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Pantalassa

Ugo Sestieri

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ISBN: 9788874189540

12,00 €

Lettere 292 | p.152 | ednovembre 2016

‘In India si usavano molti sinonimi per indicare lo “zero”: “Ananta”, l’infinito, “Vishnupada”, il piede di Vishnu, “Jaladharapatha”, il viaggio per mare...’ ‘La tecnica dell’agopuntura, collegata al taoismo, si basa sulla convinzione che nel corpo umano vi sia un equilibrio di energie diverse…’ ‘Il “sushi”, alimento principale dei giapponesi, è composto di polpette di riso bianco, lessato e insaporito con aceto…’
Qualcosa di strano sta accadendo tra gli immigrati. Numerosi stranieri fermati dalla polizia, invece di comunicare le loro generalità, dissertano di colori, ricette di cucina, matematica. Ognuno di loro, un solo argomento: il Pi Greco, l’ultimo modello di trapano a percussione, il cinema di Bollywood. Follia o una nuova forma di protesta? Nelle strade, nei cortei, i migranti non oppongono alcuna resistenza attiva, non gridano slogan, non alzano pugni carichi di rabbia, parlano solo di musica, di astrologia, di erbe medicinali. Un nome mai ascoltato circola tra le associazioni, tra i migranti, nelle moschee e nelle chiese, mette in allarme governo e partiti.
Un nome dal significato oscuro… “Pantalassa”.
Che cos’è Pantalassa? Un’organizzazione politica? Un nuovo gruppo integralista? Chi sono AliceMarialebrea, Ibrahimpigreco, Kimpaipazia, Miguelcentannidisolitudine?

sestieri

Ugo Sestieri, nato a Montevideo nel 1946, vive a Roma dall’età di nove anni.
Per oltre trent’anni ha insegnato matematica nelle scuole superiori e nel 2006 ha fondato, insieme a un gruppo di giovani volontari, l’Associazione di Promozione Sociale INsensINverso che si occupa dell’accoglienza dei migranti e organizza e svolge corsi d’italiano per stranieri nel XI Municipio di Roma.
Ha pubblicato i romanzi: “La bicicletta rossa” (Montedit, 1997), “Libero arbitrio” (Valter Casini Editore, 2005), “Estrella” (Gorée Edizioni, 2011), “La Congettura di Syracuse” (Autori Ebook, ottobre 2013), “Le donne dimenticate di via Catalana” (Autori Ebook, novembre 2014).

1)    Breve biografia:

 Ugo Sestieri, nato a Montevideo nel 1946, vive a Roma dall’età di nove anni. Per oltre trent’anni ha insegnato matematica nelle scuole superiori e nel 2006 ha fondato, insieme a un gruppo di giovani volontari, l’Associazione di Promozione Sociale INsensINverso che si occupa dell’accoglienza dei migranti e organizza e svolge corsi d’italiano per stranieri nel XI Municipio di Roma. Ha pubblicato i romanzi: “La bicicletta rossa” (Montedit, 1997), “Libero arbitrio” (Valter Casini Editore, 2005), “Estrella” (Gorée Edizioni, 2011), “La Congettura di Syracuse” (Autori Ebook, ottobre 2013), “Le donne dimenticate di via Catalana” (Autori Ebook, novembre 2014).  

2)    Come e quando ho iniziato a scrivere:  Ho sempre scritto: inventare storie, creare mondi, dare vita a donne e uomini che leggono la realtà con occhi diversi dai miei mi ha sempre affascinato e incuriosito. In modo sistematico, ho cominciato a scrivere una quindicina di anni fa… Un giorno andavo al lavoro in bicicletta e, nel guardare il tachimetro che segnava 1966 chilometri, mi è tornato in mente un avvenimento cruciale di quell’anno: l’alluvione di Firenze. Tornato a casa, ho cominciato a scrivere di quell’anno, poi dei successivi. Così è nato il mio primo romanzo: “La bicicletta rossa”.

 3)    Autori di riferimento: Potrei rispondere con nomi altisonanti, ma non sarebbe vero. Da giovanissimo ho amato Verga e Manzoni, poi mi sono innamorato di Asimov e Philp H. Dick, di Carroll e la sua “Alice nel paese delle meraviglie” che ho letto come un romanzo matematico, Umberto Eco con il “Nome della Rosa” mi ha conquistato. Però il libro che mi ha più colpito, che in qualche modo mi ha cambiato, è stato “Vita” di Melania Mazzucco con i suoi migranti italiani dell’inizio del secolo scorso, con le loro vite difficilissime, con il razzismo degli americani per niente diverso da quello tanto diffuso oggi. L’uso che Mazzucco fa della lingua italiana rende poi le storie ancora più vere e credibili.

 4)    Come è nata l’idea di “Pantalassa” pubblicato dalla Prospettiva Editrice: Da una frase che un immigrato mi ha detto una sera durante una lezione: ‘Volevate braccia, sono arrivati numeri, colori, musica’. 

5)    La trama di “Pantalassa” in breve: La singolare lotta di un gruppo di migranti in difesa della loro dignità, la pretesa ferma e ostinata di essere considerati persone che prima di divenire lavavetri, badanti, camerieri, venditori di fazzoletti erano esseri umani dotati di cultura, saperi e conoscenze (volevate braccia, sono arrivate persone).

PROLOGO
Una notte di fine maggio


«‘È quasi l’una, ti ho detto mille volte che non mi va di tornare tanto tardi’… Ti ricordi, Mara? Sono le parole che ho pronunciato quella maledetta notte di sette anni fa», Alice cammina lenta, lo sguardo perso tra i lampioni di Testaccio.
«Come potrei dimenticare, quella notte ha cambiato le nostre vite… No, non solo le nostre vite, ogni cosa: la gente, il modo di pensare, le nostre certezze, il paese intero». «La panchina di Ibrahim», Alice la interrompe, le trema la voce, i suoi occhi vedono solo il buio. Le succede ogni anno, da quando lei e Mara hanno deciso di
ricordare, una accanto all’altra sulla panchina del gigante nero, la violenza e l’incubo della notte crudele.
L’amica di sempre le appoggia con tenerezza una mano sulla gamba offesa e Alice si copre con le dita la cicatrice odiosa che le deturpa la nuca. Un tic, un movimento inconsapevole ricordo lontano di un’atroce sofferenza.
Le due donne siedono in silenzio, guardano senza vederle le locandine del cinema Greenwich, concedono ai pensieri di vagabondare tra i ricordi…
“La corsa folle lungo le vie di Testaccio, il fiato del porco sul collo, Ibrahim il gigante, le grida, i pugni disperati sui portoni”, Mara ricorda con un nodo alla gola e con il cuore che batte veloce.
“La Magliana amica, Gennaro del Comitato di quartiere, Piazza De André, Kimpa dalla pelle d’ebano», Alice no, non può e non vuole ricordare la notte di violenza imprigionata in un angolo impenetrabile della sua mente. Insiste, lascia spazio
solo ai pensieri positivi. “Mabuba, Palazzo Valentini, gli scioperi dei migranti, il grido di battaglia.”
«Ora tutto è cambiato», esclama e la sua mano sfiora il legno della panchina. «Sono passati sette anni e l’Italia non è più quella di allora».
«Quell’Italia non esiste più, adesso il nostro paese è un esempio da seguire», Mara sussurra convinta.
Di nuovo silenzio, ricordi…
“Anni di violenze, di guerre nascoste, di terrorismo spietato, di attentati nei mercati e nelle piazze, di paura”,  ricorda Mara. “Anni di utopie che pretendevano spazio: ospedali e lavoro al posto delle bombe, frontiere aperte per chi fuggiva dalle guerre, dalla miseria, dalle discriminazioni che parlavano mille lingue… Utopie che divennero realtà grazie alle lotte di quegli che un tempo chiamavamo migranti e che oggi sono noi, siamo noi”, pensa AliceMarialebrea fiera del suo nome di battaglia.
«Posso?», un ragazzo dalla pelle colore della terra chiede timido.
Mara sorride, Alice gli fa posto.
Il ragazzo si siede, appoggia lo zaino tra lui e le due donne, poi il suo sguardo si perde tra le margherite di un cortile. Silenzio, solo i pensieri trovano spazio sulla panchina di Ibrahim.
Ma il ragazzo è solo un ragazzo e non riesce a seguire i pensieri troppo a lungo.
«Posso?», chiede di nuovo.
Alice sorride e fa cenno di sì con la testa.
Il ragazzo dalla pelle colore della terra accende un tablet bianco…
Immagini di moltitudini in marcia, pugni alzati, visi fieri di giovani e vecchi riempiono lo schermo di mille tinte.
Un giornalista eccitato descrive incredulo… «Il quotidiano delle opinioni.it: Parigi, Londra, Kabul, Bagdad, ew York, Theran, Brazaville».
Il ragazzo abbassa il volume del tablet.
«Mi chiamo Niang», mormora timido.
«Dappertutto, sta accadendo dappertutto: migliaia di voci, migliaia di lingue, un unico grido».
«Alza il volume, così possiamo ascoltare anche noi», Alice regala a Niang il terzo sorriso.
«Una marea sconfinata di donne e uomini ripete le frasi tante volte ascoltate in questi anni».
Le parole del giornalista si fanno spazio tra i tre seduti sulla panchina.
«‘La tecnica dell’agopuntura, collegata al taoismo, si basa sulla convinzione che nel corpo umano vi sia un equilibrio di energie diverse, Zhang un tempo Manjusri’ … ‘Il tango ebbe origine, nel 1880, nei quartieri periferici di Montevideo e Buenos Aires, Gardel un tempo Angel’... E ancora frasi, frasi martellanti su un solo tema».
Il giornalista s’interrompe un istante, non riesce a trattenere l’emozione.
«Donne e uomini seduti o in piedi che formano catene umane, cerchi, quadrati, file infinite che sfidano divise militari, donne e uomini dai volti seri, decisi, ribelli che usano parole per combattere una battaglia apparentemente impossibile, una battaglia che noi italiani abbiamo conosciuto e vinto anni fa».
Di nuovo s’interrompe. Un istante, poi riprende retorico…
«Anni difficili che hanno trasformato il mondo, anni di terrore che hanno sconvolto le nostre città, anni di violenze che hanno modificato la vita di tutti».
Alice e Mara non riescono a staccare gli occhi dallo schermo del tablet, il ragazzo dalla pelle colore della terra all’improvviso digita altri indirizzi sulla tastiera.
«Il Giorno uovo.it: un’esplosione di colori, di folle in marcia. Bangkok, Madrid, Bamako, Dacca, Helsinki, Il Cairo…
Giovani, donne, uomini, anziani sfilano silenziosi, ad un tratto un grido, un unico grido».
Alice si avvicina di più al ragazzo… «Posso?», chiede e, senza aspettare una risposta, preme febbrile sulla tastiera virtuale…
«Idee uove.it’: Lima, Washington, Vienna, Montevideo: anni fa non avremmo mai potuto neppure pensarlo, immaginarlo… Oggi sì: siamo fieri di essere italiani».

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