OLIO E PRODUZIONE OLEARIA IN ROMA ANTICA. L’olio di oliva e il regime giuridico ed economico della villa e della fattoria Vedi a schermo intero

OLIO E PRODUZIONE OLEARIA IN ROMA ANTICA. L’olio di oliva e il regime giuridico ed economico della villa e della fattoria

Vincenzo Allegrezza

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ISBN: 9788874189397

13,00 €

Costellazione Orione 106 | p.214 | ed. novembre 2016

L’olio di oliva è oro puro non solo per il nostro tempo moderno, ma già in antico, nei tempi antichi degli Etruschi e dei Romani, gli alberi di ulivo erano sottoposti all’attività connessa all’estrazione dell’olio. Questo è l’argomento su cui pone una lente d’ingrandimento Vincenzo Allegrezza, ma non solo.
L’autore ci racconta in quale modo Etruschi e Romani gestivano la produzione dell’olio d’oliva (sia dal punto di vista dei dati archeologici che attraverso le fonti di carattere giuridico), ma l’autore dà anche voce alla disperazione, che noi dalle fonti antiche percepiamo, dei piccoli imprenditori.
Fu infatti mentre attraversava l’Etruria che Tiberio Gracco decise di intraprendere quella sua carriera politica rivoluzionaria che noi conosciamo, proponendo un programma politico a favore di una classe di romani impoveriti e di piccoli agricoltori autoctoni. 

Vincenzo Allegrezza, nato nel 1970, si è laureato in Giurisprudenza discutendo la tesi "La villa agricola in Età Repubblicana" (corso in "Istituzioni di Diritto Romano"). Divenuto discepolo del compianto Prof. Feliciano Serrao, si è impegnato nello studio delle fonti giuridiche romane e archeologiche del territorio di Civitavecchia.
Ha collaborato con università ed istituti italiani e stranieri. Il suo interesse si è incentrato soprattutto sui mezzi di produzione oleari romani. Ha realizzato numerosi articoli e saggi tra cui l'ultimo dei quali edito dall'Accademia dei Georgofili di Firenze. 

https://allegrezzadioliodioliva.wordpress.com
vincenzoallegrezza@libero.it

PREFAZIONE
L’Olio di Oliva è tutto.
L’olio di oliva è oro puro per il palato, per lo spirito, per gli occhi.
L’olio di oliva, con quel suo colore morbido e vellutato, rende prezioso questo territorio, la cosiddetta Tuscia, quel territorio che comprende il Lazio settentrionale, l’Umbria occidentale e la Toscana.
L’olio di oliva è oro puro non solo per il nostro tempo moderno ma già nei tempi antichi, nei tempi antichi degli Etruschi e dei Romani, quando gli alberi di ulivo erano sottoposti all’attività connessa all’estrazione dell’olio.
Questo è l’argomento su cui pone una lente d’ingrandimento Vincenzo Allegrezza, ma non solo.
L’autore ci racconta in quale modo Etruschi e Romani gestivano la produzione dell’olio d’oliva (sia dal punto di vista dei dati archeologici che attraverso le fonti di carattere giuridico), ma l’autore dà anche voce alla disperazione, che noi dalle fonti antiche percepiamo, dei piccoli imprenditori.
Sì perché, ad un certo punto, assistiamo al passaggio da un tipo di produzione “familiare”, fatta di appezzamenti “piccoli”,ad un tipo di produzione basata sulle grandi aziende (villae)  schiavistiche romane che portano, quindi, a schiacciare e a isolare, dal mercato commerciale, le piccole produzioni.
Questi piccoli imprenditori diventano così gruppi di persone che si trovano costretti ad abbandonare i propri terreni per cercare (ormai senza la propria terra) aziende agricole più grandi per iniziare a lavorare al soldo del ricco proprietario. Sono le voci di questi ex piccoli imprenditori che Tiberio Gracco ascolterà.
Fu infatti mentre attraversava l’Etruria, sulla strada per imbarcarsi da Porto Ercole per la volta dell’iberica Numanzia, che Tiberio Gracco notò che c’erano pochi abitanti liberi cittadini romani, e che coloro che coltivavano la terra o si occupavano delle greggi erano schiavi stranieri.
Fu a causa di queste constatazioni, di campi lasciati all’abbandono e alla povertà, che Tiberio decise di intraprendere quella sua carriera politica rivoluzionaria che noi conosciamo.
Il programma politico di Tiberio Gracco fu a favore di una classe di romani impoveriti e di piccoli agricoltori autoctoni, che avevano fame di terra; quella terra che spesso restava incolta e abbandonata o occupata dalle grandi aziende di familiae senatoriali.
In sostanza, ai tempi di Tiberio Gracco la popolazione delle campagne etrusche si riduceva sempre di più ad agricoltori impoveriti, sottoposti, subordinati, alcuni semplici braccianti, altri affittuari di terreni. Il processo fu certo graduale ma deleterio e pienamente in corso al tempo dei Gracchi.
È in questo quadro che vediamo aumentare i poveri braccianti stagionali senza terra fissa e, spesso, migranti stagionali, che si spostavano per i tratturi.
Dalle fonti vediamo che quei campi erano popolati da moltitudini di uomini, alcuni braccianti senza “nome”, altri anche armati, quasi sempre schiavi stranieri. Gente straniera che era aumentata dalla fine del II secolo a.C. e malvista anche perché girava in armi.
Il pacchetto di riforme proposte da Tiberio Gracco nacque in reazione proprio a questo quadro generale.

Francesca Pontani

Archeologa, Web Content Editor, Blogger, Youtuber
https://archeotime.com
twitter: @pontanifra

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