L'uomo dietro la porta Vedi a schermo intero

L'uomo dietro la porta

Salvatore Domenico Furiati

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ISBN: 9788874189205

12,00 €

Fiori  64 | p.73 | ed. febbraio 2016

L’opera è stata plasmata tra il 2012 e il 2013, con il completamento finale nella metà del 2014. Le stagioni del libro più gaie sono segnate da un istrionismo teatrale, fino a piombare in caduta libera, nell’ammantare di un camaleontico trasformismo. Una risalita di un fiume in piena, immagini e visioni generati da continui resoconti di “viaggi” mentali e disagio psichico. L’opera racchiude anche stagioni infelici e nefasti, maggiormente quando tento di scavicchiare l’album di istantanee della mia infanzia. L’intento con lo scrivere è di elaborare un periodo della mia vita significativo, tutto il peso di un monolite sul groppone... tutto quello che covo e che ho custodito da anni e non sono mai riuscito ad urlarlo al mondo. La scrittura è un trangugiare, o meglio una spinta in avanti per tentare di mitigare il rapporto con il mio passato efebo. Il tuono e la pioggia... Chiudo augurandomi che l’opera sia di vostro gradimento e consentitemi di citare un maestro, che mi ha trasmesso tanto nel mio peregrinare delle letture delle sue opere:

“Beati coloro che dimenticano,
perchè si liberano anche delle loro stupidaggini.”
W.F.Nietzsche

Salvatore Domenico Furiati nasce a Sapri (SA) il 24 dicembre 1981. Di famiglia umile e onesta, vive la sua gioventù efebo a Policastro Bussentino. All’età di ventitrè anni si trasferisce a Roma, dove risiede tuttora, per cercare fortuna. Dopo alcuni anni e disparati impieghi la sua permanenza romana riesce a trovare una stabilità economica. Il tempo scorre veloce, il lavoro tracima dalle giornate, ma riesce a soddisfare i sogni legati alla passione per la lettura e all’amore incondizionato per il cinema e la musica. La scrittura, metamorfosi della nascita di una seconda luna, come guardarsi allo specchio avendo un foglio bianco davanti da riempire. Lo scrivere è dettato dalla voglia di evadere di libertà, agglomerato a una sontuosa profondità.Udirete gorgheggiare un angelo ebbro sull’orlo dell’inferno...

PREFAZIONE

Non solo i versi sono liberi e prosodicamente eterogenei, in questa raccolta di componimenti densa di forti immagini. Il ventaglio di stili e rimandi di cui ci fa dono questa opera, fa arrivare al lettore una personalità vivida e unitaria. Una voce poetica che parla di se, delle proprie esperienze e ricorrenze, che si rivolge a chi legge con forza per chiamarlo in causa ma più ancora per far arrivare questa visione del mondo e della vita. Visione fatta di albe, di suoni paesani, di guerra e di suggestioni bacchiche, in una sinestesia di sensi (raggi di sole profumano di limone, / accarezzando le fondamenta). Visione forte ma non facile. La lettura si direbbe richiede come un apprendistato di esperienza, per essere appieno goduta. Il poeta si impone su chi legge con immagini a volte terree e plumbee, e lo vuole coinvolgere nel proprio mondo affinchè questo diventi, solo in seguito a questo percorso, universale. Stile asciuttissimo, con ellissi verbali che arrivano fino alle frasi nominali (“Onde eremi di vascelli”, “Un mondo lisergico, / immacolato”). I sintagmi frazionati in enjambement, sono a volte in contrasto con la punteggiatura, creando una sorta di enjambement interno, una pausa nel verso, in una ricchezza di controcanti.

Dalla cicatrice,
si intravede un terzo occhio...laido. Inghiottiti,
da una tempesta. I corpi oscillano
indirizzati verso sud, dove il tepore
si incanala nelle falde più arcane.
è innegabile in tutta l’opera il rimando ai poeti maudit d’oltralpe. Ma ci si diverte a sbirciare altri suggerimenti anche indiretti, nello stile che a volte diventa immaginifico e visionario richiamando vati nostrani

Ho teso corde
da un tetto all’altro, orchidee da porta a porta,
catene ricoperte di oro bianco dal sole alla luna.

O ancora quando lo zibaldone di stili suggerisce immagini di surrealismo pittorico:

Come se nelle mani
reggo una clessidra bollente priva di sabbia.
Il tempo mi rema contro

Questi rimandi si fondono poi assieme anche all’interno di una strofa stessa, dove il nostro crepuscolarismo finisce per sfociare nel decadentismo francese di cui dicevamo.

La stanza vuota, deserta
un lampadario senile una seggiola nel mezzo, sento lazzi,
urla provenienti dal tinello. Mi sdraio a terra tremante,
cerco un canto su cui cullarmi
come balsamo rifocillante per la mia anima.

Lasciamo al lettore il divertimento di riconoscere tra i versi suggestioni poetiche e anche musicali, dalla psichedelia statunitense al miglior cantautorato. E un consiglio, per chi si appresta alla lettura temendola forse ostica, magari sfogliando per la prima volta le creazioni di questo scrittore: di goderne come uno spettacolo musicale appunto, lasciandosene affascinare e gustando il suono dei vari strumenti, che siano un trombone a coulisse, o una tromba a sordina. Lettori, che la poesia abbia inizio.
Fabio Falaguasta

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