DUE LETTURE DELLA CAMPAGNA DI RUSSIA Mario Rigoni Stern e Giulio Bedeschi (1941-1943) Vedi a schermo intero

DUE LETTURE DELLA CAMPAGNA DI RUSSIA Mario Rigoni Stern e Giulio Bedeschi (1941-1943)

Gabriele Piazzai

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ISBN: 9788874189823

14,00 €

Territori 72 | p. 63 | ed, luglio 2017

Nel Giugno del 1941 inizia l'Operazione Barbarossa, l'attacco della Germania di Hitler all'Unione Sovietica. A combattere sul Fronte Russo anche molti soldati italiani, tra cui gli alpini Mario Rigoni Stern e Giulio Bedeschi. Sebbene partecipanti alla stessa dolorosa guerra, maturarono considerazioni finali diverse, per certi versi opposte.
Il tema di questo breve testo è proprio questo, la comprensione di queste differenze, espresse nei loro due libri fondamentali: Il sergente nella neve (1953) di Mario Rigoni Stern e Centomila gavette di ghiaccio (1963) di Giulio Bedeschi.

In copertina: fotografia scattata dall’Alpino FERRERO Aldo (21.7.1922 – 01.01.1983) divisione CUNEENSE – Battaglione Borgo San Dalmazzo Russia 1942-1943 per gentile concessione di Claudio Ferrero.


Gabriele Piazzai nasce ad Acquapendente il 12 Maggio 1992.
Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si laurea in Studi Umanistici all'Università di Siena. Ad oggi, frequenta il corso di laurea specialistica in Storia e Filosofia sempre nell'ateneo senese.

Oggetto di questo lavoro è un confronto tra due romanzi: Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern e Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi. I due testi, che appaiono rispettivamente nel 1953 e nel 1963, affrontano il medesimo argomento dato che entrambi gli autori combatterono sul Fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale e sentirono poi l’esigenza di raccontare la loro esperienza. Alla luce degli eventi storici, nei successivi capitoli delineeremo le differenze nonché le assonanze tra i due testi, cercando di capire il perché di queste diversità. Nel Giugno del 1941 la Germania di Hitler attaccò l’Unione Sovietica dando avvio alla cosiddetta Operazione Barbarossa: circa tre milioni di soldati tedeschi, affiancati da soldati italiani, romeni, finlandesi, ungheresi e slovacchi, si mossero verso la Russia. Mussolini, avvisato dell’imminente attacco il giorno stesso dell’inizio dell’Operazione, inviò dapprima tre divisioni che formarono il C.S.I.R.(Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e successivamente, con la necessità di maggiori forze sul territorio, costituì l’ARMIR, l’Armata Italiana in Russia. Essa era formata da un totale di dieci divisioni, di cui tre del CSIR, quattro di fanteria e tre alpine: la Cuneense, la Julia e la Tridentina. Con la controffensiva russa e la disfatta nazista nella Battaglia di Stalingrado, iniziò il ripiegamento degli eserciti dell’Asse verso ovest, una marcia durissima per ritornare indietro. Va necessariamente ricordato come la partecipazione italiana alla guerra in Russia non fu inizialmente richiesta da Hitler, ma rappresentò la volontà di Mussolini di portare avanti una guerra parallela (l’espressione è del duce stesso). Soltanto nel 1942 la Germania richiese un aumento delle forze alleate per far fronte alla resistenza russa. Le motivazioni della partecipazione italiana al conflitto sono molteplici, ma si riassumono nel desiderio di prendere parte alla vittoria tedesca, così da acquisire prestigio politico e un guadagno economico sostanzioso. L’Italia di allora era una media potenza, già affaticata dagli sforzi bellici degli anni precedenti ma Mussolini preferì perseguire “obiettivi di prestigio più che di reale competitività”1. Inoltre il numero esiguo dei combattenti italiani in Russia non poteva certo influenzare in modo determinante l’andamento del conflitto (il C.S.I.R. contava circa sessantamila uomini, l’ ARMIR circa duecento-trentamila); era quindi più un intervento di facciata, qualcosa che garantisse a Mussolini il ruolo di primus inter pares tra gli alleati dei tedeschi. Fiumi di inchiostro sono stati versati per raccontare la Campagna di Russia; moltissimi sono i volumi storici e altrettanti sono i testi appartenenti al campo della memorialistica. Che la guerra sia strettamente legata alla letteratura è un dato di fatto, come conferma Mario Isnenghi quando dice che “ i racconti e le memorie di guerra […] rappresentano un bisogno ritornante e una durevole forma di complicità e di comunanza di ogni generazione maschile”2. La Campagna di Russia ha però qualcosa in più, qualcosa che ha appassionato sia il grande pubblico che gli storici3, ma soprattutto qualcosa che ha portato molti protagonisti di essa ad esprimere l’esigenza di ricordare.

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