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Il Risorgimento tra rivoluzioni e canzoni

Alessandro Crocco

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ISBN: 9788874188994

13,00 €

Territori 63 | p.135 | ed. marzo 2016

La storia del Risorgimento rivista attraverso i suoi canti più celebri e diffusi. Un tentativo di mostrare una prospettiva diversa rispetto al racconto dei documenti ufficiali, dalla quale è possibile cogliere il modo in cui gli avvenimenti di quel periodo furono percepiti e vissuti dalla popolazione. Il percorso inizia con i canti della tradizione giacobina, composti durante la dominazione napoleonica in Italia, attraversa gli inni delle lotte per l'indipendenza e termina con le canzoni popolari degli anni post unitari, caratterizzati dalla disillusione e dal risentimento delle classi popolari del meridione.


Immagine di copertina: Combattimento fra i garibaldini e le truppe del re di Napoli, Francesco II di Borbone, presso Capua, affrescato da Giuseppe Vizzotto Alberti. Di proprietà della Società Solferino e San Martino. Si trova nella sala del 1860, Torre di San Martino.


Alessandro Crocco, laureato in Lettere Moderne a Catania, insegna Italiano e Latino nei licei. Appassionato di storia moderna e contemporanea, s’interessa in particolare della tradizione del canto politico e sociale nella cultura popolare italiana. Ha pubblicato per la Palomar Maramao perché sei morto. La seconda guerra mondiale nelle canzoni (Bari, 2010) e per la rivista “Chronica Mundi” il saggio L’immagine di Garibaldi nei canti del Risorgimento (2011)

Negli ultimi decenni in Italia si sta sempre di più affievolendo la conoscenza dei canti risorgimentali. Prima presenti in gran numero nei manuali scolastici e in canzonieri di musica popolare ora di essi si stanno perdendo le tracce, assieme a buona parte della produzione poetica minore di stampo patriotticorisorgimentale di quell’epoca. La causa di questa dimenticanza può essere rintracciata nel fatto che sono considerati l’espressione di un passato, il Risorgimento, sempre più spesso contestato o nel migliore dei casi sentito come estraneo rispetto ai valori della società contemporanea. In realtà una loro riscoperta, che sia ben più di una qualche  sporadica rievocazione musicale, sarebbe di grande importanza per analizzare e conoscere in modo più approfondito la complessa storia della nascita dell’Italia come Nazione – almeno un suo tentativo in senso “romantico”, secondo il significato che si dà a questo termine riferito all’800 –, oltre che come Stato. Una storia vittima sempre più di stereotipi semplicistici e superficiali.
Per meglio favorire la comprensione dei canti e degli inni risorgimentali può essere opportuno dividerne la produzione in colta, popolareggiante e popolare. La prima definizione racchiude le composizioni di musicisti e poeti di professione. I loro lavori molto spesso si identificano in inni pomposi e retorici perché ebbero lo scopo di celebrare in una veste degna, secondo i gusti musicali dell’epoca, gli ideali nazionali.
Tuttavia, nonostante l’artificiosità e la scarsa diffusione popolare, queste musiche testimoniano ancora oggi la sincera ammirazione e la fiducia di una parte consistente della popolazione (perlopiù di estrazione urbana) verso i sovrani, i politici, i combattenti che sostennero gli ideali patriottici. Basti ricordare l’entusiasmo verso i primi atti di governo di Pio IX che fu all’origine di un gran numero di inni celebrativi dedicati al pontefice, non belli artisticamente, ma composti da musicisti di sincera fede verso la causa dell’unificazione nazionale.
I canti definiti popolareggianti, di spirito romantico e con tematiche unitario-nazionali, invece, furono realizzati da rimatori colti come Mameli, Dall’Ongaro e Mercantini, i quali s’ispirarono a motivi della tradizione musicale popolare con lo scopo di ottenere una larga diffusione e infiammare gli animi degli italiani alla lotta per l’indipendenza. Ebbero in realtà uno scarso successo tra le classi subalterne (escludendo una parte della plebe urbana), tranne poche eccezioni come nel caso della Bella Gigogin di Paolo Giorza, che in realtà non era più di un canto riadattato su vecchi testi e melodie popolari dal significato certamente non patriottico. Quale idea d’Italia emergeva da questi canti? Quella di dover essere uno stato monarchico per alcuni, repubblicano per altri, con un’amministrazione centralizzata oppure federale. Diverse erano le idee di patria che troviamo celebrate nei testi delle canzoni perché diverse erano le fedi politiche che caratterizzavano i loro autori.
Infine nei canti che possono essere considerati più genuinamente popolari, quindi di origine quasi sempre anonima, le idee risorgimentali – e il processo di unificazione – furono molto spesso accolte con ostilità (come nei canti sanfedisti e in quelli postunitari) o indifferenza, nel migliore dei casi, dagli strati più poveri della popolazione, soprattutto delle zone rurali. Soltanto Giuseppe Garibaldi, tra tutti i protagonisti del Risorgimento, riuscì a godere di un favore popolare che coinvolse tutte le classi sociali. L’unico che sia riuscito nell’impresa di unire l’Italia oltre che combattendo – potremmo dire – anche a “suon di musica”. Grazie al fascino che la sua figura carismatica riusciva a esercitare, fu celebrato e invocato sia nei canti colti sia in quelli della tradizione popolare. Dai testi emergono diverse sue rappresentazioni, partorite sia dalla propaganda
patriottica sia dalla spontanea immaginazione popolare: novello messia circondato da un’aura di misticismo religioso, combattente al servizio dei Savoia, campione di una nuova giustizia sociale.
Grazie a questo mosaico di idee, valori e sentimenti, i canti risorgimentali e quelli antirisorgimentali devono essere considerati parte imprescindibile della memoria nazionale e culturale del nostro paese. Anche se lo stile letterario appare ormai molto distante dal sentire contemporaneo, essi non devono essere sottovalutati o, peggio ancora, disprezzati. Piuttosto bisogna continuare a conoscerli, analizzarne i testi e valutarli a partire dal contesto storico che li ha generati. Questi canti provengono da un passato in cui, nel bene e nel male, sono state poste le fondamenta della nazione italiana e possono contribuire a far capire in che modo tali fondamenta siano state create. 

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