La Rivoluzionaria Vedi a schermo intero

La Rivoluzionaria

Armando Della Corte

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ISBN: 9788874189175

12,00 €

Lettere 278 | p.147 | ed. marzo 2016

A volte però, quando meno te l'aspetti, capita di ritrovarsi completamente sommersi da avvenimenti così imprevedibili e sconvolgenti che... che desidereresti non essere mai nato...

“Non posso che ringraziarti: mi hai di nuovo commossa con le tue parole e per tutto il tempo che mi dedichi. So che mi sto facendo del male. Sono bravissima a farmi del male da sola. Non so cosa dirti, vorrei dirti tante cose e mi confondo, non ti conosco e allo stesso tempo mi sembra di conoscerti da sempre e di aspettarti da sempre. Ma sei virtuale e soprattutto lontano. Volevo tenerti distante, ma non ci riesco. E comunque, se anche fossi qui, a qualche passo da me, alla fine, credo che non andrei da nessuna parte. Ora ti devo lasciare che sta per iniziare, su Rai2, “fiato alle trombe” e tu sai quanto ci tengo… guardalo anche tu, così magari, più tardi, se ne hai voglia, se ne può discutere un pò.”
Giulia, da tutti conosciuta come la Rivoluzionaria, stava chiudendo la conversazione in chat con Mimmo, un professore di lettere di Fulgatore, frazione dell’entroterra del comune di Trapani, in Sicilia.
Tutto era cominciato, all’incirca, sei mesi prima, sotto il Natale del 2009, quando aveva comprato, senza troppa convinzione, un biglietto di una riffa aziendale e, fortunatissima, si era portato a casa il primo premio, uno splendido pc portatile. Giulia, che aveva 46 anni, si era ritrovata così, inaspettatamente, grazie alla Dea bendata, a poter disporre di un computer tutto suo, senza avere più bisogno di chiedere ai propri figli o al marito di usare il loro, circostanza questa, che li metteva in agitazione, perché, per un motivo o per l’altro, capitava sempre quando lo stavano utilizzando a loro volta e, allora, lei, stringendo i denti, con un manifesto sorriso rabbioso, non insisteva più di tanto, lasciando perdere, evitando così l’infervorarsi degli animi.
Dipendente statale presso il dipartimento della funzione pubblica di Vicenza, ricopriva il ruolo di assistente sociale, svolgendo il suo compito con maniacale professionalità tanto era l’impegno che dedicava all’attenzione dei vari casi che man mano le venivano assegnati. Era stata assunta una ventina di anni prima, nel 1990, avendo vinto il concorso bandito dalla regione veneta per la nomina di una quarantina di coadiutori sociali. La Rivoluzionaria, così sopranominata per i suoi trascorsi, a cavallo degli anni ottanta, tra le frange più estremiste della sinistra, la si poteva considerare senz’altro una donna energica e volitiva, visto che, senza ombra di dubbio, sapeva farsi valere e, ovunque c’era la necessità di far sentire la propria voce, era sempre lei ad avere l’ultima parola e non si tirava di certo indietro nel farlo.
Un soprannome appropriato per Giulia, che, fin da giovanissima, partecipò alle manifestazioni del PCI rispecchiandosi fermamente nelle idee di libertà e rivoluzione enunciate, da sempre, dal partito.
Frequentava il primo anno di liceo scientifico, quando, un pò per gioco, un pò perché ci credeva veramente, iniziò a bazzicare un gruppo di studenti delle classi superiori, cominciando ad impegnarsi, con sempre più vigore, alle varie attività politiche, che, i ragazzi più grandi di lei, mandavano avanti con riguardevole esortazione. Non ci mise molto ad integrarsi completamente nel movimento studentesco che non si lasciava sfuggire alcuna occasione per protestare la propria insoddisfazione nel contesto sociale, culturale e politico di allora. Una scelta di vita osteggiata, non a torto, dai suoi genitori che si videro costretti, a più riprese, in diverse circostanze, ad intervenire per tirarla fuori dai guai in cui andava inevitabilmente a cacciarsi.
Nominata, qualche anno prima, dai suoi colleghi, sindacalista della sua circoscrizione, non perdeva l’opportunità per sottolineare i diritti acquisiti dalla classe operaia e si batteva con una tenacia incredibile per evitare che essi venissero calpestati. 

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