lui fin da quando, fanciullo, accompagna il padre in barca. Passerà tra tanti lavori: bagnino, panettiere, rappresentate commerciale, operaio meccanico specializzato... ma le sue vere passioni, il mare e la pesca, faranno da conclusione ad una vita vissuta intensamente e senza nessun risparmio.
Non esistono più uomini così, che combattono una vita per poter realizzare il sogno che si portano dentro fin da bambini: vivere sul mare, con il mare e per il mare.

Introduzione


Questo libro nasce dalla volontà di narrare fatti di vita vissuta a tutti coloro che vorranno leggerli, non sono stati presi da libri di storia ma sono quello che è stata la mia esistenza.
Il periodo storico in cui sono vissuto, non era di certo uno dei migliori, e mi rifugiai sempre in due detti popolari che mio padre era solito citare e che racchiudevano la sostanza della nostra esistenza: “Impara l’arte e mettila da parte” e “Tutti siamo utili e nessuno indispensabile”. È stato proprio grazie a questi che sono riuscito a raggiungere diversi traguardi molto importanti: infatti ho ottenuto il massimo delle qualifiche sia in campo nautico, che in ambito militare e da diporto. Grazie a queste, mi è stato possibile viaggiare per lavoro, visitando paesi lontani tra cui la Libia, la Somalia, l’Iran, il Sudan, la Nigeria, l’Arabia, il Ciad, l’Algeria ed il Camerun. I disegni successivi sono stati fatti da me, la mia tecnica è certamente elementare, ma vogliono rappresentare la primissima mappa per raggiungere la Miniera Argentiera e specialmente il primo impianto, di cui oggi è rimasto solo il ricordo.
L’unica strada che esisteva era quella che collegava Palmadula, Lacuna, Porto Palmas e la Spiaggia. Proprio parlando di Porto Palmas mi viene in mente Isuredi, una spiaggetta, che deve il suo nome al pozzo di acqua dolce che vi si trova, lambita da piccole onde che si formano nella secca che si trova davanti ad essa. Con un canotto, seguendo la costa con le sue insenature, si può arrivare a Porto Torres, passando per l’Isola Piana di Berlinguer, l’Asinara e Stintino. Proprio a Isuredi testai già da piccolo cosa significava l’arte dell’arrangiarsi e del guadagnarsi la pagnotta.
Mio padre, fin da giovanissimo, aveva la licenza di estrattore e quindi ha sempre lavorato come minatore. Era un lavoro durissimo, ma con la quasi sicurezza della pensione, cosa che solo un posto fisso poteva dare. Fu il primo ad estrarre il un materiale renaio con cui si formavano mattoni misti a cemento, questi, detti “cantoni” sono serviti a costruire paesi interi, esempio ne è Palmadula, in provincia di Sassari. Trovavamo questo materiale proprio a Isuredi, sotto la verde erba che ricopriva la collinetta adiacente alla spiaggia. Noi figli scavavamo per preparare il terreno a nostro padre, praticando dei buchi di circa 40cm in cui lui inseriva i candelotti di dinamite per poi innescare le micce.
Le esplosioni facevano emergere diversi blocchi di questo materiale che noi provvedevamo, con asce ben affilate, a tagliare in maniera lineare in modo da formare i “cantoni”, del tutto simili ai nostri moderni blocchetti. Il nostro cliente principale, era l’imprenditore Ottavio Sini, sardo di origine la cui azienda era a Sassari. Proprio grazie a lui che buona parte di Palmadula fu costruita con i nostri “cantoni”. Sini aveva anche costruito gli “amassi”, una sorta di enormi magazzini in cui veniva conservato il grano e i legumi di tutti gli agricoltori della zona. L’imprenditore era proprietario anche del mulino e del panificio nel quale, in seguito, venni assunto. Il mio datore di lavoro fu però il sig. Giovanni Fois di Alghero che ottenne la gestione del panificio. 

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