La questione sociale dei bambini soldato dal coinvolgimento alla riabilitazione. Vedi a schermo intero

La questione sociale dei bambini soldato dal coinvolgimento alla riabilitazione.

Lidia Taraborelli

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ISBN: 9788874188925

14,00 €

Territori 70 | ed. giugno 2015 | p.101

Child soldiers (bambini soldato), una questione passata e attuale: Chi sono? Da dove vengono? Da chi sono costretti a combattere? È possibile riabilitarli ad una vita pacifica?
Questo saggio prenderà in esame nello specifico le motivazioni e le conseguenze sociali del fenomeno. Il perché le nazioni in guerra preferiscono reclutare bambini piuttosto di addestrare adulti.
Si analizzeranno i fattori che influiscono allo sviluppo di questa aberrazione e cos’altro ostacola la smobilitazione e riabilitazione di questi giovani innocenti. 
La visione del bambino nel passato fino ad arrivare ai giorni nostri è cambiata radicalmente e i cambiamenti sono stati inmeglio. Eppure questemigliorie coesistono con un'altra visione del bambino: una visione distorta, che vede i bambini come “esseri” corrotti da una società che non li comprende.
Il mondo odierno è molto attento alla figura del bambino; cerca di difenderne i diritti attraverso convenzioni ed è ricco di strumenti per evitare la violazione degli stessi.
Eppure, questo "mondo moderno", non riesce a scongiurare tali ingiustizie. Nonostante ciò, è bene sottolineare il prezioso contributo di associazioni umanitarie, volontari, educatori e pedagogisti pronti a promuovere la riabilitazione di corpi e menti martoriate da vissuti fisicamente e psicologicamente deterioranti.

Lidia Taraborelli è nata a Brescia il 24 giugno 1986, ha conseguito la laurea in Scienze dell'Educazione e dei Processi Formativi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia nel 2008.
Dopo la laurea ha lavorato per 5 anni come assistente ad personam nelle scuole della provincia di Brescia e collaborato con i comuni per i progetti di assistenza educativa domiciliare, seguendo utenze con disturbi dell’apprendimento e disabilità. Nel 2010 ha partecipato al corso base ABA – (applied behavior analysis: teoria, metodologia e applicazione ai disturbi dello spettro autistico). Nel 2014 ha ripreso gli studi presso l'Università Cattolica di Brescia seguendo il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Dal 1945 ad oggi, le 161 guerre che hanno devastato il pianeta hanno provocato circa 27 milioni di morti. Fatto ancora più sconvolgente è che queste guerre hanno ucciso 2 milioni di bambini. La guerra li ha resi disabili, orfani e traumatizzati. Circa 300 mila bambini sono stati reclutati come soldati e possono essere considerati “carne da macello” per alimentare questi conflitti. è di questo che si discuterà nel seguente saggio. Si parlerà di come la visione del bambino sia cambiata nel corso del tempo e nel corso dei mutamenti sociali che toccavano da vicino il fenomeno: il modo di fare la guerra, che è cambiato nel corso del XX e XXI secolo; il fatto che siano finite le “Guerre mondiali” e siano iniziate le “guerre civili”; che le tecnologie stesse in campo militare abbiano modificato le strategie di guerra; e che la povertà sia dilagata nonostante il progresso e la globalizzazione. Tutti questi fattori verranno citati per spiegare il perché dell’uso dei bambini nei conflitti, come si sia sviluppata tale pratica e perché la questione riguarda tutta la società mondiale. Verranno messe in risalto le conseguenze sociali di questo fenomeno, attraverso l’esame di alcuni casi esemplari. Inoltre, sarà data grande importanza alla spiegazione e alla difficoltà del processo di rigenerazione e riabilitazione di questi bambini segnati da un passato spaventoso. Tale riconversione è attuata, raramente e solo grazie agli aiuti di organizzazioni non governative umanitarie che s’impegnano per poter dare a queste vittime di guerra una seconda possibilità, la garanzia che non tutto è perduto e che una nuova vita è ancora possibile. Infine, verrà menzionato anche il fattore legislativo, che ha codificato l’opposizione del diritto internazionale all’uso dei bambini in combattimento, citandone i limiti di applicazione. Il tutto per dare un quadro generale sulla questione sociale dei bambini soldato nel mondo e cercare di formulare un pensiero critico sulla inevitabile e, a volte, non riconosciuta, correlazione che vi è tra i paesi coinvolti direttamente nel fenomeno, per lo più sottosviluppati, e i paesi ricchi e sviluppati che non accolgono il fenomeno in forma pratica, ma ne possono essere indirettamente responsabili.

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