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Il volo del falco

Massimiliano Savona

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ISBN: 978 88 7418 980 9

12,00 €

Fiori 71 | p. 59 | ed. agosto 2017

Il volo del falco è una raccolta di componimenti classicisti, in cui l’autore propugna una restaurazione classica in arte e letteratura, sia evocandola come contenuto che mostrandone gli esempi concreti nelle poesie che si susseguono lungo la raccolta. Il principale modello di riferimento è Gabriele D’Annunzio, di cui si imitano molte forme, soprattutto giovanili, ma non mancano altri modelli (Baudelaire, i tre poeti arcaici latini –Livio Andronico – Nevio – Ennio, Pindaro, Calasso, Virgilio, Marino).
All’inizio, in particolare nel poemetto Il volo del falco, che dà il titolo alla raccolta, l’autore si mostra consapevole delle difficoltà dell’impresa; ma, a partire già dalla poesia seguente, Alba nova, prevale l’ottimismo che viene espresso in forme addirittura entusiastiche.

In copertina: Francesco Maria Saverio Verola, Paesaggio sabino con falco (2016)

Massimiliano Savona

Massimiliano Savona è nato a Roma nel 1972. Laureato in Letteratura italiana all’Università di Pisa, ha frequentato la Scuola Normale Superiore. Ha collaborato in veste di critico e di recensore per alcuni periodici locali di Rieti e Faenza. Ha pubblicato quattro saggi per riviste specialistiche: Sulla genesi del Fu Mattia Pascal (Firenze, 2002), Espressività strutturale della metafora in Mafarka il futurista (Milano, 2007), Mafarka il futurista come mito di reinvenzione del romanzo e dell’io (Pescara, 2009), Sulla ricezione del Fu Mattia Pascal (Firenze, 2009).
Ha pubblicato inoltre il libro di racconti Finale di millennio e altri racconti (Empoli, 2005) e il romanzo La speranza si arrampica sulle rocce (Faenza, 2014).

Massimiliano Savona è nato a Roma nel 1972 da padre siciliano e madre tedesca (un po’ come Federico II, il fondatore della letteratura italiana, coincidenza a cui tiene molto). All’età di pochi mesi si è trasferito in Romagna, dove ha quasi sempre vissuto, prima a Santarcangelo, quindi a Faenza, a parte una brevissima parentesi a Brisighella. Laureato in Letteratura italiana presso l’Università di Pisa, ha frequentato la Scuola Normale Superiore. Ha quindi intrapreso un Dottorato di ricerca per l’Università di Parigi 8 Vincennes – Saint Denis, senza portarlo a termine. Non essendo riuscito ad inserirsi nel mondo dell’insegnamento, ha svolto diversi lavori saltuari: attività agricola di raccoglitore di olive, un censimento Istat, stesura di romanzi professionali su committenza per professionisti privati ed altro. Ora è aiuto-bagnino presso la Piscina Comunale di Faenza.

Ha collaborato in veste di critico e di recensore per i periodici Mondo sabino di Rieti e Per voi di Faenza e ha steso i depliant artistici per il padre Baldo Savonari, pittore, durante la mostra a Lecce del 1999 e per lo scultore faentino Mauro Mamini nel 2005. Ha pubblicato quattro saggi accademici per riviste specialistiche riguardo al Fu Mattia Pascal di Pirandello e Mafarka il futurista di Marinetti, sul Ponte di Firenze, per Otto/Novecento di Milano e per Berenice di Pescara.

Ha anche pubblicato il libro di racconti Finale di millennio ed altri racconti (Empoli, 2005) e il romanzo La speranza si arrampica sulle rocce (Faenza, 2014).

1- Massimiliano Savona, romano, residente a Faenza: leggendo il quarto di copertina del tuo libro, Il volo del falco, salta all’occhio una presenza importante, quella di Gabriele D’Annunzio. Ce la vuoi spiegare?

Certamente, ma prima sgombriamo il campo dagli equivoci: per molti D’Annunzio è lo scrittore della guerra e del fascismo. Per me no. Da D’Annunzio io traggo  (soprattutto dalle opere Primo Vere, Canto Novo ed Alcyone) i fauni, le ninfe, i baccanali, Bacco Venere ed Apollo, i paesaggi toscano romano greco e mediterraneo: tutte cose che piacciono anche a chi nutre sentimenti democratici. Voglio dire che non c’è bisogno di essere guelfi o ghibellini per leggere Dante.

2- Chiaro. Quali sono i contenuti del poema?

Canto la bellezza della natura sabina, una delle più belle d’Italia. Inoltre pongo la questione dell’esigenza di una restaurazione classicista in arte. La gente vuole il bello, si è stancata di assurde bizzarrie.

3- Quindi ci sono bersagli polemici…

Sì. L’ ermetismo, soprattutto quello ungarettiano, che ha insegnato ormai a più generazioni di italiani a scrivere male, con pochi versi e andando a capo a caso: per me la poesia è quella che usa la metrica tradizionale, come si vede dal poema, in cui utilizzo diverse forme metriche tradizionali. Inoltre mi scaglio contro quelli che definisco i  “grigi corvi / rauchi gracchianti astratte chimere”, cioè quei critici che vogliono imporci per forza l’impegno politico o morale in poesia. Io sono per il disimpegno in poesia e per il ritorno ai classici.

4- Non è anacronistico?

No, non lo è. Ora va di moda il ritorno alla tradizione; periodicamente nelle epoche artistiche si osserva il ritorno di tendenze passate. Dopo la fine della modernità (postmoderno) c’è voglia di bello.

5- Nelle altre opere di che cosa parli?

Finale di millennio è la versione in prosa del Volo del falco: contiene tre racconti classicisti, oltre al primo capitolo della Speranza si arrampica sulle rocce. La Speranza è un’eccezione che non si ripeterà nella mia opera, solitamente così solare: è molto autobiografica, anche se non tutta, e narra gli anni delle disillusioni giovanili, della depressione, delle sconfitte elettorali (il protagonista si impegna politicamente in due forze politiche di segno opposto). Termina con un bilancio della propria gioventù fatto a 25 anni circa e con una labile speranza per il futuro.

Per il resto ci sono gli articoli di giornale: quelli giovanili, una sessantina, stesi per due periodici locali di Rieti e Faenza, e quelli accademici specialistici, post laurea, su Pirandello e Marinetti.

6- Ecco, sì, appunto: sempre leggendo il tuo quarto di copertina, desta sorpresa l’interesse per il futurismo. Non è una contraddizione questa per un classicista come te?

No, non lo è, anche se capisco che lo possa sembrare. Dopo cento anni l’avanguardia storica è ormai assorbita nella tradizione ed è divenuta parte della tradizione (rispetto a quello che c’è oggigiorno i futuristi sono più simili agli impressionisti che a Burri, Pollock o Fontana…) Inoltre ho trattato gli aspetti tradizionali di Marinetti e del futurismo, che sembrerà strano ma sono molti: un saggio tratta la metafora barocca in Marinetti, il secondo la presenza del mito nello stesso. Io vedo infatti il futurismo italiano come un aspetto dello spirito barocco che periodicamente torna nelle arti, secondo la teoria del critico spagnolo Eugenio D’Ors. Lo schema è più o meno il seguente:

schema savona

D’Ors ignora il futurismo, l’aggiunta di questo nello schema è una mia idea.

7- Allora il tuo classicismo è una forma di barocco…?

Il mio classicismo arcaico, alessandrino, romano e dannunziano, sì, è una forma di barocco dorsiano.

8- Per finire: che cosa pensi di Prospettiva Editrice?

Tutto il bene possibile. Per me è come un ritorno a casa, visto che sono molto affezionato a Roma, mia città natale, e la casa editrice è di Civitavecchia. E’ piacevole.

 

Ai grandi felini

E il sole s’alzò alto
nella fiammeggiante ora canicolare,
a cui niuno osa commoversi,
di là da la flora smossa
da lievi aliti di vento.

Forse, solo due albi augelli,
di tra un arbore e un altro,
moveansi, non curando il feroce sonno
in cui la terra tutta era assopita,
timorosa e albicante, assorta in un torpore eterno.

Eppure coll’astro fulgente
saettante dardi di fuoco, io non temea elli,
e continuaa imperturbato ad incedere
fianco li ulivi, sfidando i cocenti raggi
che ogni dì riceve la iulia Sabina.

Antiche vestigia, testimoni mute
d’un tempo vetusto, mi guardaan,
severe e petree, incustodite ma custodi
d’una valle oltre l’abate monte
ove grandi felini corsero padroni.

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