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Inchiostro

Alessia Giulimondi

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ISBN: 9788874188956

13,00 €

Lettere 276 | p. 304 | ed. novembre 2015

“Le grida dentro le mie orecchie sono forti e lontane,
assordanti e confuse,
ma il vento è troppo forte e mi porta via la testa in luoghi sconosciuti
di cui solo io ho la chiave.
Sono stato marchiato dall’ inchiostro indelebile del dolore,
che mi ha fatto camminare lungo la riva della vita.”


Nigel ha appena perso il padre, accidentalmente trova nella sua soffitta una lettera indirizzata a lui da parte del genitore. La apre e comincia a leggere…
Siamo a Berlino all’inizio dell’estate del 1944. Due ragazzi, Giacomo e Greta, si incontrano. Lei è tedesca, “figlia”(di chi?) e lui un ragazzo italiano che ha perso la famiglia. I due intraprendono un viaggio, diretti a Roma, ma le cose saranno più complicate del previsto.
La storia si intreccia fra passato e presente in una ricerca continua di se stessi. I protagonisti faranno i conti con un perpetuo e incessante senso di colpa, con la paura di amare, la paura di vivere e la paura di morire.
Il tutto accompagnato dal tragico sottofondo della guerra e di quell’agghiacciante sterminio che non va mai dimenticato.

Immagine di copertina: foto di Sara Gargiulo www.flickr.com/photos/saragargiulo

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Alessia Giulimondi, nata a Roma il 3 marzo 1999, ha scritto questo romanzo fra i 10 e i 14 anni di età.
Frequenta il liceo classico "B.Russell" di Roma. Dalla età di cinque anni studia danza classica e contemporanea ed è una autentica divoratrice di libri. E’ appassionata di letteratura greca e latina.

PREMESSA

Prima che si cominci a leggere queste parole, prima che si cominci a giudicarle, ci terrei a mettere in luce alcuni punti a mio avviso fondamentali per una giusta interpretazione di questo testo.
Parlo da ragazza sedicenne quale sono, che conosce ogni singolo errore, ingenuità e insufficienza di questo scritto. So che temi di tale portata non andrebbero trattati con così tanta leggerezza, so che manca l’approfondimento storico e culturale, so che vi saranno inverosimiglianze e semplicità linguistiche e tutto perché ero, e sono tuttora, una bambina. Conosco le debolezze delle mie sentenze gratuite, come ne conosco la passione e la cura dilettantesca che vi ho riposto. Ho voluto bene ad ogni singola frase di questo romanzo e ho combattuto anche per quelle che ora non sono più nel testo, ma so che il talento incolto non basta a fare di questo libro un capolavoro. Mi hanno chiesto più volte di riscriverlo, sfruttando la maturità acquisita in appena due anni, ma non l’ho mai trovata una scelta giusta nei confronti della me stessa di qualche anno fa. Perciò ho deciso di lasciarlo nel suo peccato originale, aggiustando l’errore nel dettaglio ma lasciando l’ingenuità nell’insieme.
Il motivo sta nel fatto che secondo me questa storia, prima di essere un romanzo, è una testimonianza di ciò che sono stata, è un qualcosa che mi ricorderà di non essere stata sempre come sono ora. Perché mi hanno insegnato che, come non si cita tanto per il significato stesso della citazione ma per notare i mutamenti della lingua nel corso del tempo, così io non dò in pasto all’asprezza della collettività le mie parole per il loro significato in sé, ma per l’impronta lasciata da esse che denota il cambiamento. Quindi è qualcosa che servirà più a me che a chi si appresta a leggere. Per questo motivo, non vi chiedo di essere indulgenti nel nome della bontà o della solidarietà umana, ma piuttosto consapevoli di ciò che troverete non appena girerete pagina.
Alessia Giulimondi

Voto 
stefano d
07/02/2016

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Sono rimasto impressionato dalla lettura di questo libro: penso a mia figlia, oggi dodicenne e penso all’autrice che lo ha scritto tra i 10 e i 14 anni. La capacità di descrivere emozioni all’interno di una narrazione storica altrettanto complessa sarebbe già da plauso per un autore normale, ma nel caso della giovane Alessia Giulimondi assume un valore decisamente fuori dal comune! Un sicuro talento con uno stile che mi ha colpito subito per l’abilità descrittiva inconsueta. Due gli ingredienti: un’analisi psicologica dei due protagonisti che, anch’essi giovani, si ritrovano a gestire un arcobaleno di emozioni dalle più struggenti alle più sublimi. E poi un racconto nel racconto: quello di un periodo storico tragico, che risveglierà sicuramente la memoria di chi l’ha vissuto. E quella di un figlio che dopo la morte del padre mette insieme, come con un puzzle, i punti in chiaro della sua vita con quelli sconosciuti. Il tutto svolto con un’abilità non comune, alternando momenti apparentemente lenti a colpi di scena e ritmi incalzanti, che mi hanno trasportato e coinvolto emotivamente fino alla fine. Complimenti Alessia e al prossimo libro!
Stefano Di Benedetto

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