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Deus Vult. Guerra civile, franchismo e Chiesa cattolica

Martina Gatto

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ISBN: 978-88-7418-785-0

12,00 €

Territori 59 | p.70 | ed dicembre 2012

In questo breve saggio l'autrice concentra la sua attenzione sul ruolo che la Chiesa, istituzionale e non, svolse nel contesto della guerra civile, l'evento che trasformò il volto della Spagna tra il 1936 e il 1939. Il caso spagnolo riflette, infatti, l'ambiguità del processo di secolarizzazione che ha segnato la storia moderna e contemporanea: la pretesa di un distacco dalla religione accompagnato al ricorso ai valori tradizionali e alle gerarchie ecclesiastiche per ottenere il consenso civile.
Alla luce delle più recenti indagini, si analizzano così le posizioni assunte dalla Chiesa cattolica di fronte al dramma della guerra civile e della dittatura franchista nel suo primo sorgere, i rapporti diplomatici instaurati tra la Santa Sede e il governo spagnolo, e le motivazioni che portarono i leader politici di quel periodo a porre la religione cattolica come base ideologica del loro operato. Il fine è di integrare e "affrancare" la vulgata comune, che ha voluto il mondo cattolico permeato di una «compattezza ideologica, filofranchista, di sapore e di taglio crociatesco».

Martina Gatto (Termini Imerese, 1987) si è laureata in Scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze Politiche "R. Ruffilli" dell'Università di Bologna. Dopo aver lavorato presso il Career Service del Polo scientifico-didattico di Forlì, ha frequentato il Master in Gestione delle Risorse Umane dell'Alma Graduate School di Bologna, con l'obiettivo di crescere professionalmente in quest'ambito. Attualmente lavora presso un'azienda leader nel suo settore in Romagna, occupandosi di ricerca e selezione. Nel tempo libero, continua a coltivare la sua passione per la storia. Nel 2011 ha pubblicato "Esperta d'umanità. Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI all'Onu" nel volume miscellaneo "Il Vaticano. Lo stato papale dall'interno e dall'esterno".

1. INTRODUZIONE. LA SPAGNA TRA XIX E XX SECOLO

Il XX secolo è stato uno dei periodi più densi di eventi, evoluzioni e rivoluzioni che l'umanità nel suo lungo cammino abbia attraversato. Un secolo che ha trasformato il volto della storia. 
Ma, andando aldilà degli stretti confini cronologici, si presenta abbastanza complesso individuare l'inizio di questo periodo storico dal punto di vista fattuale. E la constatazione di tale indefinibilità vale in particolare per la Spagna. Per questo paese tale questione appare ancora più ardua rispetto ai paesi europei che si sono industrializzati e democratizzati prima. Per la Spagna si rivela estremamente difficile affondare nel tempo le origini recenti della sua dinamica attuale, circoscrivere i contenuti della memoria attiva della sua società e individuare il filo conduttore degli attori che hanno plasmato il suo aspetto attuale. 
Quando la Spagna entra nella contemporaneità? In ogni caso, in netto ritardo rispetto ai paesi del nucleo avanzato dell'Europa occidentale. La maggior parte di essi liquida, infatti, il proprio ancien régime prima del 1870, addirittura prima del 1840 nel caso della Francia, dell'Inghilterra e del Belgio. In quella parte d'Europa il rimodellamento della struttura fondiaria portò già allora a un'agricoltura di mercato, al declino della società contadina e alla scomparsa delle endemiche carestie alimentari. La trasformazione dei valori vi si tradusse anche nella relativa laicizzazione dei comportamenti, nella limitazione del fattore religioso nella sfera delle credenze private, nella relativa autonomizzazione dei comportamenti individuali soprattutto grazie alla grande rivoluzione demografica. In campo politico questi paesi assistettero alla nascita del parlamentarismo liberale, all'allargamento del suffragio alle masse, alla nascita degli attuali sistemi dei partiti e alla comparsa del sindacalismo moderno. Anche sotto l'aspetto economico, il progresso continuò in maniera accelerata, portando questi stati verso una sicurezza economica più che stabile all'interno del gioco del libero mercato.
Nulla di tutto ciò occorse nella Spagna di quel tempo. In altre parole, non si assistette a quella rottura degli equilibri secolari che aveva caratterizzato l'Ottocento negli altri paesi europei. Costellato d'incidenti che alimentarono il particolarismo degli spagnoli, il XIX secolo rappresentò per la Spagna una fase di grande "disordine storico", che si cercò di eliminare con scarso successo lungo il XX secolo. La storia del Novecento spagnolo può essere interpretata come una serie di tentativi condotti contro quella fatalità antidemocratica attraverso i deboli strumenti della politica; oppure come la storia dei cambiamenti profondi – di natura economica, sociale e culturale – che hanno tardivamente eroso quella fatalità, fino a rendere meno evidente la sproporzione fra i gravami di un passato troppo protratto e le risorse diventate insufficienti della strategia politica

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