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Suncity 2031, l'inganno

Roberto Di Marco

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ISBN: 9788874189137

15,00 €

Foglio 66 | p.370 | ed.ottobre 2015

Los Angeles anno 2031.
Una storia d’amore passionale e travolgente “Tutta la passione e il desiderio… esplosero all’improvviso… le loro labbra s’incontrarono, calde, vogliose, bramose...”
Una scoperta rivoluzionaria in campo medico, sordide cospirazioni, ricatti ” Era diventato paranoico, guardava con sospetto ogni persona che gli si avvicinava…”
Morti sospette “Indicò il braccio destro o quel che ne rimaneva, le ossa. Oh cavolo, manca una mano!”
Tradimenti, un’insospettabile alleato “Stava per premere il grilletto… ebbe il tempo di vedere due puntini rossi che lo fissavano…” Un finale inaspettato e un “lungo inganno”. 

Di Marco Roberto, nato a L’Aquila il 3 Settembre 1971 e diplomato in ragioneria. Ha lavorato per 14 anni presso un’azienda alimentare fino al 6 Aprile 2009 quando un devastante terremoto ha colpito la zona dell’aquilano e segnato una profonda frattura nella sua vita. Dopo una breve parentesi sulla costa teramana, si è trasferito in provincia di Milano dove ha iniziato una nuova vita e dato seguito alla sua passione per la scrittura. Autore di vari racconti brevi, partecipa per la prima volta ad un concorso letterario nel 2014, il Premio Nazionale Histonium. Qui il suo racconto breve “Il controllore, ultimo viaggio” riceve il “premio personale del Presidente della giuria” e viene inserito nell’antologia “Pentagramma di Voli”. Questo è il suo romanzo d’esordio, nel frattempo lavora al suo secondo libro.

1.
Il SUV, una Ford F6X nera con vetri oscurati, viaggiava a più di 180 km sull’interstatale numero 11 che collegava la sede del CSCC (centro di sorveglianza e controllo dei cittadini) e la sua villa a Santa Monica, una zona residenziale dello stato della California. A ogni curva il potente propulsore dell’auto sembrava ruggire quando il freno motore innestato dal cambio di marcia innalzava i giri e lo stridere sull’asfalto delle ruote era così forte che sembrava dovessero esplodere da un momento all’altro.
Spesso si era trovato a viaggiare ad alta velocità e con le sirene spiegate che azzeravano tutti i rumori circostanti, ma di solito era per inseguire qualcuno o sventare qualche reato, condizioni in cui i minuti erano davvero preziosi e rischiare necessario. Dalla sua aveva un brevetto di guida veloce ottenuto da primo della classe all’accademia di polizia molti anni prima che la sua vita subisse la svolta che lo avrebbe portato a essere il responsabile del CSCC. In quell’occasione i pensieri che si rincorrevano e si accavallavano uno sull’altro, l’adrenalina, il cuore che batteva all’impazzata quasi ad uscirgli dal corpo, rendevano il tutto ancora più pericoloso. 
La giornata era iniziata normalmente, sveglia alle 6 in punto, una rapida doccia e un caffè bollente, rigorosamente nero e senza zucchero ma con un goccio di latte ad addolcirne il gusto troppo amaro. Tutto sotto gli occhi vigili di Argo, il suo husky avuto in regalo da un procuratore cui aveva salvato la vita anni prima e che era oramai una presenza fissa nella vita di Kurt, un amico con il quale aveva condiviso tante giornate nonché padrino della sua piccola Coral. Il tempo di mettere la tuta e allacciarsi le scarpe e Argo era già sulla soglia di casa, guinzaglio in bocca e la coda festante che ondeggiava velocemente.
“Deduco che sei pronto” sorrise e il cane guaì come a confermare. Aprì la porta e dovette socchiudere gli occhi per abituarli alla luce del sole che sorgeva dal fondo del mare, ‘proprio una splendida giornata’ pensò.
Ora che sfrecciava come un pazzo a tutta velocità mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri automobilisti e passanti, la giornata non gli sembrava più così bella. Sperava in cuor suo che la vocina nella sua testa si sbagliasse, che quella strana sensazione  che lo infastidiva da quando era arrivato al lavoro fosse solamente dettata dalla paranoia, dall’eccessiva prudenza, ma Roxanne non aveva risposto alle sue telefonate e questo non era per niente un buon segno.
Da quando il lavoro al Centro era decollato e i primi risultati erano stati più che sorprendenti, troppi fatti strani avevano sconvolto le loro vite. Qualcuno stava cercando con ogni mezzo di sabotare il loro progetto, qualcuno voleva impossessarsi della cura. Roxanne era a capo di tutto, lei aveva fatto quella scoperta miracolosa ed era l’unica in grado di portare avanti lo studio, per questo motivo la sua vita era sempre in pericolo, chi voleva la cura aveva bisogno di lei.
Così dopo gli ultimi avvenimenti funesti non era mai lasciata da sola e la sua casa continuamente sorvegliata da fidati uomini armati. Kurt era solito chiamarla appena arrivato a lavoro e lei pronta a rispondere per rassicurarlo, ma quella mattina nulla. Aveva aspettato alcuni minuti e col passare del tempo la sua preoccupazione era cresciuta. Quando poi aveva chiamato il capo turno addetto alla vigilanza di quella mattina senza ottenere risposta, il panico aveva decisamente avuto la meglio sulla razionalità. Di qui la corsa a sirene
spiegate verso casa. Appena arrivato parcheggiò l’auto nel vialetto e si accorse che uno degli uomini di guardia giaceva esanime dentro l’auto. Si precipitò alla porta pregando Dio che fosse tutto a posto e lì, crivellato di colpi, scorse il corpo di un altro agente. Infilò le chiavi e attese un attimo prima di girare il pomello, fece un respiro profondo poi ruotò la maniglia. Ci fu un boato assordante, fu sbalzato a una decina di metri, mentre i vetri andavano in frantumi e pezzi di legno scagliati come lance lo sfioravano da tutte le parti. La casa esplose come un vulcano e mentre era semi-incosciente e stordito a terra, riuscì solo ad avvertire il suono delle sirene che si avvicinavano, sempre più vicine, sempre più.
Si svegliò all’improvviso, tutto sudato, il respiro affannoso, i pugni serrati e ci mise qualche secondo prima di capire. Nessuna esplosione, niente vetri, niente sirene, solo il suono della sveglia a riportarlo alla realtà, era stato solo l’ennesimo incubo. Allungò la mano verso il centro del letto e capì che anche da sveglio il suo incubo continuava, lei non era al suo fianco.
Rimase seduto sul letto con la testa tra le mani per un po’, poi si alzò e come ogni mattina percorse lo stretto corridoio al secondo piano che lo separava dall’altra camera da letto. Entrò senza fare rumore e Argo che era già sveglio, gli si avvicinò e gli diede un colpetto con la testa sulle gambe, il suo buongiorno. Lui ricambiò con una carezza sulla testa dell’husky, si avvicinò al piccolo lettino e rimase a guardare quel meraviglioso miracolo che dormiva tranquillo, lunghi capelli ricci e rossi e due occhioni blu come sua madre. Erano identiche, uno sconosciuto vedendo due foto separate di mamma e figlia avrebbe pensato fossero la stessa persona in età diverse, le rimboccò la copertina e le diede un tenero bacio sulla fronte, lei farfugliò qualcosa accennando un sorriso e riprese il suo sonno. Nel letto a fianco dormiva sua nonna, che da quando la piccolina era nata, faceva parte in pianta stabile della famiglia.
Fatta la doccia, scese giù, attraverso la scalinata centrale che univa i due piani e finiva al centro di quell’ampio salone ben illuminato e arredato in stile moderno, ogni cosa lì dentro parlava di Roxanne lo avevano arredato insieme con entusiasmo, anche se, a dire il vero, lui si era limitato a complimentarsi con la sua amata che aveva davvero un gusto incredibile. Amava quella casa, gli piaceva che lì dentro ogni cosa gli parlasse di lei. Dopo aver bevuto il caffè in cucina, guardando fuori dalla finestra mentre mille pensieri affollavano la sua testa, mise la tazza nella lavastoviglie e aprì la porta, “Andiamo Argo!” 

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